Quelli che vedono 100 milioni di colori

La storia di Concetta Antico e di come vede il mondo a causa del tetracromatismo: una condizione che rende tutto MOLTO più colorato

Negli ultimi giorni di febbraio mezzo mondo si è appassionato alla storia del colore del vestito, la foto di un abito condivisa online che a seconda di chi la guarda viene vista con colori diversi, nella maggior parte dei casi blu e nero o oro e bianco. L’immagine e gli articoli che se ne sono occupati sono stati molto condivisi online e nel complesso la vicenda ci ha ricordato, se ancora ce ne fosse stato il bisogno, che ognuno di noi vede il mondo che lo circonda a modo suo e che anche la percezione del colore è molto più relativa di quanto si possa immaginare. E le cose si complicano ulteriormente nel caso delle persone che hanno problemi di vista, o qualità opposte che possiedono in pochissimi: come l’essere “tetracromatici”.

Tetracromatismo
Una persona “tetracromatica” vede colori e tonalità che la maggior parte delle persone non riesce a vedere e di conseguenza nemmeno a concepire. Questa condizione è studiata da tempo ed è nota nel regno animale, ma i ricercatori finora non sono riusciti a capire moltissimo come funziona. Si sa che i “tetracromatici” riescono a vedere fino a 100 milioni di colori diversi, cioè quasi 100 volte la normale capacità di un essere umano di percepire i colori che ha intorno. La maggior parte delle persone ha tre tipi diversi di recettori sulla retina, che si occupano della visione del colore, mentre una persona “tetracromatica” ne possiede quattro, da cui deriva la capacità di vedere la luce in lunghezze d’onda di solito precluse all’occhio di una persona con la vista ordinaria.

La maggior parte delle persone affette da tetracromatismo sono donne e si stima che circa il 12 per cento di tutte le donne sia portatrice sana del gene che causa questa condizione. Nella maggior parte dei casi sono portatrici sane: il gene cioè non si manifesta e la visione di queste persone è come quella di tutte le altre. In alcuni casi, comunque, la condizione si manifesta e i ricercatori da tempo stanno provando a comprenderne le cause. Secondo alcuni studi, le condizioni ambientali in cui si cresce e l’esposizione a grandi varietà di colori da piccoli possono influenzare la comparsa del tetracromatismo nelle persone già predisposte.

Non si sa quante persone nel mondo abbiano questa condizione e di conseguenza nemmeno la sua incidenza tra gli individui. Diagnosticare il tetracromatismo non è inoltre sempre facile, anche perché molte persone senza altri difetti alla vista trovano del tutto normale il loro modo di vedere il mondo più nel dettaglio per quanto riguarda i colori.

Concetta Antico
Il New York Magazine si è di recente occupato del tetracromatismo pubblicando una lunga intervista con Concetta Antico, un’artista e insegnante di San Diego (California) che è tetracromatica. Antico dice di “vedere i colori nei colori” e che “dove le persone pensano di vedere solo luce bianca, io vedo l’arancione, il giallo, il rosa, il verde e qualche sfumatura di magenta e un po’ di blu”. Chi vede così tanti colori non vede mai il bianco punto e basta: “avete presente quando guardate una gamma di colori e vedete tutti i tipi di bianco separati l’uno dall’altro? Per me è la stessa cosa, ma l’esperienza è ancora più intensa”. Per Antico è come vedere un mosaico di colori molto simili tra loro e che si fondono insieme di continuo.

Infanzia e scoperta
Nell’intervista, Antico spiega di avere sviluppato il tetracromatismo probabilmente intorno ai due anni. Da bambina e da adolescente partecipò a diversi concorsi di disegno a scuola, vincendoli spesso e diventando la preferita degli insegnanti di arte. Dice che chi le stava intorno le riconosceva una dote nel disegno che altri non avevano. Ma la scoperta e la consapevolezza di essere “tetracromatica” arrivarono solo in età adulta, circa sette anni fa, quando un ex studente di Antico le scrisse un’email parlandole del tetracromatismo e dicendole “penso che lei sia una di quelle persone”.

Antico approfondì il tema ma con molto scetticismo, e alla fine lasciò perdere. Qualche anno dopo, portò la sua bambina di 8 anni dall’oculista per un controllo perché aveva difficoltà a vedere le scritte colorate alla lavagna a scuola. Saltò fuori che era daltonica, cosa piuttosto rara perché la maggior parte delle persone che soffre di daltonismo genetico è di sesso maschile. In seguito Antico ebbe come allieva una neurologa cui raccontò le cose che le dicevano spesso sulla sua capacità di vedere i colori in modo diverso e le spiegò di avere una figlia daltonica.

Qualche giorno dopo la neurologa si rimise in contatto con Antico inviandole alcune ricerche scientifiche sul tetracromatismo, nelle quali si diceva anche che chi manifesta questa condizione è spesso portatore dei geni che possono causare il daltonismo nella prole di sesso femminile. Antico cercò i contatti degli autori delle ricerche e si offrì come volontaria per fare in modo che fosse studiata la sua condizione, cosa che poi sarebbe avvenuta.

Come vede un “tetracromatico”
Antico racconta che negli anni seguenti la sua storia iniziò a circolare molto, interessando anche alcuni autori della televisione giapponese Fuji TV, che realizzarono una puntata del loro “Misteri della Scienza” occupandosi del tetracromatismo:

Chiesero di fare qualche ripresa all’interno della mia scuola. La troupe mi chiese di uscire un momento dalla classe. All’epoca avevo una dozzina di studenti che frequentavano il mio corso. Una volta uscita, quelli della troupe dissero agli allievi: “Alzate la mano se la vostra insegnante qualche volta indica dei colori nelle cose e voi non riuscite a vederli”. Alzarono tutti la mano. Più approfondisco il tema e più vengo studiata, più mi rendo conto di vedere cose che gli altri non vedono.

Secondo i ricercatori il caso di Antico è ancora più particolare rispetto ad altri perché lei è un’artista. È a contatto ogni giorno con forme e colori, studia le tonalità, le sceglie per realizzare i suoi quadri e disegni. I continui stimoli legati al colore che riceve da una vita hanno amplificato la sua condizione, inoltre: “Quando ci sono di mezzo i colori, sono come un computer. Decido come un computer”.

Anche se vede milioni di colori diversi ogni volta che si guarda intorno, Antico dice di non patire particolarmente questa condizione, anche se talvolta non si sente molto a suo agio. Quando va al supermercato, dove ci sono enormi scaffali pieni di scatole e contenitori coloratissimi, dice di sentirsi “assalita dal colore”. Al cinema le cose vanno meglio, ma preferisce evitare i film dell’orrore e quelli con molte scene di sangue, e non solo perché vede molti più colori disturbanti rispetto alle altre persone. Nel caso in cui si senta bombardata da troppi colori, Antico chiude gli occhi per qualche minuto, consapevole comunque di vedere lo stesso molte sfumature di colore anche quando ha le palpebre chiuse.

Il colore del vestito
Naturalmente anche Antico si è fatta coinvolgere dalla storia del vestito, dando questa valutazione:

In primo luogo tutti vedono i colori in modo diverso e non c’è modo di uscirne. Questo vestito è una versione di un grigio colorato o scurito, con qualche nota di lilla, blu, grigio e rosa, non troppo brillante, non è sicuramente scuro come il nero o il blu scuro, almeno sul mio schermo. Nella parte dorata c’è un po’ di oro giallo, ma anche un oro che vira verso il marrone con toni di grigio e con intorno dei beige dorati più chiari.

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