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  • giovedì 19 febbraio 2015

Stamina non si deve ripetere

Mentre il processo per il controverso trattamento continua, la staminologa e senatrice a vita Elena Cattaneo chiede "come sia potuta succedere una simile follia"

Mentre a Torino è in corso il processo sul controverso trattamento “Stamina” – che secondo i suoi ideatori sarebbe stato a base di cellule staminali e in grado di curare malattie gravi e invalidanti per le quali non esistono cure – il Senato ha concluso la sua indagine conoscitiva sulla vicenda. Come spiega la staminologa e senatrice a vita Elena Cattaneo, che segue da tempo il caso, la fine dell’indagine è il primo passo verso la creazione di nuove norme per evitare che in futuro si possano ripetere vicende come quella di Stamina. Cattaneo ricorda comunque che le regole per evitare che la vicenda Stamina proseguisse per anni esistevano già e che semmai è mancata la capacità di utilizzarle in modo appropriato, anche a causa di una mancata volontà da parte della magistratura di “approfondire i minimi presupposti medico-scientifici, ma anche di accertare i requisiti regolatori già presenti nelle norme italiane”. Davide Vannoni, il fondatore di Stamina, il suo più stretto collaboratore Mario Andolina e molte altre persone coinvolte nella vicenda hanno chiesto durante il processo di Torino di patteggiare la pena.

Dall’esito dell’indagine conoscitiva, dalle audizioni dei Nas e dell’Aifa ma anche di altri soggetti, dal lavoro prezioso di alcune testate giornalistiche e di alcuni mezzi televisivi ma anche dagli interventi dell’attuale ministro della Salute, emerge chiaramente quel che Stamina non è. Non è un metodo, non è una terapia, non è una cura, non è compassione, non è un testo tecnico-scientifico, non è una sperimentazione clinica, non è una preparazione di staminali e tantomeno di staminali convertite in neuroni. È invece l’affascinamento per una parola vuota che è la storpiatura di una parola vera, che è stata irresponsabilmente tradotta nell’iniezione intratecale in adulti e bambini. È una vicenda che ha investito il potere esecutivo, legislativo, giudiziario, coinvolgendo i media, la comunità scientifica, che si è intrecciata con la sensibilità dei cittadini, ingenerando false aspettative di aiuto nei confronti di persone colpite da malattie attualmente inguaribili e sulle quali la ricerca mondiale continua il suo serio lavoro. Stamina è anche un tentativo di frode brevettuale, un tentativo di frode commerciale, l’abuso dello stato di malattia, il tradimento del senso d’umanità.

Ci siamo chiesti come sia potuto succedere. Ci siamo chiesti se davvero l’Italia è un Paese che non ha le competenze, il rigore metodologico, le capacità di individuare i fatti e gli strumenti legislativi per impedire una simile follia. Ebbene dall’indagine conoscitiva emerge che tutto questo nel nostro Paese c’era. C’era l’immenso patrimonio di conoscenza e di operatività che contraddistingue alcune nostre istituzioni sanitarie come Nas e Aifa che nel maggio 2012 sancivano, senza appello, cosa fosse e cosa non fosse Stamina. E c’erano anche gli strumenti legislativi come il Dm Turco Fazio 2006 – che come esito dell’indagine chiediamo sia modificato e rafforzato con contenuti già del resto recepiti dal Dm Lorenzin dello scorso gennaio, che lo abroga e sostituisce – il cui rispetto, da solo, avrebbe bloccato Stamina. Perché quella non-cura e non-terapia non ha mai avuto nemmeno i requisiti minimi richiesti da quel decreto ministeriale.

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