• Mondo
  • giovedì 5 Febbraio 2015

Hollande e Merkel sono in Ucraina

E venerdì andranno in Russia da Vladimir Putin, per discutere una nuova proposta di pace: cosa se ne dice

Il presidente francese François Hollande e il cancelliere tedesco Angela Merkel sono arrivati oggi pomeriggio a Kiev, la capitale ucraina, per presentare una nuova proposta di pace ai governi di Ucraina e Russia riguardo la situazione in Ucraina orientale. Oggi Hollande e Merkel hanno incontrato il presidente ucraino Petro Poroshenko, mentre domani andranno a Mosca per presentare la loro proposta al presidente russo Vladimir Putin.

Hollande ha detto che bisogna considerare l’Ucraina un paese «in guerra, dove vengono usate armi pesanti e dove i civili vengono uccisi ogni giorno». Ha aggiunto che il piano che si vuole proporre alla Russia e all’Ucraina si basa «sull’integrità territoriale dell’Ucraina» e che in ogni caso i colloqui diplomatici «non possono andare avanti in eterno». Hollande non ha dato ulteriori dettagli a riguardo. Angela Merkel, che nel 2014 ha avuto più di quaranta colloqui con il presidente russo Vladimir Putin (anche se nel corso del tempo ha irrigidito molto le sue posizioni), visiterà Mosca per la prima volta dall’inizio del conflitto.

Un portavoce del governo russo ha fatto sapere che Putin è disposto a discutere «del modo più veloce possibile per far cessare la guerra civile nel sudest dell’Ucraina». Secondo il Guardian, la proposta di Putin a Hollande e Merkel sarà comunque far riconoscere al governo ucraino le conquiste dei separatisti filo-russi nell’est dell’Ucraina e allo stesso tempo obbligare il governo a pagare le pensioni e il welfare nella zona (cosa che il governo di recente ha smesso di fare).

La Russia ha continuato a negare il proprio coinvolgimento nella guerra, nonostante secondo diversi governi occidentali non abbia mai smesso di fornire soldati ed equipaggiamento militare ai filorussi. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto negli scorsi giorni di stare valutando se fornire armi all’esercito ucraino – richiesta avanzata più volte da Poroshenko – cosa che Merkel e Hollande hanno già detto di non voler fare. John Kerry ha detto che l’«unico modo» per rompere l’isolamento internazionale della Russia, la cui economia sta rapidamente peggiorando, è quello di interrompere il proprio appoggio ai separatisti filorussi.

Negli ultimi giorni la situazione in Ucraina orientale è peggiorata, con nuovi bombardamenti e attacchi di cui non è chiara la responsabilità perché l’esercito ucraino e i ribelli filorussi da mesi si accusano a vicenda: un rapporto dell’ONU pubblicato il 3 febbraio dice che nelle ultime tre settimane sono rimasti uccisi nei combattimenti almeno 224 civili. Da settembre in Ucraina è in vigore una tregua: la guerra è però andata avanti, anche se per diverse settimane a bassa intensità.

La situazione in Ucraina è al momento piuttosto confusa: i ribelli hanno ottenuto di recente delle importanti vittorie militari – come la conquista dall’aeroporto di Donetsk – ma faticano molto a mettere in sicurezza i territori che controllano. Sono stati loro ad aumentare l’intensità del conflitto, a gennaio. Il governo ucraino sembra invece non avere una strategia definita: alterna momenti di grande sforzo militare a momenti di relativa calma, sebbene il suo obiettivo sembra quello di difendere i territori rimasti in proprio possesso. In Ucraina orientale, in realtà, la guerra non si è mai fermata: in settembre, una tregua decisa a Minsk, in Bielorussia, ha garantito solamente qualche mese di guerra a relativa intensità. Dall’inizio della guerra, cominciata ad aprile del 2014 con l’occupazione dei filorussi di alcuni territori dell’Ucraina orientale, i morti sono stati più di cinquemila.

Non è chiaro cosa riusciranno ad ottenere nei prossimi giorni Merkel e Hollande, né se la loro visita sarà decisiva per la tregua. Jonathan Marcus di BBC dice che nel caso i paesi occidentali decidessero di armare l’Ucraina «la situazione peggiorerebbe, dato che la NATO ritiene la propria azione meramente difensiva, cosa che però Mosca non condivide».

foto: Sean Gallup/Getty Images