Xiaomi può competere con Apple?

La società cinese che vende smartphone economici "copiati" presenterà un nuovo prodotto, che potrebbe far cambiare la sua immagine nei mercati esteri

(WANG ZHAO/AFP/Getty Images)
(WANG ZHAO/AFP/Getty Images)

Il più grande produttore di smartphone della Cina, Xiaomi, ha appena ottenuto un miliardo di dollari da nuovi investitori, e il valore della società è salito a circa 45 miliardi di dollari (Uber, al momento, ne vale 41). Xiaomi è così diventata la società finanziata da investitori privati con la valutazione più alta al mondo. Secondo una recente statistica, è già il terzo produttore di smartphone al mondo dietro Samsung ed Apple. È possibile che Xiaomi tenga il passo di Apple e Samsung non solo per la mole del proprio giro di affari, ma anche riguardo la qualità dei prodotti?

Al momento, gli scettici come Jony Ive di Apple potrebbero obiettare che Xiaomi si limita a imitare. Lo smartphone più costoso prodotto da Xiaomi – l’MI4 – assomiglia terribilmente a un iPhone 5s. Il nuovo tablet MiPad ha più o meno lo stesso aspetto dell’iPad mini, e il decoder per televisione Mi Box ricorda molto da vicino quello di Apple TV. Il fondatore della società si veste come Steve Jobs e le presentazioni dei nuovi prodotti includono la famosa slide “One more thing”, resa celebre da Apple. Da ciò potremmo ricavarne che Xiaomi sia solo la brutta copia cinese di Apple, e non una società che intende davvero fare innovazione.

 

Dal 2010, anno della sua fondazione, Xiaomi ha fatto degli enormi e rapidi progressi. Ha messo in vendita il primo smartphone nel 2011 e il suo primo tablet nel maggio 2014. La scorsa primavera ha cambiato nome in “Mi”, sperando di attirare maggior interesse a livello internazionale (“Xiaomi” non è esattamente un nome facile da pronunciare, al di fuori della Cina).

Alcune stime dicono che nel 2015 Xiaomi potrebbe riuscire a vendere più di cento milioni di smartphone. Inoltre il suo valore è aumentato a dismisura. Secondo il miliardario Yuri Milner – che ha una quota considerevole di azioni Xiaomi – la società può facilmente raddoppiare il suo valore, arrivando a 100 miliardi di dollari (per farsi un’idea: nel 2012 Xiaomi valeva 4 miliardi di dollari; Facebook ha una valutazione di 225 miliardi di dollari).

Xiaomi potrebbe non essere una delle società al momento più innovative al mondo, ma si è guadagnata un certo rispetto per le sue sapienti campagne pubblicitarie, la sua rapida espansione e i suoi buoni risultati nelle vendite online. In molti hanno cominciato a teorizzare una quotazione in borsa della società, magari agli inizi del 2015. Xiaomi sta anche lavorando per risolvere una delle sue debolezze, cioè un numero limitato di brevetti. In questo campo sarà comunque difficile competere con Apple, a meno che Xiaomi non riesca a diventare la “prima” in un certo mercato inventandosi un nuovo prodotto: in pratica deve farsi venire un’idea migliore rispetto a quella di mettere in commercio smartphone di ottima qualità a un prezzo inferiore a quello della concorrenza. Deve inventarsi un altro iPad, non un MiPad. Ed è proprio questo che la società spera di lanciare nel 2015: secondo un comunicato del suo fondatore e CEO Lei Jun, nel gennaio del 2015 verrà presentato un nuovo “prodotto di prima categoria”. La cosa a suo modo ha un senso. Si tratta dello stesso percorso seguito da Samsung, che oltre a competere con Apple sul versante degli smartphone con la linea dei Galaxy è stata la prima società a lanciare la linea dei prodotti tecnologici da indossare, con il marchio Gear.

Una volta che Xiaomi avrà introdotto sul mercato un prodotto davvero innovativo, avrà a disposizione un mercato potenziale – quello cinese – di circa un miliardo di persone, inclusi molti giovani relativamente ricchi. Potrà anche sfruttare un rapporto molto buono con le autorità cinesi, a differenza per esempio di Google. Potrebbe inoltre trarre vantaggio dai suoi rapporti con società come Weibo, uno dei social network più diffusi in Cina (Lei Jun, fra l’altro, ha dato l’annuncio dei nuovi investimenti su Weibo, e non su Twitter).

A un certo punto, Xiaomi dovrà diventare nota non solo per gli smartphone economici e copiati da Apple – soprattutto in un mercato emergente come quello indiano, dove una limitata quantità di brevetti a disposizione ha già causato alcuni problemi. Nel caso Xiaomi capisse come convincere il resto del mondo che “made in China” è un marchio di innovazione e non di semplice copincolla, Apple e Samsung avrebbero delle ragioni per preoccuparsi.

foto: WANG ZHAO/AFP/Getty Images