Jeb Bush si è quasi candidato

Il fratello minore di George W. Bush dice che sta "esplorando attivamente la possibilità di candidarsi a presidente": quindi è il caso di sapere chi è e che speranze ha

Martedì 16 dicembre Jeb Bush, 61 anni, secondo figlio del 41esimo presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush e fratello minore del 43esimo presidente, George W. Bush, ha annunciato sui social network che sta pensando di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016. Bush ha scritto di aver parlato del «futuro del paese» e della possibilità di candidarsi con la sua famiglia durante le vacanze del Giorno del Ringraziamento: «Come risultato di queste discussioni e di un’attenta considerazione della forte leadership di cui ritengo l’America abbia bisogno, ho deciso di esplorare attivamente la possibilità di scendere in campo per la presidenza».

 

Di concreto c’è ancora poco: Jeb Bush non si è candidato ufficialmente né ha ufficialmente formato un “comitato esplorativo”, che è vista di solito come una mossa preliminare a una candidatura. Jeb Bush ha detto che formerà un comitato politico – un “leadership PAC” – nel mese di gennaio che lo aiuterà nella discussione e negli incontri con i cittadini degli Stati Uniti e soprattutto a raccogliere fondi, una cosa che hanno già fatto altri potenziali candidati repubblicani: i senatori Rand Paul (Kentucky), Marco Rubio (Florida) e Ted Cruz (Texas), per esempio. PAC sta per Political Action Committee: è una specie di comitato di sostegno elettorale o di raccolta fondi per ogni singolo candidato.

Anche il governatore del Texas Rick Perry e il governatore del New Jersey Chris Christie hanno espresso interesse per le elezioni presidenziali del 2016, ma non hanno ancora fatto mosse ufficiali. Il Washington Post ha contato in totale 24 potenziali candidati (si parla persino di una possibile ma molto improbabile ricandidatura di Mitt Romney, che continua ad apparire in testa ad alcuni sondaggi soprattutto perché in questo momento è molto più famoso degli altri potenziali candidati). Bush ha anche annunciato di voler pubblicare 250 mila e-mail di quando era governatore della Florida e un e-book che dovrebbe costituire la base di un suo ipotetico programma di governo. Entrambe le iniziative sarebbero state decise per affrontare la critica principale che gli viene rivolta: quella di essere stato lontano dalla competizione politica nazionale per molto tempo (sono passati 12 anni dalla sua campagna per la rielezione a governatore della Florida).

Jeb Bush, intanto, non si chiama “Jeb”: Jeb è un acronimo composto dalle iniziali dei suoi nomi all’anagrafe, John Ellis Bush. È stato governatore dello stato della Florida dal 1999 al 2007, l’unico repubblicano a ricoprire questo incarico per due mandati consecutivi. Viene considerato un moderato – negli anni della presidenza di George W. Bush alcuni lo chiamavano sarcasticamente “il fratello intelligente” – e negli ultimi anni ha basato la sua retorica politica sulla critica delle posizioni più estreme e conservatrici del suo partito. Bush si distingue dalle linee politiche del suo partito soprattutto in materia di immigrazione (ha studiato in Messico e sua moglie, Columba Garnica Gallo, è di origine messicana): vorrebbe cioè garantire una forma di riconoscimento agli immigrati che sono entrati negli Stati Uniti illegalmente.

Jeb Bush è anche molto vicino all’ex sindaco di New York, Mike Bloomberg, moderato, laico e centrista, eletto con il partito repubblicano ma diventato prima democratico e poi indipendente. L’amicizia con Bloomberg è un altro aspetto che potrebbe non piacere per niente al suo partito: tra gli obiettivi della fondazione di Bloomberg ci sono la chiusura delle centrali elettriche alimentate a carbone, l’imposizione di nuove tasse sul “junk food” (“cibo spazzatura”), la cui introduzione a New York aveva fatto infuriare la destra, e soprattutto la restrizione delle leggi che regolano la vendita delle armi. Nonostante questo il Washington Post scrive che Jeb Bush potrebbe essere favorito rispetto agli altri potenziali candidati repubblicani, e proprio per l’enorme riconoscimento (e l’enorme bacino di potenziali sostenitori e finanziatori) raccolto negli anni dalla sua famiglia.

Manca ancora molto tempo prima dell’inizio delle primarie ma oggi Jeb Bush è considerato un candidato problematico: il fatto di essere un altro Bush, il terzo Bush, lo avvantaggerà molto sul fronte della raccolta fondi soprattutto nei primi mesi di campagna (possiede una rete di conoscenze e una notorietà nazionale che gli altri candidati non hanno) ma potrebbe penalizzarlo molto in seguito dato che gli elettori potrebbero cercare un candidato dal profilo più radicalmente nuovo (ma è lo stesso problema di Hillary Clinton tra i democratici). Inoltre i repubblicani alle primarie potrebbero preferire un candidato dal profilo più “ortodosso”, anche se in questi ultimi anni l’establishment del partito ha dimostrato di saper contenere la sua ala più estrema, i tea party.