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  • martedì 16 dicembre 2014

La Danimarca vuole un pezzo di Polo Nord

È un'area del Mar Glaciale Artico ricca di risorse energetiche e potenzialmente strategica per le rotte marittime, su cui già Canada e Russia hanno reclamato sovranità

Lunedì 15 dicembre il governo della Danimarca, che è una monarchia parlamentare, ha presentato alla Commissione per i limiti della piattaforma continentale – una commissione delle Nazioni Unite – una richiesta formale (PDF) in cui reclama la propria sovranità su un’estesa area del Polo Nord collegata alla Groenlandia, territorio politicamente dipendente dalla Danimarca. L’area si trova a circa 200 miglia nautiche (370 chilometri) a nord della Groenlandia, è considerata una potenziale fonte di risorse energetiche ed è già da tempo oggetto di contesa tra Canada e Russia. Martin Lidegaard, ministro degli Esteri danese, ha detto che dopo le rilevazioni scientifiche degli esperti delle Nazioni Unite comincerà un lungo “processo politico” che potrebbe richiedere alcuni decenni prima di arrivare a conclusione.

Il territorio conteso è la cosiddetta Dorsale di Lomonosov, un rilievo montuoso sottomarino lungo circa 1.800 chilometri che si estende sul fondo del Mar Glaciale Artico e passa per il Polo Nord geografico. Lidegaard ha detto che i rilievi effettuati fin dal 2002 da un comitato di geofisici danesi permettono di avanzare le richiesti formali di sovranità su un’area di circa 895 mila chilometri quadrati (circa 20 volte la grandezza della Danimarca).

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Complessivamente sono cinque i paesi che hanno regioni intorno al Polo Nord – Stati Uniti, Russia, Norvegia, Canada e Danimarca – ma per ora soltanto Canada e Russia, e adesso la Danimarca, hanno reclamato la sovranità su questa area. Nel 2008 questi cinque paesi avevano concordato una risoluzione delle questioni territoriali riguardo il Polo Nord all’interno degli organi istituzionali della Nazioni Unite.

Si stima che nel Mar Glaciale Artico possano trovarsi attualmente il 15 per cento del petrolio, il 30 per cento del gas naturale e il 20 per cento del gas naturale liquefatto presenti sulla Terra. Oltre che per ragioni legate alle risorse naturali, la disputa per l’Artico è da tempo motivata dal controllo delle tratte marittime: con il progressivo scioglimento dei ghiacci, aumentano le possibilità di compiere trasporti passando attraverso il Mar Glaciale Artico, che potrebbe diventare il modo più rapido per viaggiare via mare tra diversi continenti. Una delle rotte marittime, lungo un’area su cui la Russia rivendica il controllo, permetterebbe di navigare dall’Europa all’Asia in 35 giorni invece dei 48 giorni necessari per viaggiare da un continente all’altro attraverso il Canale di Suez.

Foto: un iceberg al largo delle coste di Ammasalik, in Groenlandia.
(AP Photo/John McConnico)

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