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  • lunedì 15 Dicembre 2014

L’ong del video “Kony 2012” sta per chiudere

Ve la ricordate? Si chiama "Invisible Children", fece un video visto decine di milioni di volte online e fu sommersa insieme di soldi e di critiche

Invisible Children, l’organizzazione no profit famosa per aver creato il documentario Kony 2012 – un video con lo scopo dichiarato di sensibilizzare la popolazione mondiale sui crimini del ribelle ugandese Joseph Kony, capo di una milizia che dal 1987 al 2006 ha rapito e arruolato circa 20.000 bambini – chiuderà questo dicembre la sua sede di San Diego, in California, e ridurrà il suo staff da 22 persone a 5, che lavoreranno da casa. È il primo passo dell’organizzazione verso la chiusura che avverrà alla fine dell’anno prossimo.

Kony 2012: il documentario è in inglese e contiene per pochi secondi immagini forti.

Noelle West, direttrice delle comunicazioni di Invisible Children, ha detto anche che l’organizzazione affiderà i suoi progetti attualmente in corso in Africa ad altre organizzazioni fidate e che difficilmente Invisible Children proseguirà in qualsiasi forma. Il problema che ha portato a questa decisione è la mancanza di fondi. Spiega West, citata in un articolo del Washington Post: «Negli ultimi due anni è diventato sempre più difficile raccogliere fondi per sostenere il nostro lavoro programmato, sia negli Stati Uniti che in Africa. A questo punto abbiamo terminato tutte le opzioni per raccogliere i soldi necessari a continuare le operazioni».

L’associazione Invisible Children è stata fondata in California nel 2003 da tre giovani statunitensi, Ben Kessey, Laren Poole e Jason Russell (la voce narrante e il protagonista del documentario Kony 2012). I tre volevano sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini contro l’umanità commessi da Joseph Kony, un ribelle ugandese che da oltre vent’anni è capo del Lord’s Resistance Army (LRA, “Esercito di Resistenza del Signore”). Il LRA, che ha base nel nord dell’Uganda ma che è attivo in una vasta area a cavallo dei confini con i paesi vicini (Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana), si è reso responsabile negli anni di violenze gravissime contro la popolazione civile ed è noto per l’utilizzo di bambini soldato.

Dopo anni di lavoro Invisible Children è diventata famosa solo nel 2012 quando fu pubblicato il documentario “Kony 2012”: fu diffuso online nel marzo di quell’anno ed ebbe un enorme successo su YouTube e sui social media, tanto da raggiungere velocemente i 100 milioni di visualizzazioni. La diffusione della campagna “Stop Kony” non ebbe precedenti: l’hashtag #KONY2012 fu twittato 2,4 milioni di volte soltanto nel marzo del 2012, il video fu definito il più “virale” della storia. Il video permise a Invisible Children di raccogliere milioni di dollari in donazioni.

Ci furono anche molte critiche: alcuni sottolinearono che Kony non fosse l’unico capo ribelle violento della zona (per esempio in un articolo di Foreign Affairs), altri dissero che la situazione politica dell’area era estremamente complessa e descritta troppo semplicisticamente nel documentario. Molti infine criticarono Invisible Children poiché spendeva la maggior parte dei suoi soldi nella gestione della struttura e nella produzione dei video e non in progetti benefici veri e propri (nel video si chiede espressamente di sostenere la causa di Invisible Children con una donazione). L’episodio che danneggiò gravemente l’organizzazione avvenne qualche settimana dopo la pubblicazione del video: Jason Russell, dopo giorni in cui veniva messa in discussione la sua onestà intellettuale, cedette al grande stress ed ebbe una grave crisi nervosa, durante la quale uscì in strada completamente nudo e urlando frasi senza senso. La polizia lo arrestò, il video fu pubblicato e ripreso dai media di tutto il mondo.

A causa di queste critiche, dell’incidente di Russell e al fatto che l’organizzazione non era pronta a un così enorme successo e a tutto quello che ne conseguì, Invisible Children ha avuto un declino che la sta portando alla chiusura. Nel 2012, subito dopo la campagna su Kony, le entrate dell’associazione avevano raggiunto i 26 milioni di dollari (circa 18 milioni di euro): Invisible Children aveva a quel punto 65 impiegati a San Diego e 130 in Africa. Solo un anno dopo, nel 2013, le entrate erano scese a meno di 5 milioni di dollari, il personale di San Diego era sceso a 29 persone e quello in Africa a 108. Ben Keesey, amministratore delegato dell’organizzazione, ha detto in un’intervista telefonica al sito Buzzfeed: «Questa è la fine di Invisible Children come la conosciamo». Nel 2015 l’organizzazione farà soltanto pressioni verso i membri del Congresso americano perché finanzino operazioni contro il Lord’s Resistance Army, mentre i progetti in Africa verranno ceduti nei prossimi 12 mesi, con una riduzione dei posti di lavoro da 100 a 25 o 30 massimo.

Invisible Children sta richiedendo donazioni per aiutare il finanziamento della transizione e l’amministratore delegato Keesey ha detto che l’organizzazione spera ancora di chiudere nel 2015 dopo la cattura o l’uccisione di Joseph Kony. Il leader del Lord’s Resistance Army è ancora libero, nonostante i tentativi del governo statunitense di catturarlo. Oggi l’attività del LRA si concentra soprattutto nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo molti osservatori anche l’impegno militare degli Stati Uniti nella zona potrebbe presto ridursi, nonostante le pressioni di Invisible Children affinché gli sforzi continuino fino alla totale sconfitta del LRA.