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  • lunedì 8 dicembre 2014

Cosa succede con l’inchiesta su Roma

Poco per ora, però ogni giorno i cronisti leggono qualcosa in più delle migliaia di pagine di indagine ed escono nuovi pezzi della storia: oggi Alemanno e Argentina

Anche oggi, lunedì 8 dicembre, sui principali giornali italiani ci sono diverse pagine di aggiornamento sulle vicende di “Mondo di mezzo” o “Mafia Capitale”, i due termini che gli stessi magistrati hanno scelto per l’inchiesta su una presunta associazione a delinquere romana che controllava appalti e finanziamenti pubblici con metodi mafiosi. L’inchiesta è stata avviata dalla procura di Roma e ha coinvolto decine di persone: martedì 4 dicembre sono stati fatti 37 arresti, e diversi politici e funzionari romani sono stati indagati e costretti a dimettersi.

Secondo i magistrati il capo della banda era Massimo Carminati, un ex terrorista di estrema destra in passato vicino alla banda della Magliana che grazie ai contatti con l’entourage dell’ex sindaco Alemanno, sarebbe passato dal recupero crediti con metodi violenti per conto terzi alla partecipazione a gare d’appalto in favore di suoi complici. L’altra persona al centro dell’inchiesta è Salvatore Buzzi, 59 anni, un passato nell’estrema sinistra italiana che, dopo essere uscito di prigione per l’omicidio di un suo socio in affari, fondò “29 Giugno”, una cooperativa di ex-carcerati. Negli anni Buzzi è diventato il direttore di un consorzio di cooperative che gestivano, per esempio, alcuni campi rom e centri di accoglienza per migranti e controllavano e mantenevano le aree verdi di Roma. Secondo i magistrati, diversi appalti erano stati ottenuti grazie alla corruzione di politici e amministratori.
Le carte dell’inchiesta ottenute dai media sono circa 1200 pagine di ordinanza del GIP e circa 1900 di risultati di indagini del ROS, perciò sui quotidiani escono ogni giorno nuovi pezzi delle ricostruzioni e accuse – molto estese e ramificate – man mano che i cronisti le esaminano e scelgono di raccontarle.

I viaggi di Alemanno
Lunedì i maggiori quotidiani insistono molto sull’ipotesi – provata per ora assai fragilmente – di un arricchimento illecito dell’ex sindaco Alemanno. Dalle intercettazioni dei ROS ad alcune delle persone che poi sono state arrestate nell’inchiesta risulterebbero alcuni viaggi fatti dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno in Argentina per portare del denaro in contanti passando attraverso il varco riservato. Il 31 gennaio scorso Luca Odevaine – l’ex capo della segre­te­ria di Walter Veltroni quando era sindaco di Roma, poi capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti e infine al Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno – ha parlato con altre due persone di una lite che Alemanno avrebbe avuto con un uomo che però non viene citato.

Odevaine: «Abita in questo palazzo, che figlio di m… ha litigato con Alemanno… per soldi se so’ scannati… ma sai che Alemanno si è portato via, ha fatto quattro viaggi lui e il figlio con le valige piene de’ soldi in Argentina, se so’ portati con le valige piene de contanti, ma te sembra normale che un sindaco…».

Ma l’ipotesi dei viaggi per portare soldi in Argentina è presente solo nel racconto intercettato di Odevaine. Dalle verifiche risulta un viaggio fatto da Alemanno in Argentina per capodanno 2012 ma non ci sono prove sul trasferimento di denaro. Alemanno ha detto di essere stato in Argentina con la mia famiglia «per andare a vedere i ghiacciai della Patagonia», e negato tutto il resto. «Non ci sono riscontri di trasferimenti di soldi da parte di Gianni Alemanno all’estero» ha fatto sapere oggi la Procura di Roma.

Le tangenti
Secondo le accuse una parte del denaro delle tangenti sarebbe invece stato trasferito a Lugano tramite un commercialista attualmente indagato nell’indagine. Repubblica lunedì mette in ordine i passaggi di soldi avvenuti tramite la cooperativa “29 Giugno” di Buzzi. Si tratta di 44 bonifici bancari fatti tra il gennaio del 2012 e il febbraio del 2014 transitati dalle cooperative sui conti correnti dell’ex moglie e del figlio di Luca Odevaine attraverso la Banca Popolare di Verona. Che poi venivano girati a Odevaine stesso. Si parla di un totale di 226 mila euro in entrata e di 248 mila in uscita.

Pesando a caso tra i bonifici, l’8 maggio 2012 la Eriches 29 di Buzzi gira sul conto di Lozanda Hernandez Nitza del Valle, la ex di Odevaine (si erano sposati nel 2011) 5.000 euro per “canoni locazione mese maggio”. Sei giorni dopo la donna li ritrasferisce a Odevaine in due tranche, da 2.000 e 3.000 come “restituzione prestito”. Ma verificando all’Agenzia delle entrate, i carabinieri scoprono qualcos’altro. «Non esiste alcun contratto di locazione — si legge nell’informativa del 30 luglio scorso — tra gli immobili a disposizione di Odevaine o dei suoi congiunti e le società riconducibili a Buzzi». Le transazioni si ripetono 44 volte, cambiano solo i beneficiari (a volte è lei, altre volte è il figlio Thomas Edinzon Enriques Lozada) e le causali: “affitto settembre”, “saldo fattura”, “trasferimento fondi”, “affitto gennaio”, “anticipo fattura”, “restituzione prestito”.

Nuovi indagati
Nel frattempo sono stati resi noti i nomi di altre persone indagate nell’inchiesta: Marco Visconti, ex assessore all’Ambiente della giunta Alemanno, Alessandro Cochi, delegato allo Sport dell’ex sindaco, e Paolo Pollak, consigliere municipale di Fi. Per Visconti, come per Alemanno, il reato ipotizzato è associazione mafiosa a cui si aggiungono abuso d’ufficio e violazione del segreto d’ufficio. Cochi e Pollak sarebbero accusati di turbativa d’asta.

Nuovi nomi
Dalle intercettazioni risulta anche il nome di Goffredo Bettini, importante esponente del PD a Roma. Discutendo di come aggiudicarsi l’appalto di un centro per immigrati Salvatore Buzzi dice: «a noi ci manda Goffredo». Il quale ha risposto di aver fatto «della correttezza una ragione di vita» e di non avere intenzione «di farsi sporcare da accuse senza fondamento».

In un’altra intercettazione si parla invece di una storia già nota, quella di una tangente di 600 mila euro versata da Breda Menarinibus (Finmeccanica) per aggiudicarsi l’appalto per la fornitura di 45 bus al Comune di Roma destinati al cosiddetto Corridoio Laurentino e in cui era già coinvolto Riccardo Mancini, ex amministratore delegato della partecipata Eur Spa. In una intercettazione Salvatore Buzzi dice: «I soldi non li ha presi Mancini, l’ha dati ad un deputato, noi sappiamo a chi l’ha dati. Lo sa tutta Roma». Secondo gli investigatori, parte di quella tangente finì a un deputato nazionale che ora la Procura di Roma sta cercando di identificare. Per la tangente della Breda Menarinibus Mancini è stato recentemente rinviato a giudizio.

Le ipotesi sul comune di Roma
Il sindaco di Roma Ignazio Marino (appoggiato dal PD nazionale) ha detto che non si dimetterà così come gli è stato chiesto negli ultimi giorni ad esempio dal Movimento 5 Stelle. Ha anzi detto che il Comune si costituirà parte civile «per ciò che gli è stato sottratto». Nelle carte c’è la trascrizione di una conversazione di Carminati con l’allora direttore generale di Finmeccanica Paolo Pozzessere, e giudizi sul sindaco appena insediato e quello uscente.

Massimo: quello è.. Questo sindaco qui, secondo me lo stanno sottovalutando, questo nuovo, questo.. comunque..
Paolo: me lo auguro
Massimo: è una persona, uno che..
Paolo: io ..inc… che voleva partire
Massimo: ha fatto 300 trapianti, ha diretto un polo importante, dico e tu vedi che comunque è uno che sa fare squadra
Paolo: ma che sei matto…. a me sembra una persona per bene..
Massimo: cioè loro sottovalutano e, e ..inc… la stampa, perchè non vuole fare …inc… dell’apparato. Tu vedrai che questo ci sarà.. sempre.. spero che sia così, ma.. forse è dura,…inc… però mi sembra un uomo che sa fare squadra
Paolo: certo che peggio di Gianni..
Massimo: poi certo… peggio di Alemanno non può fa… questo è poco ma sicuro

Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha fatto sapere che una volta concluso l’esame delle pagine dell’inchiesta le ipotesi sul comune di Roma potrebbero essere tre: un accesso agli atti, lo scioglimento del consiglio comunale oppure un non intervento sul consiglio comunale stesso essendo in corso l’attività giudiziaria. Secondo il Corriere della Sera la strada che si sceglierà sarà la prima: con l’accesso agli atti, Pecoraro avrebbe la possibilità prima di studiare tutte le carte (delibere, bandi di gara, assegnazioni) e poi, dopo questa specie di attività «investigativa», prendere una decisione. Per il momento l’ipotesi dello scioglimento sarebbe stata scartata per mancanza dei requisiti di «pervasività e attualità» delle infiltrazioni criminali: le persone coinvolte cioè sono state arrestate o si sono comunque dimesse. Nessun ispettore della prefettura è comunque finora arrivato al Campidoglio. Repubblica scrive anche che giovedì prossimo il prefetto invierà al ministro degli Interni Alfano una prima relazione sullo stato dell’amministrazione romana e che Pecoraro vedrà il sindaco Ignazio Marino domani, martedì 9 dicembre.

Il PD di Roma
Il presidente del consiglio e segretario del PD Matteo Renzi ha nominato da alcuni giorni Matteo Orfini, presidente del partito, commissario del partito a Roma. Orfini ha detto che da domani inizieranno una serie di controlli su tutti i circoli cittadini (sono un centinaio) per capire chi li sostiene, chi paga l’affitto, quanti iscritti ci sono. Inoltre, scrive Repubblica, Orfini ha annunciato «l’introduzione dell’obbligo di certificazione del bilancio per il partito a Roma, ma anche un sistema di regole più severe per i bilanci dei circoli e una stretta sul meccanismo dei tesseramenti». L’onorevole Micaela Campana del PD ha risposto nel weekend sulle accuse di avere cercato di favorire Buzzi con un’interrogazione parlamentare poi non accettata.

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