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  • sabato 6 Dicembre 2014

La Serie A, spiegata razionalmente

Alcuni nuovi e precisi parametri raccontati sull'Ultimo Uomo misurano la prestazione di ciascuna squadra, cercando di stabilire il peso della "fortuna"

Emiliano Battazzi ha raccontato in un lungo articolo per l’Ultimo Uomo una serie di nuovi parametri elaborati da alcuni esperti di calcio del giro della Nazionale per valutare in maniera più “scientifica” le prestazioni di una squadra di calcio. Poiché il calcio è uno sport in cui il risultato non viene “costruito” da una lunga serie di azioni andate a buon fine – come il basket o il rugby – ma da un episodio raro e spesso fortuito come il gol, in molti hanno da sempre assegnato al risultato un valore separato dalla prestazione (secondo una frase attribuita a Zdeněk Zeman, attuale allenatore del Cagliari e noto sostenitore di un calcio molto offensivo, «il risultato è casuale, la prestazione no»).

Battazzi, nell’articolo, racconta quindi del tentativo portato avanti da Maurizio Viscidi (che è capo degli osservatori delle Nazionali di calcio giovanili) di misurare le prestazioni di una squadra con alcuni indici che tengano conto di parametri diversi: è il caso dell’Indice di Pericolosità Offensiva (IPO), che all’interno di una partita intera tiene conto di tutte le azioni offensive compiute da una certa squadra assegnandole un certo punteggio a seconda della loro pericolosità. E quindi un numero molto basso per un cross un po’ sbilenco, e invece uno altissimo per un calcio di rigore (la scala del punteggio non è stata resa pubblica: Battazzi dice di provare a immaginarla «come la formula della Coca-Cola»). Gli stessi esperti hanno compilato una classifica delle squadre secondo la media del loro IPO nelle prime tre giornate, incrociandola poi con quella di un altro parametro chiamato Indice di Rischio Difensivo.

Da quest’ultima classifica emerge che fra le squadre più “sfortunate” – le cui prestazioni cioè non giustificano la posizione di classifica – ci sono Napoli, Lazio e Milan, mentre a sorpresa al terzultimo posto c’è la Sampdoria, che al momento è quinta ed è considerata una delle sorprese del campionato. Battazzi spiega la posizione della Sampdoria col fatto che metà dei gol realizzati in campionato (cioè 8 su 16) sono stati segnati in conseguenza di un calcio piazzato, principalmente grazie ad alcuni schemi: un tipo di azione a cui l’IPO assegna un punteggio inferiore a quello di una cosiddetta “chiara azione da gol” o di un’azione in cui viene sbagliato unicamente l’ultimo passaggio.

Benvenuto, Indice di Pericolosità Offensiva
La raccolta di dati nel calcio è un’esigenza prima di tutto di chi lavora all’interno del mondo del calcio stesso. I dati vanno raccolti, pesati, messi in collegamento, interpretati. Il passo successivo è creare degli indici che mettono in rapporto più dati tra di loro per poter valutare quanti gol una squadra avrebbe meritato di fare in una partita (il goal expectation del sito inglese Statsbomb, serve a questo, ad esempio).

Allenatori e dirigenti cercano numeri in grado di spiegare l’andamento delle partite a prescindere dal punteggio finale che, come detto, può essere influenzato da molte variabili (il calcio è quello sport in cui i punti sono così rari che è difficile valutare la prestazione delle squadre solo sulla base di questi: dietro un 1-1 si può celare una partita spettacolare come noiosa). L’obiettivo a cui si tende, cioè, è di depurare la prestazione di una squadra dagli elementi casuali e avere un parametro di riferimento utile a giudicarla e in grado di fornire anche elementi di prospettiva. Con l’obiettivo di valutare quanto una squadra riesca a rendersi pericolosa, SICS ha elaborato un Indice di Pericolosità Offensiva (IPO): un parametro cioè che tiene conto di una serie di eventi (da un calcio d’angolo a una conclusione dentro l’area, da un cross senza colpo di testa ad una punizione laterale), assegnando loro un diverso peso (positivo) in base all’importanza. Ad esempio, il calcio di rigore ha il valore più grande (perché è maggiore la probabilità di segnare), mentre un corner ne avrà uno inferiore.

I parametri che formano un indice di questo tipo, o i rapporti tra di essi, non possono essere divulgati per ovvie ragioni (immaginatelo come la formula della Coca-Cola). Questa la componente soggettiva dell’indice, la scelta del tipo di azioni da considerare pericolose e il peso da assegnare loro. Per questo è importante dire che l’indice di SICS è stato elaborato con il supporto fondamentale di chi vive il calcio da dentro da molti anni. Sto parlando di Maurizio Viscidi, responsabile dello scouting Club Italia giovanili e vice coordinatore delle nazionali giovanili della FIGC, quasi 30 anni di esperienza da allenatore, che ha lavorato all’indice insieme ad Antonio Gagliardi e Marco Scarpa, analisti tecnici nello staff della Nazionale A.

Come va letto?
L’indice permette di valutare il grado di pericolosità di una squadra al di là dei gol segnati, tenendo in considerazione tutta la mole di gioco e di eventi prodotti nell’arco di una partita. Più alto sarà il valore, maggiore la probabilità di segnare (l’indice è sempre positivo). Il gol non ha un valore in se ma è la risultante dei fattori che lo compongono, peserà diversamente, cioè, a seconda del modo in cui è avvenuto: un gol realizzato dopo una bella palla in profondità all’ala e un cross rasoterra per la punta smarcata in area, è diverso da un tiro improvviso da trenta metri di un centrocampista, se si vuole valutare il peso offensivo di una squadra.

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foto: MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images