L’arte nei regimi totalitari

Fotografie, manifesti e cartoline usati nelle dittature del Novecento, raccolti in un volume pubblicato dall'editore Giunti

La casa editrice Giunti ha da poco pubblicato “Arte di Regime”, un libro di immagini molto eterogenee interamente dedicato al ruolo dell’arte nei totalitarismi più noti del Novecento, a cavallo tra le due guerre mondiali. Il volume – curato da Maria Adriana Giusti – contiene centinaia di immagini che offrono una prospettiva storica riguardo il rapporto e le interdipendenze tra le dittature (nazismo, stalinismo, fascismo) e i diversi ambiti dell’arte, dalla pittura all’architettura. Si tratta di rapporti da tempo ampiamente trattati e illustrati dalla letteratura: l’utilizzo dell’arte per fini quasi sempre propagandistici non ha impedito che nel corso degli anni le opere di artisti come la regista, attrice e fotografa tedesca Leni Riefenstahl venissero considerati e apprezzati per il loro valore estetico.

In altri casi, come quello del pittore russo Kazimir Malevič, l’identità artistica dell’autore si legò a movimenti artistici più ampi, che dei totalitarismi condividevano in gran parte dei casi la celebrazione della mitologia del progresso delle avanguardie. Come emerge dalle diverse immagini contenute nel volume, dal punto di vista iconografico dittature storicamente molto differenti furono accomunate dalla predilezione per alcuni scenari e alcune immagini ricorrenti. Molte correnti artistiche di quegli anni svilupparono la poetica della velocità, l’elogio del lavoro e dell’attività fisica: il documentario del 1935 di Leni Riefenstahl, Trionfo della volontà, è tuttora considerato una delle più importanti opere cinematografiche di sempre.

Maria Adriana Giusti, curatrice del libro, insegna al Politecnico di Torino e alla Xi’an Jiaotong University, in Cina.

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