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  • giovedì 27 Novembre 2014

Nevica a Ferguson

E questo ha contribuito a calmare la situazione, dopo due giorni di proteste e scontri nella città del Missouri dove un poliziotto ha ucciso un diciottenne disarmato

Dopo due giorni di proteste e scontri con la polizia, a Ferguson nel Missouri (Stati Uniti) i manifestanti per le strade sono diminuiti sensibilmente, anche a causa di una nevicata che ha interessato buona parte della città e dei giorni di festa per il Ringraziamento. Alcune decine di persone hanno mantenuto un piccolo presidio nei pressi della stazione di polizia, continuando a contestare la decisione del gran giurì che lunedì ha stabilito di non incriminare l’agente di polizia Darren Wilson per l’uccisione del diciottenne nero Michael Brown, avvenuta lo scorso 9 agosto in una strada di Ferguson in condizioni ancora non del tutto chiare. La morte di Brown ha portato a grandi proteste in estate e, dopo l’annuncio della decisione del gran giurì, sono state organizzate decine di manifestazioni in giro per gli Stati Uniti a sostegno della famiglia del ragazzo.

Stando a quanto riferisce il St Louis Post, uno dei giornali locali che ha seguito con più attenzione il caso Brown, il governatore del Missouri Jay Nixon avrebbe escluso la possibilità di incaricare un nuovo procuratore speciale per riesaminare la vicenda. Appare quindi improbabile che possa essere riunita una nuova giuria popolare per decidere sull’incriminazione, come chiesto negli ultimi giorni da manifestanti e attivisti per i diritti delle comunità afroamericane negli Stati Uniti.

Prima che iniziasse a nevicare e che la situazione si tranquillizzasse, mercoledì a Ferguson ci sono stati diversi scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. Circa 200 persone si sono riunite davanti alla sede del comune di Ferguson, con cartelloni e slogan per chiedere giustizia e l’incriminazione dell’agente Wilson. Alcuni manifestanti hanno provato a superare i blocchi della polizia per occupare l’edificio comunale, ma la polizia ha fatto resistenza e ha sparato alcuni lacrimogeni per disperdere la folla. Almeno due persone sono state arrestate, aggiungendosi alle decine di manifestanti fermati dalla polizia tra martedì e mercoledì scorsi. In città oltre agli agenti ci sono circa 2.200 soldati della Guardia Nazionale con l’incarico di mantenere l’ordine.

Mercoledì sono state organizzate manifestazioni contro la decisione del gran giurì in decine di città degli Stati Uniti. Sono state organizzate marce a Philadelphia, New York, Boston, Los Angeles e Cleveland. A Oakland, in California, ci sono stati diversi momenti di tensione tra polizia e manifestanti, che hanno dato fuoco ad alcuni oggetti nella strada in cui stavano passando. A Los Angeles ci sono stati scontri e la polizia ha eseguito 130 arresti. Nelle altre città le proteste sono state più pacifiche.

La famiglia di Michael Brown ha intanto fatto alcuni commenti e considerazioni sull’intervista televisiva data da Wilson in esclusiva ad ABC News. Rispondendo alle domande, Wilson ha detto di sentirsi a posto con la propria coscienza e di avere semplicemente fatto il proprio dovere, ricordando che Brown aveva cercato di sopraffarlo. La madre di Brown ha definito “irrispettosi” i commenti dell’agente e ha spiegato di non credere alla sua ricostruzione. Il padre del ragazzo ucciso ha chiesto alla popolazione di protestare pacificamente.

A 110 giorni dalla sua uccisione, ci sono ancora aspetti poco chiari nella vicenda di Michael Brown. Secondo una prima ricostruzione, circolata poco dopo la sua morte, Brown stava camminando con un amico in mezzo alla strada, dopo avere rubato alcuni sigarilli in un negozio nei dintorni. Senza essere a conoscenza del furto, Wilson chiese ai due ragazzi di spostarsi sul marciapiede e – per motivi poco chiari – nacque una rissa tra Brown e l’agente di polizia. Pochi minuti dopo, Wilson sparò sei colpi contro Brown, che risultò essere disarmato.

Nei mesi seguenti la ricostruzione si è arricchita di particolari e dettagli che hanno permesso di capire meglio l’incidente. Stando al rapporto del medico legale – che ha mostrato la presenza nel corpo di Brown dell’ingrediente attivo della marijuana – e a una serie di testimonianze dirette, al momento del primo sparo Brown non era con le mani alzate in segno di resa, come si pensava, e aveva appena lottato con il poliziotto cercando di prendergli la pistola.

Il Washington Post – che si è occupato estesamente della ricostruzione – ha raccolto diverse testimonianze che sembrano confermare la versione del poliziotto accolta dal gran giurì: Darren Wilson avrebbe accostato il SUV di servizio e avrebbe aperto la porta per parlare con Brown. Brown a quel punto avrebbe usato entrambe le mani per sbattere la porta del veicolo, di fatto intrappolando nella sua macchina Wilson. A quel punto Brown avrebbe cominciato a colpire in faccia il poliziotto, che a sua volta avrebbe cercato di raggiungere la pistola per difendersi. Brown avrebbe cercato di sottrarre l’arma e Wilson avrebbe poi sparato.