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  • sabato 22 novembre 2014

Il nuovo “sarcofago” di Chernobyl

È una struttura d'acciaio grande come un campo da calcio e alta come un palazzo di trenta piani che dovrebbe proteggere per i prossimi cento anni il reattore esploso nel 1986

Chi negli ultimi mesi ha visitato la centrale di Chernobyl – nell’Ucraina settentrionale, a circa 100 chilometri a nord di Kiev – si è trovato davanti una gigantesca struttura d’acciaio che si affaccia a poche centinaia di metri dall’edificio del reattore numero 4, quello esploso nel 1986 nell’incidente peggiore della storia dell’energia nucleare. La struttura d’acciaio è il “New Safe Confinement” (NSC), destinato a proteggere il reattore e a evitare fughe di radiazioni per i prossimi 100 anni. Il settimanale britannico Economist ha visitato il luogo della costruzione e ha cercato di capire qualcosa in più del NSC, che oggi è molto vicino all’essere completato.

NSC somiglia essenzialmente a un doppio mezzo cilindro d’acciaio alto come un palazzo di trenta piani e lungo come un campo da calcio. La sua costruzione sta proseguendo ad alcune centinaia di metri dal “Sarcofago”, il nome con cui è stata ribattezzata la struttura di cemento costruita rapidamente intorno al reattore numero 4 nelle settimane immediatamente successive al disastro. L’obiettivo del progetto è quello di mettere in piedi una struttura che “protegga” il Sarcofago, oggi gravemente danneggiato. Le radiazioni attorno al Sarcofago sono ancora troppo forti per permettere agli operi di lavorare nelle immediate vicinanze: per proteggere i lavoratori dalle radiazioni gamma è stato così realizzato anche un muro di cemento tra il Sarcofago e il sito della costruzione del NSC.

Nel 2017, data prevista per la fine dei lavori, l’enorme NSC sarà spinto tramite alcuni pistoni sopra il Sarcofago (e questo dovrebbe rendere NSC la più grande struttura mobile della storia). Quando il NSC sarà posizionato sopra il Sarcofago, due muri di cemento sigilleranno completamente le due aperture dell struttura creando una nuova copertura per uno dei luoghi più pericolosi della terra.

Nell’aprile del 1986 l’esplosione di uno dei quattro reattori della centrale di Chernobyl fu così forte da scoperchiare il tetto in cemento dell’edificio e lanciare materiale radioattivo nel raggio di chilometri. Tuttora, attorno all’area della centrale non è sicuro muoversi al di fuori delle strade, per il rischio di imbattersi in uno di questi frammenti altamente radioattivi. Decine di persone morirono nell’incidente e altre centinaia furono contaminate dalle radiazioni. Ancora oggi non esiste una statistica precisa dei morti causati dell’incidente. Nelle settimane successive all’esplosione, decine di migliaia di operai, spesso impegnati in turni che duravano pochi minuti per limitare l’esposizione alle radiazioni, costruirono una struttura di cemento per contenere il reattore esploso, il famoso Sarcofago. Dopo quasi trent’anni dall’incidente, questa struttura è oramai gravemente danneggiata e c’è il timore che possa crollare, scoperchiando di nuovo il reattore e le centinaia di tonnellate di materiale radioattivo che ancora contiene.

Secondo i calcoli degli ingegneri, NSC dovrebbe durare per i prossimi cento anni, un tempo non troppo lungo per una struttura in acciaio. Il problema, però, è che a causa delle radiazioni la struttura potrà ricevere pochissima manutenzione. Ad esempio sarà impossibile passare regolarmente strati di vernice antiruggine per impedire alla struttura di essere danneggiata da pioggia e umidità. Per questo sono stati studiati alcuni accorgimenti: nello spazio tra i due mezzi cilindri, per esempio, sarà fatta circolare aria secca per mantenere un basso livello di umidità e proteggere le strutture di metallo.

La costruzione è portata avanti da Novarka, un consorzio di imprese francesi. Il costo totale dell’opera, circa 1,5 miliardi di euro, è stato coperto grazie a molte donazioni e finanziamenti da parte di stati, gestiti dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. L’assegnazione e la preparazione del progetto hanno avuto un inizio piuttosto complicato, nei primi anni Duemila. La costruzione di NSC sarebbe dovuta terminare entro il 2013. Una serie di problemi e ritardi, gli ultimi dei quali dovuti alla recente crisi politica in Ucraina, hanno portato la data di completamento a slittare fino al 2017.

In teoria mettere al riparo il Sarcofago è soltanto metà del lavoro. La seconda parte dovrebbe portare alla rimozione delle circa 200 tonnellate di carburante radioattivo rimaste all’interno del reattore numero 4. Si tratta di un lavoro complicatissimo: il livello di radioattività all’interno del reattore è in grado di uccidere un essere umano entro pochi minuti e anche i robot devono essere schermati con misure particolari. A queste difficoltà si aggiunge il fatto che si tratta di un’area trasformata dall’esplosione del 1986 in una specie di labirinto di cemento, cavi e strutture d’acciaio fusi insieme al carburante radioattivo. Molti esperti credono che la tecnologia necessaria a rimuovere il carburante radioattivo contenuto nel reattore numero 4 non sia ancora stata inventata. Il completamento di NSC, se riuscirà davvero a isolare completamente il reattore, renderà meno urgente questa procedura. Molto probabilmente tra un secolo, quando NSC non sarà più in grado di fare il suo lavoro, le radiazioni saranno scese al punto da rendere la rimozione del carburante un lavoro molto più semplice.

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