Qui un tempo era tutto Google Glass

E invece sempre più esperti e analisti pensano che gli occhiali di Google siano nati morti, mentre gli sviluppatori di applicazioni preferiscono dedicarsi agli smartwatch

A oltre due anni dalla loro prima presentazione al pubblico, i Google Glass non sono ancora in commercio; i ritardi che si stanno accumulando per il loro sviluppo confermano che Google non ha molto chiaro quali piani seguire per il suo nuovo prodotto. La società aveva ipotizzato di metterne in vendita una versione liberamente acquistabile da tutti entro la fine di quest’anno, ma a quanto pare l’avvio delle vendite sarà rimandato a un momento imprecisato del 2015. Da mesi siti di tecnologia, giornali, analisti e osservatori si chiedono se Google Glass avrà mai un futuro e se non sia invece una tecnologia nata morta.

I Google Glass sono frutto di un ambizioso progetto della divisione di Google che si occupa dello sviluppo di nuove tecnologie, dalle automobili che si guidano da sole ai palloni aerostatici utilizzati per portare Internet nelle parti del mondo dove non ci sono infrastrutture adeguate per le telecomunicazioni, passando per nuovi sistemi per la diagnosi precoce del cancro. Attraverso un piccolo prisma che fa da schermo, montato in prossimità di una delle loro lenti, i Google Glass mostrano informazioni rilevanti per chi li indossa: indicazioni stradali, aggiornamenti dai social network e altri tipi di notifiche. L’idea è offrire un modo più pratico per avere queste informazioni sempre a portata di mano, senza dovere estrarre di continuo dalla tasca il proprio smartphone e tenere le mani occupate. Gli occhiali hanno inoltre una videocamera, che può essere utilizzata per realizzare video dalla prospettiva di chi li indossa.

Google Glass

Il progetto dei Google Glass è stato sostenuto con convinzione da Sergey Brin, cofondatore di Google insieme a Larry Page, amministratore delegato della società dal 2011. Brin si occupa di diverse iniziative legate all’innovazione e negli ultimi due anni ha fatto molto per promuovere Google Glass in giro per il mondo, convincendo chi produce applicazioni a iniziare a sperimentare con il nuovo sistema, in vista di una sua messa in vendita.

Gli sviluppatori e un numero limitato di normali utenti da più di un anno possono sperimentare e adattare le loro applicazioni per Google Glass grazie all’iniziativa Explorer, pensata da Google per iniziare a testare i suoi occhiali. L’edizione limitata costa 1.500 dollari ed è stata venduta ad alcune migliaia di persone. Ma, come scrive Reuters in una lunga analisi sullo stato di Glass, gli acquirenti hanno rapidamente perso interesse e lo sviluppo di applicazioni oscilla da mesi tra alti e bassi, con aziende che hanno deciso di lasciar perdere gli occhiali di Google per dedicarsi ad altro, come per esempio lo sviluppo delle applicazioni per il nuovo mercato degli smartwatch, già in vendita da qualche mese e con risultati più promettenti.

Gli autori dell’articolo di Reuters si sono messi in contatto con 16 sviluppatori di applicazioni per Google Glass. Intervistandoli hanno scoperto che nove di questi hanno smesso di lavorare ai loro progetti per gli occhiali, soprattutto per la mancanza di clienti e la prospettiva di non rientrare per lungo tempo degli investimenti per realizzare nuove app. Altre tre società hanno detto di avere abbandonato lo sviluppo di applicazioni per i singoli utenti, concentrandosi sulla ricerca di soluzioni da adottare in ambito aziendale.

Attualmente con Google Glass è possibile utilizzare un centinaio di applicazioni, che in molti casi si appoggiano sulle app installate nel proprio smartphone per potere funzionare e ricevere i dati di cui hanno bisogno. Tra le aziende che partecipano al progetto c’è anche Facebook, che sta sperimentando qualche sistema alternativo di accesso ai suoi servizi tramite gli occhiali, mentre altri social network come Twitter hanno sospeso la collaborazione in attesa di informazioni più chiare sul futuro dell’iniziativa.

Il problema per la maggior parte degli sviluppatori è che al momento Google Glass ha poche decine di migliaia di utilizzatori, una quantità del tutto trascurabile se confrontata con le centinaia di milioni di persone che ogni giorno usano i negozi online come App Store (Apple) e Google Play per scaricare e acquistare nuove applicazioni. Il mercato degli occhiali di Google semplicemente non esiste, e questo è il più grande disincentivo a investire risorse per creare applicazioni, soprattutto per quanto riguarda le aziende più piccole che non possono sostenere alti costi di sviluppo senza risultati nel breve periodo.

Google Glass sembra avere anche qualche problema interno legato alle persone che ci lavorano. Negli ultimi mesi diversi progettisti e sviluppatori incaricati di lavorare agli occhiali hanno lasciato Google: in alcuni casi si trattava di dipendenti di primo piano come Babak Parviz, tra i capi per lo sviluppo del prodotto. Nel team di Google Glass continuano comunque a lavorare centinaia di persone, dice Google, con l’obiettivo di portare avanti l’idea e renderla un prodotto finito. Di recente la società ha assunto Ivy Ross, che fino a qualche tempo fa lavorava come manager esecutivo per Calvin Klein. Tra gli obiettivi di Google c’è infatti quello di proporre modelli alla moda per i suoi occhiali, disponibili sia nelle versioni da vista sia per ripararsi dal sole.

Google Glass

Molti degli acquirenti della versione Explorer non usano più i loro Google Glass, non solo a causa delle poche applicazioni disponibili, ma anche per una certa ritrosia nel mostrarsi in giro con uno strano aggeggio sulla faccia. Chi li indossa viene spesso guardato con sospetto, soprattutto in seguito all’acceso dibattito sulla potenziale violazione della privacy dovuta al fatto che si può essere ripresi con la fotocamera degli occhiali senza rendersene conto. Google ha provato a rispondere alle critiche di questo tipo pubblicando una sorta di decalogo su come usare nel modo corretto Google Glass, ma dubbi e perplessità rimangono.

Su eBay diversi acquirenti della versione Explorer hanno messo in vendita i loro Google Glass, talvolta a prezzi inferiori rispetto a quelli pagati in origine per acquistare gli occhiali da Google. Chi vende lo fa per rientrare in parte della spessa effettuata e non sembra essere interessato ad attendere che siano sviluppate nuove applicazioni, che diano più senso al prodotto.

La mancanza di una data precisa di messa in vendita e di piani chiari secondo diversi analisti sta danneggiando Google Glass e le sue possibilità di avere successo in futuro. Lo scorso aprile Google ha avviato un nuovo programma che si chiama Glass at Work, pensato per dimostrare gli utilizzi dei suoi occhiali in diversi ambiti lavorativi. La sperimentazione nelle aziende è stata avviata con alcuni progetti pilota in società come Boeing e in altre aziende che si occupano di prodotti medicali. Nell’ambito del progetto, i Google Glass sono venduti da Google in stock, spesso con formule di sconto grazie alle quali le aziende devono pagare un solo paio di occhiali ogni due acquistati.

Diversi sviluppatori dicono comunque di essere ottimisti e di avere già progettato nuove applicazioni per Google Glass, anche se non è ancora chiaro quando saranno messe a disposizione sullo store degli occhiali. Intorno all’iniziativa erano nate anche molte startup, finanziate da fondi di investimenti che avevano stretto accordi con Google per promuovere lo sviluppo di app per il sistema Glass. Alcune sono state costrette a chiudere o a cambiare in corsa i loro progetti, iniziando a sviluppare applicazioni per gli smartwatch, che per il momento promettono qualche possibilità in più grazie soprattutto all’iniziativa Android Wear della stessa Google e al futuro lancio degli Apple Watch, previsto per i primi mesi del 2015.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.