Taylor Swift ha tolto i suoi dischi da Spotify

Lo ha fatto pochi giorni dopo l'uscita del suo ultimo disco: Spotify ha commentato con un comunicato semiserio, chiedendole di ripensarci

La cantante americana Taylor Swift ha deciso lunedì 3 novembre di rimuovere tutte le sue canzoni dal popolare servizio di streaming musicale Spotify. Dopo la decisione di Swift – che non è ancora stata motivata – Spotify ha diffuso un comunicato (che nel post scriptum riprende il testo di due sue canzoni, “Love Story” e “Stay, stay, stay”):

Amiamo Taylor Swift, e i nostri oltre 40 milioni di utenti la amano ancora di più – quasi 16 milioni di loro hanno ascoltato le sue canzoni negli ultimi 30 giorni, ed è inclusa in più di 19 milioni di playlist. Speriamo che cambi idea, e che si unisca a noi nel creare una nuova economia della musica che funzioni per tutti. Noi crediamo che i fan debbano poter ascoltare musica dove e quando vogliono, e che gli artisti abbiano un diritto assoluto di essere pagati per il proprio lavoro e protetti dalla pirateria. Ed è per questo che paghiamo quasi il 70 per cento dei nostri ricavi alla comunità musicale.
PS – Taylor, eravamo entrambi giovani quando ti abbiamo vista per la prima volta, ma ora ci sono più di 40 milioni di noi che vogliono che tu resti, resti, resti. È una storia d’amore, baby, di’ solo, sì.
[Nell’originale il PS dice: Taylor, we were both young when we first saw you, but now there’s more than 40 million of us who want you to stay, stay, stay. It’s a love story, baby, just say, Yes.]

Spotify lunedì ha anche creato una playlist intitolata “Cosa suonare mentre Taylor è via”. Il magazine americano Billboard scrive – citando «una fonte con una conoscenza diretta della situazione» – che al momento sono in corso le trattative per la vendita di Big Machine Label Group, l’etichetta produttrice del disco, e che la rimozione delle canzoni di Swift sarebbe un tentativo di far salire il valore dell’etichetta. La settimana scorsa era uscito 1989, l’ultimo disco di Swift, che diversamente da quanto succede per la maggior parte dei nuovi dischi non era stato reso disponibile immediatamente su SpotifyLa stessa cosa era successa per Red, il precedente disco di Swift, uscito nel 2012 (fu caricato su Spotify mesi dopo la messa in vendita). Due giorni dopo l’uscita di 1989 Spotify aveva detto al sito Mashable che era stata una scelta dell’artista, e che «Taylor Swift ha quasi due milioni di follower attivi su Spotify che ne saranno delusi». Jonathan Prince, capo delle public policy di Spotify, aveva commentato la cosa su Twitter, scrivendo (riprendendo il testo della sua canzone “Shake it Off”) che c’erano più di quaranta milioni di utenti di Spotify che potenzialmente avrebbero voluto ascoltare 1989.

 

Swift lo scorso luglio aveva scritto un op-ed sul Wall Street Journal in cui aveva commentato i cambiamenti introdotti dai servizi di streaming e dalla pirateria nel business della musica, dicendo: «Secondo me la musica non deve essere gratis, e la mia previsione è che gli artisti e le loro etichette un giorno decideranno qual è il senso del prezzo di un disco. Spero che non sottovalutino né se stessi né il valore della propria produzione artistica.»

Swift è tra gli artisti che hanno venduto più dischi negli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti, dove è uno degli artisti più famosi in assoluto (su Twitter ha più di 46 milioni di follower): ha iniziato dal country, un genere molto popolare in America, mentre negli ultimi dischi – e soprattutto nell’ultimo – le canzoni sono più pop. Il magazine musicale Billboard ha scritto che 1989 potrebbe vendere più di 1.300.000 copie nella prima settimana, diventando il disco di un’artista donna più venduto di sempre, superando Oops! … I Did It Again della cantante americana Britney Spears, uscito nel 2000, che vendette 1.319.000 copie. Il disco potrebbe anche diventare il più venduto nella prima settimana dal 2002, quando The Eminem Show del rapper americano Eminem vendette 1.322.000 copie.

Foto: Jamie McCarthy/Getty Images