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  • giovedì 23 Ottobre 2014

No, George Clooney non diventerà presidente degli Stati Uniti

Levatevelo dalla testa, spiega il Washington Post cercando di arginare fantasie e gossip

di Emily Heil

Per quanto ci dispiaccia mettere un freno a queste voci continue e irresistibili, dobbiamo farlo: ci dispiace, America, ma George Clooney non sarà presidente degli Stati Uniti. Magari un giorno reciterà in un film nel ruolo di comandante in capo. Lo andremmo a vedere di sicuro! Ma dobbiamo accettare il fatto che non risponderà all’appellativo “Mr. President” nella vita reale.

Da tempo girano voci che vorrebbero Clooney alla Casa Bianca, alimentate anche dal suo interessarsi a cause umanitarie e dalla tradizione politica della sua famiglia (suo padre, Nick Clooney, si candidò per il Congresso). Ogni tanto queste voci diventano più intense, creando un po’ di caos. Oggi siamo in una situazione del genere: le cose sono precipitate col recente matrimonio di Clooney, un ex scapolo di lunga data, con Amal Alamuddin, famosa e influente avvocato che si occupa di diritti umani internazionali.

A-ha! I giornali scandalistici hanno iniziato a darci dentro: si è accalappiato la perfetta first lady! Perché mai sennò avrebbe dovuto interrompere decenni di vita da single se non per facilitare la sua ascesa alla carica più importante che ci sia al mondo? Il gossip è stato recentemente alimentato nientemeno che dal cantante Nick Jonas, che da astuto commentatore politico ha twittato: «Sono l’unico che pensa che George Clooney abbia un piano geniale per candidarsi come presidente un giorno?».

È vero, Clooney ha delle qualità che lo renderebbero un rispettabile candidato: è di bell’aspetto, è ricco, ha un passato come attivista per l’Africa e può vantare un’amicizia con l’attuale occupante della Casa Bianca.

Ma qui arriva la doccia fredda dagli esperti politici di Washington. Sono tutti d’accordo sul fatto che la star non si sottoporrà al poco fascinoso, impegnativo e stressante mondo di chi fa la campagna elettorale. Essere presidente – e apparire come un presidente fantastico – è una cosa. Fare campagna elettorale è tutta un’altra cosa.

La stratega democratica Donna Brazile odia dover ammettere che non voterebbe mai per Clooney presidente. Dice che è l’unico attore che ha trovato bello da svenire, quando l’ha diretta in un breve episodio dello show televisivo della HBO “K Street”, e non ha che lodi sul suo impegno politico. Ma una campagna presidenziale comporta anni di estenuante lavoro a cui è difficile credere che Clooney si sottoporrebbe. Chiede Donna Brazile: «Riuscite a immaginarvelo visitare tutte le 99 contee dell’Iowa, seduto sui divanetti o in un bowling a spiegare la sua opinione sul grano ogm? Perché è questo quello che serve».

Prima di mettere gli occhi sul numero 1600 di Pennsylvania Avenue, l’indirizzo della Casa Bianca, Clooney dovrebbe poi candidarsi a una carica minore – per il Congresso o come governatore della California, forse – il che vorrebbe dire immergersi in contesti provinciali e politiche locali in cui ha dimostrato scarso interesse. «Non è che ti alzi un giorno, dopo che il tuo ultimo film è stato un flop, e decidi di candidarti per il Congresso», dice John Feehery del partito repubblicano. «Devi avere esperienza nella politica elettiva».

L’analista politica Karen Finney della MSNBC – un canale televisivo americano – pensa che l’attuale impegno umanitario di Clooney possa già avere un grande impatto sulle cause in cui si è mostrato molto interessato, come il Sudan. «Il presidente deve avere a che fare con il Congresso, inefficiente e comandato dai repubblicani. Se hai delle situazioni particolari che ti stanno a cuore, e ti capita di essere uno ricco e famoso al punto da avere una tua isola privata, puoi permetterti di fare grandi cose: e non devi essere il presidente per farle».

©Washington Post 2014