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  • giovedì 9 ottobre 2014

Perché non si parla più di Hong Kong

Perché il governo sta riuscendo a sopire le proteste con le buone, senza repressioni e fissando colloqui, e così per strada a manifestare non c'è quasi più nessuno

A Hong Kong le manifestazioni per la democrazia che per settimane hanno bloccato traffico e attività commerciali del centro città stanno diventando sempre più esigue. Nei giorni scorsi gli organizzatori delle proteste hanno detto ai manifestanti di andare a casa, dopo che il governo aveva accettato di avviare dei colloqui sulle richieste del movimento pro-democrazia. Oggi delle manifestazioni di migliaia di persone organizzate per chiedere libere elezioni e maggiore autonomia dalla Cina rimangono soprattutto barricate fatte di transenne di metallo: la polizia non vuole rimuoverle per paura di far ripartire le proteste. I manifestanti le vogliono mantenere come segno di avvertimento al governo locale di CY Leung.

I colloqui annunciati tra governo e studenti dovrebbero cominciare domani, venerdì 10 ottobre. Nonostante le proteste siano diminuite molto, gli studenti hanno continuato ad accusare il governo di non volersi prendere alcuna responsabilità nella crisi politica che sta coinvolgendo Hong Kong. Lester Shum, vice-segretario di Hong Kong Federation of Students, ha detto che il governo sta cercando di usare una tattica finalizzata a dividere il movimento per la democrazia: gli stessi colloqui con i rappresentanti del governo locale coinvolgeranno solo il gruppo di Shum, mentre ne rimarranno esclusi l’altra organizzazione studentesca che ha organizzato le proteste, “Scholarism”, e il movimento di attivisti Occupy Central. Joshua Wong, leader 17enne di “Scholarism”, ha detto comunque che le tre organizzazioni condividono gli stessi obiettivi.

Giovedì i leader di Hong Kong Federation of Students, Scholarism e Occupy Central hanno detto che potrebbero annunciare nuove manifestazioni a favore della democrazia prima dell’inizio dei colloqui con il governo. Yvonne Leung, un portavoce della federazione degli studenti, ha detto che i tre gruppi stanno considerando l’idea di estendere la campagna di protesta oltre l’occupazione di parti della città. Non è ancora chiaro se e quando si terranno altre manifestazioni e che tipo di nuove proteste verranno annunciate.

Per il momento una parte del centro città rimane chiusa al traffico, per la presenza delle transenne. Una persona coinvolta nel governo di Hong Kong – che ha voluto rimanere anonima per la difficile situazione politica trattata – ha detto al New York Times che i funzionari locali non «vogliono dare ai manifestanti l’idea che il governo stia facendo delle cose usando la forza. Qualsiasi azione del governo in quest’area spingerebbe le persone a annunciare nuove resistenze, potrebbero verificarsi nuovi incidenti, e noi non vogliamo che accada».

Il governo teme che possa ripetersi quello che è successo il 28 settembre scorso, quando la polizia rispose a una manifestazione di migliaia di studenti sparando gas lacrimogeno e spray al peperoncino, provocando la reazione dei residenti del quartiere che il giorno dopo si unirono alle proteste degli studenti. Oggi molte delle vie del centro di Hong Kong, incluse quelle che confluiscono nella zona dell’Ammiragliato (il centro delle proteste di studenti e attivisti delle ultime settimane), sono ancora bloccate: le transenne di metallo che fermano il traffico sono presidiate per lo più da poche decine di studenti – alcune invece sono incustodite. Da lì passano solo mezzi per le consegna, pompieri e ambulanze.

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