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  • sabato 4 ottobre 2014

Il problema della poliomielite in Pakistan

È stato superato il record di casi registrati nel paese, anche per colpa dei talebani e miliziani di al Qaida che attaccano gli operatori sanitari nel nord-ovest

Un alto funzionario dell’Istituto Nazionale della Sanità a Islamabad, in Pakistan, ha annunciato che nel paese è stato da poco raggiunto il più alto numero di casi annuali di poliomielite mai registrato: dal 1° gennaio i medici hanno finora confermato 202 casi: tre in più dei 199 riscontrati in tutto il 2001, che erano il precedente record per il Pakistan. La ricomparsa endemica della poliomielite in diversi paesi del mondo – Pakistan, Afghanistan e Nigeria, principalmente – è un’emergenza seguita con attenzione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La situazione in Pakistan è resa ancora più complicata dai problemi di sicurezza e dalle minacce che le autorità sanitarie ricevono nelle zone del paese al confine con l’Afghanistan, che sono controllate da talebani e militanti di al Qaida e sono quelle in cui il virus è più diffuso (136 casi provengono soltanto da lì).

Dato che la poliomielite non ha cura, il vaccino è l’unica prevenzione possibile. Circa 60 persone, tra personale sanitario e guardie, sono state uccise dal dicembre 2012 a oggi a causa di attacchi dei miliziani contro le squadre di volontari che somministrano i vaccini: gli attacchi sono cominciati nel 2012, quando si sparse la notizia che un medico pakistano, Shakil Afridi, aveva offerto un programma di vaccinazioni per l’epatite ad Abbottabad, nel nord ovest del paese, come copertura per ottenere campioni di DNA dagli abitanti della zona in cui viveva nascosto Osama bin Laden (bin Laden fu ucciso proprio nei pressi di Abbottabad, il 2 maggio 2011).

Il primo a vietare espressamente i vaccini fu nel giugno 2012 il comandante talebano Hafiz Gul Bahadur, da anni uno dei più pericolosi e attivi miliziani tra Afghanistan e Pakistan (il divieto entrò in vigore nella regione del Waziristan, controllata dai miliziani). In tempi più recenti ci sono stati attacchi alle squadre di medici a Karachi, la città più grande e popolosa del Pakistan: per impedire la somministrazione del vaccino, hanno detto le autorità sanitarie, i miliziani hanno messo a rischio la salute di decine di migliaia di bambini nel nord ovest del paese.

I casi registrati di poliomielite in Pakistan sono stati 28 nel 2005, ma il numero è salito a 198 nel giro di sei anni. Nel 2013 c’era stato un lieve miglioramento e il numero era sceso a 93 prima di risalire quest’anno. Considerando che la situazione potrebbe rimanere critica anche dopo la fine della stagione dei monsoni, le autorità sanitarie prevedono che il numero finale di casi registrati nel 2014 sarà intorno a 250. Grazie a massicce campagne di vaccinazione, la poliomielite era sul punto di essere debellata prima che nuovi recenti casi in Pakistan, Siria e Camerun determinassero una nuova emergenza.

La poliomielite è una malattia altamente contagiosa che si trasmette di solito per via orale, attraverso l’ingestione di cibo o liquidi contaminati. Il virus viene contratto principalmente da bambini al di sotto dei cinque anni: da quel momento in poi possono passare dai tre giorni a un mese prima che si abbiano i primi sintomi, che ricordano quelli influenzali. In media in un caso su 200 l’infezione si diffonde, causando gravi danni soprattutto a carico del sistema nervoso, con la perdita della funzionalità dei muscoli.

Alcune operatrici sanitarie somministrano il vaccino per la poliomielite a una bambina nella città di Bannu, in Pakistan.
(A Majeed/AFP/Getty Images)

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