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  • domenica 21 settembre 2014

Il rock “demenziale” degli Skiantos

Un articolo di Michele Serra celebra e racconta la consapevole presa di distanza dello storico gruppo bolognese dalla canzone impegnata e dal rock "politico"

Il prossimo 30 settembre sarà ripubblicato “Doppia dose”, un doppio disco degli Skiantos, gruppo rock bolognese nato alla fine degli anni Settanta, che continua ad avere un significativo seguito di estimatori tra gli amanti del genere rock cosiddetto “demenziale”. Roberto “Freak” Antoni, per 35 anni leader e cantante del gruppo, è morto il 12 febbraio scorso, per una malattia. Il doppio disco – che già nel 1999 conteneva diverse collaborazioni con artisti come Lucio Dalla, Angelo Branduardi, Samuele Bersani, Banda Osiris e altri – è stato ampliato con due nuove canzoni, mai pubblicate finora: Evacuazioni e Fuck that kunt.

In occasione dell’uscita del disco, Michele Serra – che in passato ha collaborato con gli Skiantos – ha scritto su Repubblica un lungo articolo, cercando di comprendere a fondo il valore della loro musica, ad ascoltarla oggi, e rileggerne il significato più ampio all’interno della musica italiana e degli ambienti culturali della fine degli anni Ottanta.

“Stupido è chi lo stupido fa”, diceva la mamma a Forrest Gump per rassicurarlo sui suoi problemi neurologici. Intendeva dire, la brava donna, che comportarsi bene rimette tutto a posto, salda ogni debito. È comportarsi male che espone alla severità del giudizio, al rimprovero sociale, alla caduta. E Forrest, nella sua vittoriosa cavalcata negli States del secondo Novecento, si comporterà benissimo, diventando lo stupido più intelligente e fortunato d’America. Chissà che cosa avrebbe detto, quella giudiziosa e amorevole mamma, degli Skiantos e del rock demenziale, l’esatto contrario del suo Forrest, ovvero l’intelligenza che sceglie programmaticamente di “fare la stupida”, individuando nella demenza ben temperata la sola forma irriducibile di libertà dal sussiego intellettuale e dalle mode artistiche, comprese quelle del proprio campo (che in quegli anni, nella musica italiana, erano la canzone impegnata e il rock “politico”).

A pochi mesi dalla morte di Roberto Freak Antoni, che degli Skiantos fu il motore artistico, torna in circolazione il cd Doppia dose, registrato nel ’99 con molti illustri contributi (Dalla, Carboni, Shapiro, Bersani, Banda Osiris, Branduardi, Roversi-Blady, Gang, Villotti e molti altri amici e complici della band). Il chitarrista Dandy Bestia (al secolo Fabio Testoni) e il discografico storico della band, Oderso Rubini, hanno provveduto ad arricchirlo con due brani inediti, Evacuazioni e Fuck that kunt. Ma già nel ’99, quando il disco fu concepito, nonostante contenesse per metà nuove canzoni aveva il sapore del tributo a una stagione irripetibile e tramontata, gli anni Settanta/Ottanta nel loro inconfondibile specifico bolognese.

Oggi è trascorso abbastanza tempo per provare a capire, degli Skiantos e di quegli anni, qualcosa di più ragionato e sedimentato. L’ascolto di Doppia dose espone a una forma particolare di spleen, composto per metà da un’inevitabile nostalgia per la creatività di quel periodo al tempo stesso “nero” e fulgido; per l’altra metà da un sentimento doloroso, di privazione e quasi di rimprovero per i tanti che se ne sono andati o che hanno interrotto il loro cammino artistico. Nella frenesia esperienziale del periodo, in quelle giovinezze convulse, la droga ebbe un ruolo micidiale, portandosi via più di quanto aveva elargito come equivoca ispiratrice. Viene da chiedersi quanto di meglio e di più duraturo avrebbe potuto lasciare, quella generazione, senza quel veleno in vena, quel nemico in testa.

Essere disposti a tutto pur di non crescere conformisti o piegati: era questo il patto “di generazione” che animava quella Bologna, che aveva nel Dams il suo brodo di coltura e per gli interi anni Ottanta si trovò a esercitare un primato artistico fenomenale, nella musica, nel fumetto d’arte, nella letteratura, nella satira, con una presenza di artisti così varia che è impossibile tentare di nominarli senza dimenticare qualcuno.

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