Che cosa ha deciso ieri la BCE

Ha abbassato il tasso di interesse di riferimento ad un nuovo minimo storico e ha annunciato un programma per acquistare titoli di debito dalle banche

Giovedì 4 settembre la Banca Centrale Europea ha abbassato il suo tasso di interesse di riferimento allo 0,05 per cento, il nuovo record storico dopo che a giugno era stato abbassato da 0,25 per cento a 0,15 per cento. La BCE ha anche annunciato che inizierà un programma per acquistare alcuni titoli di debito emessi da banche private. Contemporaneamente, la BCE ha alzato il tasso di interesse che le banche devono pagare per depositare denaro nei conti della stessa banca.

Le decisioni annunciate dal governatore della BCE, Mario Draghi, fanno parte di un “pacchetto” di misure per cercare di rilanciare l’economia europea. Negli ultimi mesi, infatti, le previsioni di crescita di numerosi paesi europei sono state ridotte e c’è stato un generale rallentamento dell’economia. Inoltre, il tasso di inflazione è sceso moltissimo rispetto all’obbiettivo fissato dalla BCE. Oggi l’inflazione in Europa è allo 0,3 per cento, molto vicino alla “deflazione” (che avevamo spiegato qui che cos’è e perché è pericolosa), mentre il tasso d’inflazione fissato come obbiettivo dalla BCE è il 2 per cento.

Lo scopo di tutte e tre le manovre, quindi, è immettere più denaro nell’economia per rimetterla in moto e alzare l’inflazione. Abbassando il tasso di interesse principale, la BCE rende più economico alle banche rifinanziarsi presso la BCE stessa e spera quindi che le stesse banche immettano quel denaro nell’economia generale. Il problema è che i tassi di interesse erano già molto bassi a giugno (erano “negativi”, come si dice in gergo, cioè inferiori all’inflazione). Visto che l’abbassamento dei tassi di interesse non ha portato ai risultati sperati, la BCE ha annunciato altri due interventi.

Ha alzato il tasso di interesse che fa pagare alle banche che depositano denaro presso i conti della stessa BCE: dallo 0,1 per cento allo 0,2 per cento. Anche questa misura serve a spingere le banche a immettere denaro nell’economia, scoraggiandone il deposito presso la banca centrale. Ma l’intervento più importante annunciato da Draghi è il terzo.

Si tratta dell’acquisto di titoli di debito da istituzioni finanziarie. In particolare la BCE ha annunciato che acquisterà una certa quantità di ABS (“asset backed securities”), cioè un titolo di debito (o “obbligazione”) emesso in genere da una banca e garantito da un qualche tipo di “asset”, in genere un mutuo su un casa (o più mutui su più case). In questo modo, la BCE libera la banca di un credito non liquido (il mutuo o le altre garanzie sotto l’ABS) e immette denaro nel sistema. Questo tipo di operazione da parte di una banca centrale viene in genere definito “non ortodosso”, perché esula dagli strumenti con i quali di solito una banca centrale interviene sull’economia (cioè la manipolazione dei tassi di interesse).

Draghi non ha spiegato a quali cifre ammonterà questo programma, ma ha detto che «avrà un impatto significativo sul nostro bilancio». Il governatore ha anche annunciato che la BCE è pronta a fare di più se questi interventi dovessero rivelarsi insufficienti. Alcuni membri del consiglio della BCE, formato dai governatori delle banche centrali dei paesi dell’Eurozona, erano a favore di misure ancora più radicali, ma visto che altri erano contrari, per il momento, ha detto il governatore, la BCE ha scelto una via di mezzo. La prossima mossa, ha lasciato intuire Draghi, potrebbe essere l’inizio di un vero e proprio Quantitative Easing (QE), un termine che indica un massiccio programma di acquisto di titoli di debito privati (come gli ABS), ma anche di acquisto di titoli di debito pubblici (cioè i titoli di stato). Il QE è stato praticato da molte banche centrali, come quella americana e giapponese, ma non è mai stato praticato in Europa ed è una misura particolarmente osteggiata dai rappresentanti della banca centrale tedesca.

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