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  • venerdì 29 Agosto 2014

Il mistero (risolto) delle rocce che si muovono da sole

Per decenni in molti avevano provato a dare una risposta, con ipotesi creative, ora due ricercatori hanno scoperto cosa succede: una sorta di tempesta perfetta

di Lindsey Bever - The Washington Post

Nel parco nazionale della Death Valley, in California, c’è il bacino di un lago prosciugato noto per le lunghe tracce a serpentina scavate da grosse pietre, che incredibilmente si spostano in qualche modo sulla sua superficie fangosa.

Il posto si chiama Racetrack Playa, e per decine di anni i geologi hanno inseguito le “rocce mobili” che rendono il posto famoso. Uno dei primi studi scientifici condotti sulla questione fu pubblicato nel 1948: suggeriva che a causare il movimento delle pietre fossero vortici di sabbia. Più recentemente, due scienziati statunitensi hanno ipotizzato l’esistenza di venti che, soffiando con forza paragonabile a quella di un uragano, avrebbero causato il movimento delle rocce. Ma solo ultimamente è stata data una spiegazione davvero plausibile per spiegare come mai le rocce del lago lascino quei segni sul suo fondale: ci vuole una sorta di tempesta perfetta.

DeathValley0828AIn primo luogo la Racetrack Playa deve essere colma d’acqua abbastanza profonda da permettere a grosse lastre di ghiaccio di galleggiare, ma abbastanza bassa da far emergere in parte le rocce. Di notte, poi, la temperatura deve scendere abbastanza da far gelare l’acqua e far formare sulla sua superficie lastre di ghiaccio che siano abbastanza sottili da potersi spostare galleggiando sull’acqua, ma abbastanza spesse da guadagnare momento e oltrepassare le rocce che incontrano.

Quando nel pomeriggio del giorno dopo il sole scioglie il ghiaccio, queste lastre si rompono in blocchi che, con un po’ di fortuna, vengono spostati attraverso il bacino da un vento costante. Quando i blocchi di ghiaccio colpiscono le rocce – le cui dimensioni oscillano tra piccoli sassi a veri e propri macigni pesanti fino a quasi cento chili – queste sono spinte sulla superficie fangosa, lasciando le loro caratteristiche tracce. Le scoperte che hanno spiegato questo fenomeno sono state pubblicate mercoledì sulla rivista scientifica PLOS ONE.

«Sono colpito dall’ironia di tutta la faccenda» ha detto James Norris, un ricercatore di ingegneria, al Los Angeles Times, «in un posto dove in media piovono 5 centimetri d’acqua ogni anno, queste rocce vengono spostate da una parte all’altra grazie a condizioni tipiche del clima artico. Le rocce si spostano piuttosto lentamente: coprono circa 4,5 metri al minuto.

Richard Norris, 55enne paleontologo dello Scripps Institution of Oceanography, e James Norris, 59 anni, sono cugini e ricercatori. Nel 2011 hanno deciso di dedicarsi alla soluzione del mistero. Aiutati da altri hanno messo in piedi nel parco una stazione meteorologica. Hanno poi inserito rilevatori GPS in alcune rocce e le hanno posizionate sul versante sud del lago, da dove normalmente le rocce iniziano a muoversi. Poi hanno aspettato. «Come ha detto un altro ricercatore che ha lavorato al progetto “probabilmente questo è l’esperimento più noioso di sempre”» ha raccontato James Norris al Discovery Magazine.

A un certo punto però la situazione è cambiata.

Nel 2013, una settimana prima di Natale, i due cugini sono ritornati nella Death Valley per controllare le loro rocce, questa volta trovando tutti gli elementi necessari a spiegare il mistero: la Playa coperta di ghiaccio, un tiepido sole pomeridiano e un leggero ma costante vento. «Improvvisamente, l’intero processo si è svelato davanti ai nostri occhi» ha spiegato Richard Norris al L.A. Times. I Norris hanno osservato il ghiaccio che si rompeva e le rocce che cominciavano a spostarsi, John Norris ha preso una macchina fotografica e le foto sono diventate l’ultimo pezzo per risolvere, dopo decenni, il complicato puzzle.

«Il movimento di rocce più grande osservato» hanno scritto nel loro studio, ha riguardato oltre 60 rocce il 20 dicembre 2013. Alcune si sono mosse di oltre 200 metri in spostamenti successivi avvenuti tra il dicembre 2013 e il gennaio 2014.

«Una volta che il mistero era stato risolto, mi è dispiaciuto un po’» ha detto James Norris al L.A. Times.

©2014 – The Washington Post
Foto: AP Photo/National Park Service