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  • sabato 16 Agosto 2014

In Ucraina i ribelli ricevono rinforzi

Un leader dei filo-russi ha annunciato l'arrivo dalla Russia di 1.200 uomini e 150 veicoli; intanto i misteriosi "camion bianchi" continuano a rimanere bloccati al confine

Sabato 16 agosto Alexander Zakharchenko, primo ministro dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, nell’Ucraina orientale, ha annunciato con un video su YouTube che un convoglio formato da 150 veicoli e 1.200 uomini sta per entrare dalla Russia nelle aree dell’Ucraina orientale controllate dai ribelli. Il convoglio sarebbe composto da trenta carri armati e circa un centinaio di veicoli corazzati per il trasporto truppe. Gli uomini che lo accompagnano, ha detto Zakharchenko, si sono addestrati per quattro mesi in Russia e ora sono pronti a combattere per difendere la repubblica di Donetsk.

Si tratta di una messaggio piuttosto sorprendente, visto che la Russia ha sempre negato di fornire armi, uomini ed equipaggiamenti ai ribelli filo-russi (anche se negli ultimi mesi la versione russa è già stata smentita da video, testimonianze e fotografie). Il giorno prima, il 15 agosto, il presidente ucraino Petro Poroshenko aveva detto che parte di un convoglio di mezzi militari russi – cioè con targhe e insegne dell’esercito russo – era stato attaccato e parzialmente distrutto dall’artiglieria ucraina. Due giornalisti britannici hanno assistito all’attraversamento del confine.

La Russia ha negato di aver inviato qualunque tipo di mezzo oltre il confine e ha definito la dichiarazione del governo ucraino «una fantasia». I ministri degli Esteri dell’Unione Europea, dopo una riunione il 15 agosto, hanno condannato ogni tipo di iniziativa unilaterale da parte della Russia in Ucraina (nella stessa riunione si è anche deciso di inviare armi ai miliziani curdi in Iraq). La dichiarazione dei ministri europei includeva anche le azioni “umanitarie” se compiute in maniera unilaterale.

I ministeri si riferivano ai misteriosi 300 camion bianchi che secondo il governo russo sono carichi di aiuti umanitari e che da martedì stanno cercando di entrare in Ucraina. Si tratta di uno degli episodi più bizzarri di questa lunga crisi: lunedì sera il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’invio in Ucraina orientale di un convoglio di aiuti umanitari in accordo con lo stesso governo ucraino e con la Croce Rossa Internazionale. Quasi immediatamente è divenuto chiaro che si trattava di un’iniziativa unilaterale russa e che né il governo di Kiev né la Croce Rossa erano a conoscenza dei dettagli dell’operazione.

I camion sono partiti dalla regione di Mosca martedì mattina e hanno raggiunto il confine con l’Ucraina mercoledì, dopo aver viaggiato per circa una giornata e molto lentamente. Fino ad ora, però, il convoglio non è riuscito ad oltrepassare il confine. Il governo ucraino ha dichiarato che ne permetterà l’entrata soltanto se i camion saranno accompagnati da ispettori della Croce Rossa. A sua volta la Croce Rossa ha dichiarato che invierà i suoi uomini a bordo del convoglio soltanto quando avrà ricevuto dal governo russo informazioni sul contenuto dei camion e sul loro itinerario.

A questo proposito, il 15 agosto, alcuni giornalisti occidentali hanno ispezionato alcuni di questi camion bianchi. All’interno hanno trovato soltanto aiuti umanitari, come sacchi a pelo e cibo. Altri camion sono risultati mezzi vuoti. Fino a qualche giorno fa, inoltre, sembrava che i camion fossero diretti verso la regione di Luhansk, dove i ribelli controllano ancora alcuni posti di confine con la Russia. Attraversando uno di questi passaggi, i camion bianchi avrebbero potuto consegnare il loro carico nell’Ucraina orientale senza dover passare dai posti di confine controllati dall’esercito ucraino. A quanto pare, però, il convoglio non ha oltrepassato il confine in nessun punto e si trova ancora in Russia: la situazione è che al momento nessuno sa esattamente perché la Croce Rossa non abbia ancora ricevuto tutti i dettagli sul convoglio, quale sia lo scopo della “missione umanitaria” e dove siano davvero diretti i camion.