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  • giovedì 7 Agosto 2014

Le condanne ai Khmer Rossi

Due importanti esponenti del regime cambogiano di Pol Pot sono stati condannati all'ergastolo per crimini contro l'umanità: ora affronteranno un altro processo per genocidio

Giovedì 7 agosto due importanti esponenti dell’ex regime cambogiano dei Khmer Rossi, membri del Partito Comunista di Kampuchea rimasto al potere in Cambogia dal 1975 al 1979, sono stati condannati all’ergastolo perché ritenuti colpevoli di crimini contro l’umanità: si tratta di Khieu Samphan, 83 anni e capo di stato di quel regime, e Nuon Chea, 88 anni e allora capo ideologo del partito, che devono ancora affrontare un altro processo per genocidio. Il regime dei Khmer Rossi, guidato da Pol Pot, fu responsabile dell’uccisione di circa un quarto della popolazione cambogiana in quegli anni, a causa di malnutrizione, assenza di strutture mediche, eccesso di carichi di lavoro ed esecuzioni di massa.

Il caso è stato affrontato dal Tribunale speciale della Cambogia per la persecuzione di crimini commessi durante il periodo della Kampuchea Democratica, o più semplicemente Tribunale speciale per i Khmer Rossi: si tratta di un tribunale misto, formato da giudici sia cambogiani sia di altre nazionalità, ed è stato istituito con un accordo tra Cambogia e Nazioni Unite con l’obiettivo di processare i responsabili dei crimini compiuti durante gli anni di governo dei Khmer Rossi, uno dei più efferati e violenti di tutto il Novecento. I lavori del tribunale sono stati piuttosto lenti: sono cominciati nel 2006 e da allora sono stati spesi oltre 140mila euro. Fino a oggi però l’unico condannato era stato Kaing Guek Eav, un ex direttore del carcere che ora sta scontando l’ergastolo.

Il processo contro Samphan e Chea è invece cominciato nel novembre del 2011, ma da allora dei quattro imputati ne erano sono rimasti solo due: il ministro degli Esteri del regime dei Khmer Rossi, Ieng Sary, è morto nel 2013, mentre sua moglie Ieng Thirith, ministro degli Affari Sociali, è stata ritenuta incapace di sostenere un processo nel 2012, quando le è stata diagnosticata la demenza. Durante il processo Samphan ha detto di essere stato a conoscenza delle uccisioni di massa, ma ha aggiunto di non avere avuto reale autorità per fermarle e ha negato di averle ordinate lui stesso. Nuon Chea, conosciuto anche Fratello Numero 2 per il suo legame molto stretto con Pol Pot (Fratello Numero 1 era uno degli pseudonimi di Pol Pot), è sembrato invece molto meno incline a riconoscere i crimini del regime dei Khmer Rossi: nel 2011 accusò i vietnamiti per le uccisioni dei cambogiani (i vietnamiti rovesciarono il regime dei Khmer Rossi) e disse: «Non voglio che loro credano che i Khmer Rossi siano cattive persone, o criminali. Niente di tutto questo è vero». Il giudice del Tribunale, Nil Nonn, ha detto che i due uomini sono stati riconosciuti colpevoli di «sterminio, persecuzioni politiche e altri atti umani tra cui il trasferimento forzato, le sparizioni forzate e gli attacchi contro la dignità umana».

A causa delle condizioni di salute precarie dei due imputati, il processo è stato diviso in diversi parti, in modo da accelerare i tempi almeno delle prime sentenze. Il secondo processo a loro carico comincerà alla fine del 2014: sarà probabilmente più lungo e più complesso di quello che si è appena concluso e riguarderà direttamente le accuse di genocidio.