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  • domenica 3 Agosto 2014

Israele si sta ritirando da Gaza

Anche se Netanyahu ha detto che la guerra contro Hamas continuerà: intanto è stata colpita un'area vicina a una scuola ONU a Rafah

L’esercito israeliano ha ritirato il grosso delle truppe dalla Striscia di Gaza, scrivono diversi giornali israeliani. Il ritiro non è stato completo: ci sono ancora truppe israeliane nell’area di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza al confine con l’Egitto, impegnate a distruggere quelli che l’esercito definisce gli ultimi tunnel rimasti a Hamas. Secondo fonti militari saranno necessari altri due giorni per distruggere gli ultimi tunnel. Anche a Beit Hanoun, nel nord della Striscia, sono ancora presenti militari israeliani. Gran parte delle truppe di terra si trovano ora oltre il confine con Israele o nelle sue immediate vicinanze.

Nonostante sia iniziato il ritiro delle truppe di terra israeliane, Hamas ha lanciato nuovi missili contro Tel Aviv mentre gli attacchi aerei sulla Striscia non si sono fermati. Nella mattina di domenica 3 agosto a Rafah un’area vicino a una scuola gestita dalle Nazioni Unite è stata colpita da un attacco israeliano: secondo fonti mediche palestinesi ci sono almeno dieci morti e decine di feriti. Il portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi, Chris Gunners, ha confermato su Twitter l’attacco, mentre il segretario dell’ONU Ban Ki-moon ha definito l’attacco «un gesto criminale».

 

Nella sera di sabato 2 agosto l’esercito israeliano ha comunicato che il soldato che si pensava fosse stato catturato da Hamas venerdì poco dopo l’inizio della tregua umanitaria è ora considerato ucciso in battaglia. L’annuncio è arrivato dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Israele continuerà le operazioni militari nella Striscia di Gaza fino a che riterrà necessario per fermare gli attacchi di Hamas. Netanyahu aveva aggiunto che ci sarebbe potuto essere allo stesso tempo una riduzione delle operazioni via terra nella Striscia Gaza. Infatti, da sabato, hanno raccontato alla stampa internazionale diversi testimoni, i soldati israeliani hanno cominciato ad arretrare verso il confine in alcune aree urbane della Striscia – come Beit Lahiya – dicendo agli abitanti locali che era “sicuro” fare ritorno nelle loro case. Il ritmo del ritiro è aumentato considerevolmente nella giornata di domenica.

Intanto sabato il numero dei palestinesi uccisi nelle operazioni militari israeliane, iniziate il 7 luglio scorso, è salito a oltre 1.650. Altre 460mila persone, ha detto il portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi, sono da considerarsi sfollate. Le condizioni di vita in molte zone della Striscia di Gaza sono diventate insostenibili e molti ospedali, tra cui quello di Rafah, città al confine con l’Egitto colpita da intensi bombardamenti negli ultimi due giorni, si trovano in una situazione grave di mancanza di risorse e sovraffollamento (venerdì e sabato sono stati uccisi più di 120 palestinesi solo a Rafah, i due giorni con più morti per la città da quando è cominciata la guerra).

Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, scrive il New York Times, si trova in una situazione piuttosto complicata di doppia pressione interna ed esterna. I governi di Stati Uniti ed Europa gli stanno chiedendo di mettere fine alla guerra (la posizione dell’amministrazione americana per la verità non è sempre stata così chiara), e le Nazioni Unite parlano da giorni di un “disastro sanitario” nella Striscia di Gaza. Internamente Netanyahu è sottoposto a pressioni opposte, che spingono il governo ad andare fino in fondo nella battaglia contro Hamas. Sabato l’ex vice-ministro della Difesa israeliano, Danny Danon, ha detto per esempio che «il governo sta facendo un grave errore nella sua decisione di ritirare le forze dalla Striscia di Gaza. È un passo nella direzione sbagliata».

Israele ha comunque detto che non intende negoziare più tregue con Hamas, e quindi le decisioni su un eventuale ritiro completo dei soldati saranno prese unilateralmente. Intanto Hamas ha detto che continuerà a combattere Israele. Sami Abu Zuhri, un portavoce di Hamas, ha detto all’agenzia di stampa Maan che «un ritiro unilaterale o un ridispiegamento delle forze israeliane nella Striscia di Gaza riceverà una risposta appropriata da parte dell’ala militare di Hamas». Nel frattempo una delegazione palestinese è arrivata in Egitto, al Cairo, dove si sarebbe dovuto discutere di un nuovo cessate il fuoco. Come annunciato, all’incontro Israele non ha inviato alcuna delegazione. I palestinesi hanno comunque presentato le loro richieste per un cessate il fuoco duraturo. Tra le altre cose, la delegazione ha richiesto la fine dell’embargo, l’estensione delle zone di pesca a largo della Striscia, la creazione di un porto e di un aeroporto sempre all’interno della Striscia e la liberazione di numerosi prigionieri.