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  • venerdì 1 Agosto 2014

Perché l’esperimento della costituzione islandese è fallito

E cosa possiamo imparare dal tentativo di scrivere una nuova costituzione in modo aperto e partecipato

di Hélène Landemore – Slate

A chi dovrebbe essere assegnata la responsabilità di scrivere la costituzione di un paese democratico e, più in generale, di un qualsiasi paese? La risposta pare ovvia: al popolo. Tuttavia tutte le Costituzioni degli stati che esistono, inclusi quelli democratici, sono state scritte da piccoli gruppi di persone, non sempre particolarmente rappresentativi della popolazione. Si dice per esempio che Solone abbia tracciato i principi fondanti della democrazia ateniese da solo. La costituzione degli Stati Uniti è stata scritta da qualche dozzina di uomini bianchi. Esempi più recenti mostrano che a scrivere le costituzioni sono sempre le solite élite: politici professionisti e membri dell’apparato burocratico. Ma anche quando le assemblee costituenti sono elette o democraticamente legittimate, i suoi membri rappresentano il popolo solo indirettamente e metaforicamente.

Non solo i processi costituenti sono quasi sempre esclusivi ed elitisti: spesso sono caratterizzati anche da una totale mancanza di trasparenza. I Padri Fondatori degli Stati Uniti tennero le loro riunioni a porte chiuse, nel tentativo di proteggersi dalle passioni popolari. Anche teorici politici contemporanei, come Jon Elster, insistono nel sostenere che il processo costituzionale ideale debba essere “a forma di clessidra”: grande partecipazione e apertura per le prime consultazioni e dopo la stesura, ma con un restringimento in cui un ristretto gruppo di persone si occupi della scrittura della costituzione.

Il recente esperimento dell’Islanda ha messo in discussione le assunzioni per cui il processo costituente debba essere opaco e esclusivo. Nel 2013 l’Islanda è arrivata molto vicino ad approvare il testo costituzionale scritto in modo più inclusivo e trasparente al mondo. Questo esperimento, chiamato a volte “la costituzione in crowdsourcing”, dovrebbe essere un’ispirazione per chi, ovunque nel mondo, stia cercando di scrivere o riscrivere il proprio contratto sociale.

Il processo costituzionale islandese ebbe tre caratteristiche fondamentali. La prima fu il “Forum Nazionale”, un processo consultivo basato su un campione di circa 950 persone, rappresentativo della popolazione e scelto in modo quasi casuale. Queste persone si riunirono per un giorno allo scopo di decidere i principi e i valori che avrebbero voluto vedere rispecchiati dalla nuova costituzione islandese. Tra le altre cose, i membri del Forum Nazionale scelsero di includere i diritti umani, la democrazia, la trasparenza, l’accesso alle cure mediche e all’istruzione, regolamenti più severi per il sistema finanziario e la proprietà pubblica delle risorse naturali del paese.

La seconda caratteristica del processo costituente fu un’assemblea per la stesura della costituzione i cui membri vennero selezionati da un gruppo di 522 cittadini: l’assemblea escludeva i politici di professione (screditati presso l’opinione pubblica a causa della crisi finanziaria del 2008). L’Assemblea Costituzionale così formata era caratterizzata da una relativa parità di genere – includeva 10 donne e 15 uomini – e da persone con diverse professioni, non solo dottori e avvocati ma anche un pastore, un agricoltore, uno studente, una regista, un presentatore radiofonico, la direttrice di un museo d’arte, il presidente di un sindacato e la portavoce di un gruppo per i diritti dei consumatori. La presenza di Freyja Haraldsdóttir, attivista per i diritti umani affetta da osteogenesi imperfetta (una malattia caratterizzata dalla fragilità del sistema scheletrico) mostra bene che la sovranità popolare non ha bisogno di essere rappresentata solamente da uomini di mezza età, magari con un po’ di pancia, che indossano giacca e cravatta.

La terza caratteristica della costituente islandese fu la decisione di questo gruppo di 25 persone di usare i social media per aprire il processo di stesura a tutta la popolazione, e raccogliere suggerimenti e critiche sulle 12 successive bozze di costituzione. Chiunque fosse stato interessato al processo poteva commentare usando Facebook e Twitter, mandando una email o una lettera. In tutto il procedimento raccolse oltre 3.600 commenti e circa 360 suggerimenti concreti. I commentatori non scrissero la costituzione direttamente, insomma, ma contribuirono con utili suggerimenti. Tra questi, uno arrivato da Facebook chiedeva di includere nella costituzione il diritto all’accesso a Internet: la proposta prese forma nell’articolo 14 della bozza finale.

Infine, il processo costituzionale fu migliorato da un livello di trasparenza che, ancorché limitato, non si era mai visto prima. Per esempio, la riunione del Forum Nazionale fu trasmessa in streaming. Similmente, nonostante il lavoro di stesura si tenne per lo più a porte chiuse, erano previste riunioni aperte al pubblico che venivano registrate e i cui resoconti venivano pubblicati in PDF sul sito dell’assemblea.

La bozza costituzionale prodotta con questo procedimento fu approvata come base per la nuova costituzione dai due terzi dei votanti in un referendum dell’ottobre 2012. La bozza tuttavia fu bloccata in parlamento la successiva primavera. Il risultato, nonostante sia stato piuttosto deludente, non implica necessariamente che i processi costituenti aperti e democratici siano destinati al fallimento. E se più esperimenti come questo verranno intrapresi nel futuro, la domanda che ci dobbiamo porre è: cosa possiamo imparare dall’esperienza islandese? Cinque cose sembrano particolarmente importanti per qualsiasi paese che volesse intraprendere una strada simile.

1. Pianificare attentamente
Non è una cosa ovvia, visto che anche alcuni aspetti dell’esperimento islandese sono sembrati un po’ troppo improvvisati. Per esempio: quando si è tenuta l’elezione dei membri dell’Assemblea Costituzionale, non era ancora chiaro cosa sarebbe successo quando il loro lavoro sarebbe terminato. Il Parlamento avrebbe apportato altre modifiche? Ci sarebbe stato un referendum? È più difficile per la popolazione prendere sul serio il procedimento e partecipare se sembra pianificato in modo approssimativo. Allo stesso modo, quando si decide per un metodo, per esempio quello del crowdsourcing, le risorse devono essere messe a disposizione affinché le cose funzionino nel modo giusto. Nel caso dell’Islanda il crowdsourcing avrebbe potuto portare a un momento virtuoso di feedback tra l’Assemblea Costituzionale e i cittadini, ma i primi non sembravano avere il tempo, gli strumenti o le capacità necessarie per gestire i suggerimenti che arrivavano dal pubblico, spiegare come venivano usati e tantomeno rispondere a chi partecipava.

2. Spiegare pubblicamente (e possibilmente aprire al dibattito) le scelte procedurali
Nella misura in cui un processo costituente mira a essere inclusivo e trasparente, lo deve essere anche il processo che porta alla scelta delle sue regole fondamentali. Insomma, bisogna decidere insieme anche il metodo con cui si deciderà insieme. Nel caso dell’Islanda diverse scelte sono sembrate piuttosto arbitrarie. Per esempio non è sembrata chiara la scelta del Forum Nazionale di raccogliere opinioni in modo aggregativo invece che deliberativo, oppure quella di includere solo 25 persone, e non 100 o 50, nell’Assemblea Costituente. Uno sforzo maggiore nel giustificare le scelte fatte avrebbe probabilmente aumentato la qualità, la legittimità e la credibilità del processo. Da questo punto di vista avrebbe potuto essere una buona idea rendere il Forum Nazionale responsabile della decisione delle regole fondamentali della costituente, o aprire preliminarmente la discussione al crowdsourcing.

3. Tenere presente il contesto istituzionale
In Islanda il referendum popolare è stato solo uno dei tre ostacoli che la bozza costituzionale doveva superare prima di essere convertita in legge, e il suo risultato positivo non era vincolante per il Parlamento. Gli altri due ostacoli erano l’approvazione della bozza da parte del vecchio e del nuovo Parlamento, e a molti questo doppio passaggio è parso eccessivo. Visto che le condizioni per il cambiamento della costituzione non sono normalmente aperte al dibattito (in quanto contenute nella costituzione già esistente), avrebbe potuto essere una cosa saggia puntare a pochi cambiamenti mirati piuttosto che a una costituzione interamente nuova. Questa condizione sarebbe diversa per un paese che si trovasse a scrivere la sua prima costituzione.

4. Non cercare di scavalcare altre istituzioni rappresentative già esistenti

I membri dell’Assemblea Costituzionale si vedevano come esterni al sistema e in lotta contro le élite. Questa posizione può aver funzionato bene subito dopo la crisi, ma nel lungo periodo ha danneggiato la legittimità dell’Assemblea e ne ha reso più difficile il lavoro. Per questa ragione il processo costituzionale islandese ha avuto diversi oppositori: la Corte Suprema, che ha bocciato la prima costituzione eletta nel 2011 a causa di alcune minori irregolarità elettorali; il partito liberale, che dall’inizio definì illegittimo l’intero processo; la comunità degli accademici, che si dimostrò scettica sul processo costituzionale poiché troppo complicato; e i media, che lo ignorarono per la gran parte. Il successo di ogni processo costituzionale è largamente dipendente dalla capacità di unire diversi attori del panorama politico e dalla capacità di mantenere legittimità durante tutto il percorso.

5. Affidarsi agli esperti, ma con saggezza
Il ruolo dei consulenti esperti nel processo dovrebbe essere chiarito: una parte del lavoro dovrebbe essere divisa con loro dall’Assemblea Costituente, ma con saggezza. Chiedere aiuto agli avvocati per la stesura della costituzione è stata probabilmente una buona idea, che ha permesso all’Assemblea di adoperare un linguaggio adeguato e garantire la conformità ai trattati internazionali: in molte occasioni però ha causato una distorsione delle intenzioni dell’Assemblea stessa. Non solo l’intervento degli esperti ha violato la sovranità popolare, ma ha anche oggettivamente peggiorato la qualità della proposta finale.

Anche se non si è concretizzato in un vero cambiamento costituzionale, l’esperimento islandese ha messo in discussione l’idea che il processo costituzionale debba essere segreto ed esclusivo, creando un precedente per procedimenti costituzionali più democratici. Speriamo solo che ispiri più progetti di questo tipo nel prossimo futuro.

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