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  • mercoledì 30 luglio 2014

Un’altra scuola bombardata a Gaza

Secondo Israele era usata come magazzino di armi da Hamas, sono morte almeno 20 persone: intanto il capo delle Brigate al-Qassam ha detto che non ci sarà alcuna tregua

Nella notte tra martedì 29 e mercoledì 30 sono proseguiti gli intensi bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. Uno degli obiettivi colpiti è stata una scuola delle Nazioni Unite nel campo profughi di Jabalia, a Gaza, dove sono state uccise almeno 20 persone. Secondo l’esercito israeliano, la scuola di Jabalia era usata da Hamas come un magazzino di armi (l’ONU negli scorsi giorni ha accusato più di una volta Hamas di aver nascosto razzi nelle sue scuole). Da quando è cominciata l’operazione militare israeliana Margine di protezione, ventitré giorni fa, il numero di morti nella Striscia di Gaza è arrivato a 1.255: i palestinesi feriti sono oltre 7mila, mentre gli israeliani uccisi sono 55.

Martedì sera la televisione palestinese Al Aqsa ha trasmesso un messaggio audio di Mohammad Deif, comandante delle Brigate al-Qassam, l’ala militare di Hamas. Deif ha detto: «Non accettiamo alcuna condizione di tregua definitiva. Non ci sarà nessuna tregua definitiva finché non finiranno l’aggressione e l’assedio [israeliani, ndr]». Deif ha fatto riferimento, oltre che alle operazioni militari israeliane in atto, anche all’embargo che Israele ed Egitto hanno imposto sulla Striscia di Gaza a partire dal 2007, cioè da quando Hamas ha cominciato a governare in questo territorio dopo aver cacciato Fatah con la forza nella cosiddetta “battaglia di Gaza“. Al Aqsa ha trasmesso anche un video girato da una videocamera posta su un elmetto di un miliziano di Hamas che – secondo il canale di Gaza – mostra un attacco di ieri compiuto da Hamas attraverso un tunnel che arriva fino al kibbutz israeliano di Nahal Oz, nel quale sarebbero rimasti uccisi cinque soldati israeliani.

Negli ultimi giorni di guerra la situazione nella Striscia di Gaza sta diventando sempre più difficile: martedì 29 luglio l’esercito israeliano ha colpito anche l’unica centrale elettrica della Striscia, che tra le altre cose forniva elettricità anche alle strutture mediche. Fathi Sheik Khalil, funzionario dell’autorità energetica di Gaza, ha detto al Guardian: «Abbiamo bisogno di almeno un anno per riparare la centrale elettrica, le turbine, i serbatoi di carburante e la stanza di controllo. È stato bruciato tutto».

Mappa Gaza BBC

Intanto proseguono i tentativi diplomatici per trovare un accordo per un’altra tregua umanitaria. Diverse fazioni palestinesi si dovrebbero incontrare oggi al Cairo, la capitale dell’Egitto, per discutere tra loro delle condizioni per una possibile tregua. Secondo BBC, i mediatori egiziani useranno probabilmente come punto di partenza per le discussioni una precedente proposta di tregua che era stata accettata da Israele ma non da Hamas. La situazione all’interno del fronte palestinese rimane comunque molto complicata e difficile da interpretare: martedì pomeriggio un importante funzionario palestinese della Cisgiordania, Yasser Abed Rabbo, ha annunciato una pausa dai combattimenti di 24 ore, spiegando che stava parlando anche per conto di Hamas e del Jihad Islamico, altro gruppo estremista della Striscia che opera contro Israele. Entrambi però hanno rapidamente negato la loro adesione alla tregua, mostrando ancora di più le divisioni che ci sono tra i funzionari palestinesi della Striscia e quelli della Cisgiordania.

Haaretz riporta anche che a Gerusalemme il ministro degli Esteri israeliano ha consigliato al primo ministro Banjamin Netanyahu di cominciare a scrivere una bozza di risoluzione per le Nazioni Unite, che includa le condizioni israeliane per mettere fine alla guerra a Gaza. L’obiettivo sarebbe minimizzare la legittimità internazionale di Hamas e promuovere invece gli interessi di Israele, come il disarmo della Striscia e il ritorno di un effettivo governo della più moderata Autorità Palestinese a Gaza, al posto di Hamas.

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