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  • domenica 13 luglio 2014

Come riconoscere un portiere bravo

Ai Mondiali si è parlato molto anche di loro, e quasi sempre bene: sono tutti dei fenomeni? Mica tanto, dicono quelli che ne sanno

Uno dei temi più esposti e più discussi dai giornali sportivi riguardo al Mondiale di calcio in Brasile riguarda le qualità di alcuni dei portieri impiegati dalle loro rispettive squadre nazionali: di alcuni già si sapeva che erano forti – del tedesco Manuel Neuer, dello statunitense Tim Howard o del costaricano Keylor Navas, per esempio – mentre di altri si è cominciato a parlare più diffusamente soltanto in seguito alle loro convincenti, e in parte inattese, buone prestazioni durante questo Mondiale.

Diversi osservatori, tuttavia, si sono chiesti se portieri di cui si sapeva nulla o molto poco – il messicano Guillermo Ochoa o l’olandese Tim Krul, per esempio – siano dei fenomeni sul serio, o se piuttosto le loro buone prestazioni non vadano riconsiderate in un modo più tecnico e approfondito, permettendo di svelare che no, in realtà non sono stati poi così forti. Senza considerare quelli che tutto sommato non si sono comportati proprio malissimo – il russo Igor Akinfeev o anche il nigeriano Victor Enyeama – ma hanno commesso singoli errori clamorosi e goffi, che sono costati molto alle loro nazionali.

Partiamo da qui: Guillermo Ochoa è un fenomeno?
Ochoa è il ventottenne portiere del Messico. Di lui si è parlato moltissimo soprattutto in seguito alle sue parate nelle partite contro Brasile e Olanda, due squadre tecnicamente superiori al Messico ma che hanno faticato non poco per ottenere un risultato positivo: anzi il Brasile neppure c’è riuscito del tutto (ha pareggiato 0-0, nella fase a gironi), mentre l’Olanda è passata 2-1 agli ottavi, ma recuperando da un gol di svantaggio solo negli ultimi minuti dei tempi regolamentari.

Ochoa è stato protagonista di alcuni interventi notevoli, di quelli che vengono talvolta definiti “di istinto”: quelli in cui il portiere para in una frazione di secondo un tiro molto veloce effettuato da un avversario a pochi metri di distanza dalla porta. Il più delle volte, e soprattutto ai non impallinati di calcio, pare che questo tipo di parata sia soprattutto una questione di fortuna del portiere, o tutt’al più un errore dell’avversario: “gli ha tirato addosso”. In verità occorre un minimo di piazzamento e “senso della posizione” anche in quel caso, ed è una parata che non potrebbe essere compiuta da un portiere che non stia coprendo adeguatamente la parte di porta, dove effettivamente è più probabile che arrivi il tiro di un avversario così vicino a lui, ma anche che non abbia le braccia e le gambe nella posizione giusta e che non abbia il peso del corpo distribuito nel modo giusto.

Semmai, più tecnicamente, ci sarebbe da chiedersi se il portiere che fa questo genere di intervento si trovi oppure no nella posizione che dovrebbe tenere in quel momento dell’azione. Detto che Ochoa è stato comunque bravo – e fortunato – nell’intervento sull’olandese Stefan De Vrij, i più scaltri hanno fatto notare che probabilmente si sarebbe risparmiato quella parata se avesse fatto quello che un buon portiere avrebbe dovuto fare in quel tipo di azione: afferrare direttamente il cross di Robben su calcio d’angolo, finito proprio in area piccola, a poca distanza da sé. In questo caso è andata bene, e Ochoa se ne è uscito con una gran parata: avesse segnato l’Olanda, la responsabilità del gol subìto sarebbe stata da attribuire ai difensori che non marcavano De Vrij ma prima di tutto allo stesso Ochoa, che non è uscito a prendere il pallone (quella palla era “sua”, senza dubbio).

Trovarsi al posto giusto
Le cosiddette “heat map” – i grafici delle zone del campo dove si è giocato maggiormente, molto diffusi da alcuni servizi di statistiche sportive durante le partite di questo Mondiale – hanno solitamente mostrato che Ochoa tendeva a rimanere per moltissimo tempo nell’area piccola, e non è affatto detto che sia la cosa migliore da fare per un portiere. Spesso non lo è. L’ex portiere messicano Jorge Campos, molto noto agli appassionati di calcio degli anni Novanta, era famoso – tra le altre cose – anche perché riusciva a coordinare i movimenti della difesa ed era più bravo nelle uscite che in porta (è alto 1 metro e 68). Lui stesso, parlando al Wall Street Journal, ha fortemente criticato l’approccio “conservativo” di alcuni portieri del Mondiale – tra cui proprio il suo connazionale Ochoa, poco intraprendente nelle uscite e sulle palle alte.

 

Un po’ portiere e un po’ “libero”
Al contrario la “heat map” di uno dei portieri più forti e apprezzati al mondo, il tedesco Manuel Neuer, mostra che la posizione da lui occupata nel corso delle partite era molto meno circoscritta e più variabile. Neuer è uno famoso non solo perché è bravissimo nelle parate e nelle uscite a palla alta (e lo fa con disarmante facilità), ma anche perché esce spessissimo addirittura dall’area di rigore controllando la palla con i piedi, senza ciononostante far correre eccessivi pericoli alla squadra, almeno il più delle volte. Non è, banalmente, un atteggiamento bizzarro ed eccentrico: spesso serve eccome, perché tiene alta la difesa o anticipa l’intervento di un attaccante avversario sfuggito alla marcatura di un difensore. In questo senso si dice che certe volte Neuer fa pure il “libero”, cioè un ruolo da difensore aggiunto.

 

Prendere la decisione giusta
Riguardando le immagini dei 140 gol delle prime 50 partite del Mondiale in Brasile, Campos ha sostenuto che almeno 39 di questi – il 28 per cento – sono imputabili a errori dei portieri. Di questi, almeno 15 sono stati causati o da un’uscita in ritardo del portiere o da una mancata uscita del tutto, quando la traiettoria del pallone finiva chiaramente a pochi metri dalla porta. Inoltre ci sono stati numerosi errori di valutazione sul tipo di intervento da effettuare: per esempio, alcuni portieri hanno ribattuto malamente la palla in area quando avrebbero invece potuto bloccarla.

Iker Casillas in Spagna-Cile
Come noto, la Spagna è stata clamorosamente eliminata nella fase a gironi. La responsabilità di alcuni dei numerosi gol subìti (7 in due partite) è stata unanimemente attribuita al portiere Iker Casillas, peraltro già autore di parecchi errori in questa stagione con la sua squadra di club, il Real Madrid. Nella partita persa dalla Spagna 2-0 contro il Cile, in occasione del secondo gol, Casillas ha respinto un tiro su un calcio di punizione non irresistibile di Alexis Sánchez. In molti hanno osservato che Casillas avrebbe potuto bloccare quel tiro o respingerlo diversamente: invece la sua respinta corta è finita tra i piedi del trequartista cileno Charles Aránguiz, che ha calciato rapidamente verso la porta e ha fatto gol.

Casillas non è l’ultimo arrivato: è il portiere e capitano della nazionale spagnola campione del mondo nel 2010 e due volte campione d’Europa, nel 2008 e 2012. Secondo Campos ci sono stati almeno altri sei interventi del genere di altri portieri, durante il Mondiale. Secondo Brad Friedel, altro ex portiere statunitense interpellato dal Wall Street Journal, negli ultimi dieci anni è notevolmente cresciuta la tendenza dei portieri a respingere il pallone anche quando l’intervento corretto sarebbe bloccare il tiro.

Manuel Neuer in Brasile-Germania
Non è detto che respingere sia sempre una scelta sbagliata: a volte è l’unico intervento possibile, ed è già tanto riuscire a farlo. Altre volte il portiere respinge ma riesce comunque a farsi trovare pronto sulla ribattuta dell’attaccante avversario. È stata molto apprezzata, tra le tante, una parata notevole di Manuel Neuer nel secondo tempo della partita vinta 7-1 contro il Brasile. Dopo aver respinto un tiro dell’attaccante Paulinho – che aveva in verità cercato di bloccare, non riuscendoci – Neuer è riuscito a deviare la ribattuta dello stesso Paulinho impedendo al Brasile di segnare un gol che a molti sembrava già fatto.

Vincent Enyeama in Francia-Nigeria
Nella partita degli ottavi di finale vinta dalla Francia 2-0 contro la Nigeria, il portiere nigeriano Enyeama aveva disputato una partita più che decente fino a dieci minuti dalla fine, quando ha completamente sbagliato un’uscita su un calcio d’angolo della Francia: cercando di bloccare il cross, è finito solo per smorzarne la potenza e di fatto consegnare un assist perfetto al centrocampista della Francia Paul Pgoba, che ha segnato di testa quasi a porta vuota.

Fatawu Dauda in Portogallo-Ghana
Poi ci sono stati i casi di portieri piuttosto scarsi in squadre non poi così scarse. Non è gentile segnalarlo e ricordarlo, ma uno degli errori più evidenti e grossolani di questa edizione del Mondiale in Brasile è stato quello del portiere del Ghana, Fatawu Dauda, in occasione del secondo gol subìto contro il Portogallo nell’ultima partita della fase a gironi, persa 2-1. Cristiano Ronaldo ha segnato il più facile dei gol dopo che Dauda non è riuscito a bloccare un pallone in un intervento che non presentava alcuna difficoltà.

“Uscire a farfalle”
Un altro caso molto discusso di “uscita a farfalle” – così vengono a volta definiti gli interventi dei portieri che escono dall’area piccola per afferrare il pallone e non ci arrivano neppure, a toccare il pallone – è stato compiuto durante Russia-Algeria dal portiere russo Igor Akinfeev, uno che prima di questo Mondiale passava per portiere molto forte. È stato peraltro un errore che è costato carissimo alla Russia: era l’ultima partita della fase a gironi e la Russia vinceva 1-0, risultato che le avrebbe permesso di qualificarsi agli ottavi. Akinfeev è uscito male su un calcio di punizione battuto dall’Algeria da sinistra, una specie di calcio d’angolo da distanza più breve: non ha raggiunto il pallone, finito sulla testa dell’attaccante algerino Islam Slimani, che ha segnato il gol del pareggio per 1-1 con cui l’Algeria è riuscita a qualificarsi agli ottavi di finale.

Di questo gol si è molto discusso anche perché la Russia, a cominciare dall’allenatore italiano Fabio Capello, ha molto protestato sostenendo che Akinfeev sia stato chiaramente infastidito da un puntatore laser proiettato dagli spalti proprio sul suo volto (un fatto evidente, ma che ad alcuni è parso essere utilizzato pretestuosamente dalla Russia).

E Tim Krul?
Tim Krul, secondo portiere dell’Olanda, ha avuto il suo momento di massima notorietà in carriera al termine della partita dei quarti di finale vinta dall’Olanda contro il Costa Rica ai calci di rigore: è entrato come riserva al posto del portiere titolare Jasper Cillessen – era la terza e ultima sostituzione a disposizione dell’allenatore Louis van Gaal – quando mancavano pochi secondi alla fine dei tempi supplementari e il risultato era fermo sullo 0 a 0. Insomma è entrato soltanto per i calci di rigore. Alla fine ne ha parati due e l’Olanda è riuscita a qualificarsi in semifinale, dove è stata battuta dall’Argentina, proprio ai rigori (Krul non è entrato, anche perché l’Olanda aveva esaurito le tre sostituzioni disponibili).

In molti, il giorno dopo Olanda-Costa Rica, hanno fatto notare che Krul non era assolutamente noto come portiere “pararigori”: in carriera ne ha parati due su venti, che non sono tanti (comunque meglio di Cillessen, il portiere titolare dell’Olanda, che non ne ha mai parato neanche uno). Proprio per questo motivo – detto che Krul quei due rigori li ha comunque parati, ed è stato bravo – alcuni commentatori più sgamati hanno poi attribuito una parte importante dei meriti non tanto alle doti tecniche di Krul quanto alla mossa – per alcuni “geniale” – dell’allenatore van Gaal, e anche agli aspetti psicologici dell’approccio di Krul ai rigori (ha cercato di innervosire molto i rigoristi del Costa Rica, prima che calciassero il loro rigore).

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