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  • domenica 15 Giugno 2014

L’Argentina ai Mondiali

Ventinovesima puntata della guida del Post: la squadra che in molti danno per favorita, subito dopo il Brasile, e che ha grandi giocatori solo in attacco

L’Argentina è – secondo diversi analisti e bookmaker – la seconda squadra favorita per la vittoria del Mondiale, dopo il Brasile. Gran parte di queste previsioni sono in parte basate sul fatto che è da decenni ritenuta una delle nazionali di calcio più forti in assoluto, e in parte influenzate dalla considerazione delle ottime partite giocate durante le fasi di qualificazione: si è classificata al primo posto nel girone della confederazione sudamericana (CONMEBOL), segnando 35 gol in 16 partite, e probabilmente ha uno dei migliori attacchi del Mondiale, se non il migliore in assoluto. È capitata nel Gruppo F con squadre nettamente più deboli – Nigeria, Iran e Bosnia ed Erzegovina – e dovrebbe riuscire a qualificarsi per gli ottavi di finale senza difficoltà.

Nella nazionale argentina gioca quello che da diversi anni è da molti considerato il miglior calciatore al mondo, il 26enne Lionel Messi, che partecipa a un Mondiale per la terza volta nella sua carriera dopo quello del 2006 – aveva 18 anni, non era titolare – e quello del 2010: in due edizioni ha segnato complessivamente un gol. Pochissimo per uno abituato a segnarne più di cinquanta a stagione con la sua squadra di club, il Barcellona.

L’Argentina, da Maradona in poi
L’Argentina ha una lunga e vincente tradizione, ai Mondiali, cominciata sostanzialmente a partire dalla fine degli anni Settanta: è tra le uniche cinque nazionali ad aver vinto il Mondiale almeno due volte, nel 1978 in Argentina e nel 1986 in Messico. La più nota delle due edizioni è quella del 1986, perché l’Argentina era una squadra piuttosto forte, e soprattutto perché ci giocava quello che ancora oggi è da molti ritenuto il migliore calciatore della storia, Diego Armando Maradona. Fu in quell’edizione, nel quarto di finale vinto 2-1 contro l’Inghilterra, che Maradona segnò due dei gol più citati di sempre: quello di mano, e quello che provarono a fermarlo in sette, inutilmente (per alcuni “il gol del secolo” o “il gol più bello della storia del calcio”).

Maradona c’era anche nel Mondiale del 1990, quando l’Argentina arrivò in finale e poi perse contro la Germania – e in semifinale aveva eliminato l’Italia, ai rigori, dopo aver pareggiato 1-1 nei tempi regolamentari. Poi, nel 1994, Maradona – che non giocava in nazionale da tempo – fu convocato in un Mondiale per l’ultima volta: l’Argentina vinse le prime due partite del girone; poi dovette fare a meno di Maradona, squalificato per doping, e perse l’ultima partita della fase a gironi contro la Bulgaria, prima di essere eliminata dalla Romania agli ottavi di finale.

A quel punto – visto come era finito quel Mondiale del 1994 dopo la squalifica di Maradona: subito – in molti si aspettavano che l’Argentina avrebbe incontrato qualche difficoltà a costruire una nuova squadra e un nuovo gioco che facesse a meno di lui, e che non sarebbe più arrivata facilmente alle fasi finali di un Mondiale. Sbagliato: se si esclude l’inattesa eliminazione al primo turno dell’edizione del 2002, dal 1998 l’Argentina ha sempre raggiunto i quarti di finale (e si è fermata sempre lì). Dimostrò, in altre parole, di avere giocatori molto forti in diversi ruoli, tant’è che molti di loro – Abel Balbo, Gabriel Batistuta, Juan Sebastián Verón, Diego Simeone, Ariel Ortega, Hernán Crespo – giocarono nel campionato di Serie A, al tempo in cui era considerato uno dei più competitivi al mondo, se non il più difficile in assoluto.

Messi e Maradona
Una cosa che si sente ancora spesso dire al bar a proposito di Messi – uno che ha vinto 4 palloni d’oro, consecutivamente, dal 2009 al 2012 – suona più o meno così: “non sarà mai il più forte di tutti i tempi finché non vincerà un Mondiale, come invece è riuscito a fare Maradona”. È una considerazione che in alcuni casi parte da un assunto non del tutto corretto: che Maradona abbia vinto quel Mondiale da solo, in una squadra di giocatori scarsi. Falso: l’Argentina, come detto, ha avuto sempre una squadra più o meno forte a partire dagli anni Settanta. Inoltre alcuni sostengono che da allora il modo di giocare a calcio sia molto cambiato, che nel frattempo sia anche cresciuto il livello delle nazionali avversarie, e che quell’Argentina di Maradona del 1986 oggi probabilmente si fermerebbe ai quarti di finale.

Argentina Training & Press Conference - 2014 FIFA World Cup

Detto questo, è anche vero che Messi – che pure ha segnato 37 gol in 84 presenze in nazionale, più di Maradona – raramente è riuscito a esprimere ai Mondiali il tipo e la qualità di gioco che lo hanno reso noto in tutto il mondo come il più forte di tutti, e per questo motivo è puntualmente il giocatore più atteso della nazionale argentina. Questo anno c’è da fare una considerazione aggiuntiva; Messi viene da una stagione in cui il Barcellona non ha vinto niente, e in cui lui ha giocato sotto i suoi standard. In un lungo articolo sul New York Times Magazine Jeff Himmelman, forse un po’ troppo pessimisticamente, ha scritto: «speriamo che abbia ingannato tutti a Barcellona, risparmiandosi per il Mondiale: perché se non è così, l’Argentina è spacciata».

Quindi l’Argentina di oggi è Messi e basta?
No. L’Argentina è una squadra con tantissima qualità – ma soltanto nella zona del campo occupata da Messi – grazie a giocatori come Sergio Aguero, Gonzalo Higuain, Angel Di Maria, Ezequiel Lavezzi e Rodrigo Palacio. Il vero punto debole, semmai, è la difesa (e ci arriviamo). Uno che non c’è – e a molti che seguono il campionato italiano sembra una notizia sorprendente – è il trentenne Carlos Tévez, che in questa stagione ha segnato 21 gol in 48 presenze con la Juventus e secondo molti è stato determinante per la vittoria dello scudetto (non l’ha presa bene, diciamo). Questa scelta appare già un po’ meno sorprendente – ma si può rimanere in totale disaccordo, è chiaro – se invece si considera che l’allenatore dell’Argentina Alejandro Sabella – in carica dal 2011 – ha sempre considerato Messi e Tévez tatticamente incompatibili: in nazionale tendono a occupare la stessa parte del campo, col risultato di peggiorare l’uno il lavoro dell’altro.

I più forti (a parte Messi)

Sergio Aguero, detto Kun Aguero
Sergio Aguero

Ha 26 anni, è un attaccante e gioca da tre stagioni nel Manchester City, dopo averne passate cinque all’Atletico Madrid. Pur non giocando spesso, in questa stagione ha segnato comunque 28 gol in 34 presenze tra campionato e coppe. Nel 4-3-3 schierato da Sabella fa spesso l’esterno sinistro nella linea degli attaccanti, ma a volte si è anche ritrovato a destra (solitamente quando il modulo dell’Argentina passa a 4-2-3-1, con due mediani – Gago e Mascherano – davanti alla difesa, e lui e Di Maria rispettivamente a destra e a sinistra). È un giocatore tatticamente molto intelligente, bravo e rapidissimo a prevedere i movimenti dei difensori avversari, e anche potente: è bravo a fare sia la prima punta che la seconda, come gli capitava spesso nell’Atletico Madrid (giocava in attacco con l’uruguaiano Diego Forlán).

Angel Di Maria
Angel Di Maria

Ha 26 anni e gioca nel Real Madrid dal 2010. È uno dei centrocampisti più apprezzati al mondo, da qualche anno a questa parte, perché giocatori come lui non ce ne sono: praticamente Di Maria è un centrocampista esterno veloce e con le qualità di un regista. Del regista ha: i piedi buoni, l’intelligenza tattica e la visione di gioco, motivo per cui i suoi allenatori gli hanno sempre chiesto, e gli chiedono, di fare un po’ di tutto – sviluppare le azioni di attacco, scambiarsi di ruolo con le ali, far circolare il pallone, cambiare fascia, tornare a difendere, saltare l’uomo – e lui fa ugualmente bene tutte queste cose. Non è uno che segna spesso ma è uno di quelli che, senza di lui, la squadra farebbe la metà dei gol: in questa stagione con il Real Madrid, tra partite di campionato e di coppe, ha servito 26 assist in 52 presenze. Praticamente metà dei gol arrivano grazie al lavoro di Di Maria.

Gonzalo Higuaín
FBL-WC-2014-ARG

Ha 26 anni anche lui ed è, da almeno da un anno, un giocatore molto noto in Italia: è l’attaccante titolare del Napoli, che lo ha acquistato al termine della stagione 2012-2013 dal Real Madrid, dove lui – a causa di una certa abbondanza di attaccanti nel Real – era diventato di fatto una riserva, nonostante tutti gli abbiano sempre riconosciuto un certo talento. Higuaín rientra in quel genere di attaccante da più di 20 gol a stagione che sono anche molto bravi tecnicamente, e non soltanto a trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Nel Napoli è sembrato integrarsi perfettamente, e da subito, nel modulo di gioco scelto dall’allenatore Rafael Benítez: in questa stagione ha giocato moltissimo e ha segnato 24 gol in 46 presenze. Fa la punta centrale sia nel Napoli che nella nazionale argentina, ma non proprio allo stesso modo: nell’Argentina – insieme a Messi e Aguero – forma un attacco a tre devastante non soltanto per i gol che fa lui, ma anche per quelli che fa fare agli altri allargandosi e richiamando su di sé la marcatura di uno o due difensori avversari (tutto quello che serve a Messi: un corridoio per accentrarsi e tirare).

Il punto debole
Come già capitato altre volte, nella storia recente e meno recente dell’Argentina, ci sono grandi giocatori sulla trequarti e in attacco, e praticamente nessun giocatore altrettanto buono in difesa. Durante le fasi di qualificazione – in cui, come detto, l’Argentina è riuscita a segnare 35 gol, più di due a partita – la difesa ha subito 15 gol, praticamente una media di uno a partita. L’unico giocatore discreto o quantomeno duttile tatticamente – e pure riguardo a lui in molti sono scettici e critici – è il 30enne Javier Mascherano, che nel Barcellona ormai fa il difensore centrale, e nell’Argentina fa il mediano, il ruolo che ha ricoperto più spesso nella sua carriera sportiva. Per il resto, il reparto difensivo dell’Argentina è formato da diversi giocatori che non sono titolari nelle loro squadre di club, e già questo la dice lunga.

I centrali titolari sono Ezequiel Garay del Benfica e Federico Fernández del Napoli, o altrimenti Martín Demichelis del Manchester City, quello che nella finale di Champions League del 2010 giocava per il Bayern Monaco e doveva (ehm) marcare Milito dell’Inter. Il terzino destro è un altro del City, ma in questo caso è buono: Pablo Zabaleta, uno che all’occorrenza può anche fare da ala destra. Il terzino sinistro non è un granché: Marcos Rojo dello Sporting Lisbona. Ad ogni modo il guaio serio sono i portieri: Sergio Romero dovrebbe essere il titolare, e nella sua squadra di club, il Monaco, non lo è. Il secondo portiere è Mariano Andújar del Catania, in comproprietà con il Napoli: neppure lui può essere considerato un titolare. Insomma, per trovare un portiere che durante l’anno giochi con una certa regolarità, bisogna arrivare al terzo portiere: Agustin Orion, titolare nel Boca Juniors ma portiere piuttosto modesto.

Speranze
Sulla qualificazione agli ottavi non ci sono grandi dubbi: Nigeria, Iran e Bosnia ed Erzegovina non hanno difese in grado di resistere a lungo all’attacco dell’Argentina. Anche il passaggio degli ottavi sembra piuttosto probabile, guardando l’incrocio con il girone E (Svizzera, Ecuador, Francia, Honduras): nessuna squadra di quel gruppo, neppure la Francia, è teoricamente al livello dell’Argentina. Da lì in avanti le cose potrebbero complicarsi, sostanzialmente per due motivi: perché l’Argentina comincerebbe ad affrontare squadre molto forti in attacco – ampiamente in grado di fare gol alla sua difesa – o comunque squadre molto ben organizzate tatticamente, in grado di impedire che arrivino troppi palloni dalle parti di Messi e Di Maria.

Foto: copertina (AP Photo/Natacha Pisarenko), Messi (Ronald Martinez/Getty Images), Aguero (AP Photo/Jeff Roberson), Di Maria (AP Photo/Natacha Pisarenko), Higuain (JUAN MABROMATA,ALEJANDRO PAGNI/AFP/Getty Images)

Il Post pubblica un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che partecipano ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.