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  • giovedì 12 Giugno 2014

La Croazia ai Mondiali

Venticinquesima puntata della guida del Post: una squadra con un gran centrocampo e tre giocatori che vengono da vittorie molto importanti

La Croazia giocherà la prima partita del Mondiale contro il Brasile, giovedì 12 giugno alle 22, ora italiana (a San Paolo saranno le cinque del pomeriggio). A detta di molti è una partita dall’esito scontato, perché il Brasile è obiettivamente più forte, ma la Croazia è una buona squadra, con buone possibilità di superare la fase a gironi: è capitata nel gruppo A con Messico, Camerun e Brasile, appunto. A questo Mondiale di calcio si è qualificata vincendo lo spareggio tra le migliori seconde che ha giocato contro l’Islanda – 0-0 all’andata, 2-0 al ritorno – dopo essere arrivata seconda nel girone stravinto dal Belgio (in quel gruppo le altre erano Serbia, Scozia, Galles e Macedonia).

Una gran Croazia
Fin dalla dissoluzione della Jugoslavia, la Croazia ha avuto una tradizione calcistica notevole, considerando la sua storia relativamente recente. Agli Europei del 1996 in Inghilterra – sua prima competizione internazionale di rilievo – riuscì a qualificarsi ai quarti di finale e fu battuta dalla Germania, che poi avrebbe vinto il torneo. Andò molto meglio due anni dopo, quando la Croazia batté stavolta la Germania 3-0 nei quarti di finale del Mondiale del 1998, prima di essere battuta in semifinale dalla Francia: alla fine arrivò terza, battendo l’Olanda nella finale per il terzo posto. In quell’edizione uno dei più forti attaccanti croati di sempre, Davor Šuker, vinse il titolo di capocannoniere del torneo, con 6 gol. Da lì in poi, sebbene in molti si attendessero una crescita progressiva della squadra, la nazionale croata non ottenne altri risultati paragonabili a quelli degli anni Novanta.

Un problema coi tifosi
Un paio di anni fa, in un articolo sul Guardian, il giornalista croato Aleksandar Holiga raccontò che prima di ogni partita giocata in casa dalla Croazia i tifosi cantano Lijepa Li Si (“tu sei bellissima”), una canzone di una band croata heavy metal chiamata “Thompson”, come il mitra americano, dal soprannome del leader della band, Marko Perković, un tipo che combatté nella guerra d’indipendenza croata nel 1991 e la cui band nel corso degli anni fu, tra le altre cose, espulsa da alcuni piccoli festival in Europa con l’accusa di neonazismo. Alcuni gruppi di tifosi croati, in tempi recenti, hanno creato qualche problema alla Federazione: agli Europei del 2012 – in cui la Croazia capitò nel gruppo con Italia, Spagna e Irlanda – ricevette dalla FIFA una multa da 80 mila euro per i cori razzisti rivolti da alcuni tifosi croati verso il giocatore Mario Balotelli, durante la partita contro l’Italia (finita 1-1).

In quell’occasione il presidente dell’UEFA Michel Platini disse di non essere “felice” della Croazia: «È una buona squadra ma è inaccettabile che ci siano un centinaio di idioti (“assholes”) tra la folla». Anche Slaven Bilić, allora allenatore della Croazia, criticò duramente quei cori: «Non mi piace questo genere di tifo, e non piace neppure ai miei giocatori. Non ce li vogliamo nello stadio, tifosi così». Intervenne anche il primo ministro socialdemocratico Zoran Milanović, criticando un argomento spesso usato da alcuni in questo genere di episodi, e cioè che si tratta di “gruppi isolati”: «Com’è che paesi molto più popolosi del nostro non ce li hanno?», disse provocatoriamente Milanović. Il fenomeno è ancora più complesso e radicato se si pensa che nel parlamento croato non c’è una qualche rappresentanza significativa dell’estrema destra, scriveva Holiga, e quindi di fatto ci sono soltanto due posti in cui è possibile vedere simboli nazisti e atteggiamenti razzisti: i concerti dei Thompson e le partite di calcio.

A dicembre del 2013 uno dei più esperti difensori della nazionale croata, il 35enne Josip Simunic, è stato squalificato dalla FIFA per dieci giornate, e quindi non potrà partecipare al mondiale. Simunic è stato squalificato perché al termine della partita di ritorno della partita contro l’Islanda è andato sotto la tribuna dei tifosi croati con un microfono in mano rivolgendo al pubblico una serie di saluti ritenuti filonazisti: a un certo punto ha ripetutamente urlato al pubblico “za dom!” (“per la patria”), e il pubblico ha ogni volta risposto “spremni!” (“pronti”). Si tratta di un saluto croato piuttosto antico ma che viene oggi ricordato perché fu utilizzato dagli appartenenti all’Ustascia, il movimento nazionalista croato di estrema destra che negli anni Trenta si oppose al regno di Jugoslavia, di etnia serba.

L’allenatore
La Croazia ha giocato piuttosto male, durante le fasi di qualificazione al Mondiale: in genere segnava pochi gol, e soltanto in due partite su dieci non ne ha subiti. Per questo motivo, dopo l’ultima partita, e prima dello spareggio contro l’Islanda, l’allenatore Igor Štimac si è dimesso. L’attuale allenatore è l’ex calciatore Niko Kovač: in Italia è più noto suo fratello, Robert, che per un paio di stagioni giocò nella Juventus (dal 2005 al 2007). Niko Kovač non ha stravolto la squadra ma ha cercato di dare più copertura alla difesa utilizzando un 4-2-3-1, con due centrocampisti arretrati. E poi – come spesso capita quando c’è da trasmettere fiducia dopo le dimissioni di un precedente allenatore – ha cercato di migliorare lo spirito di gruppo. Alcuni giorni fa è stato diffuso un video che mostra la squadra, durante un allenamento, mentre si esercita persino a cantare l’inno nazionale in campo.

I più forti
Detto che – nonostante la presenza dell’ottimo terzino destro e capitano Darijo Srna – la difesa rimane il vero punto debole della squadra, per il resto è utile far notare che nella Croazia giocano alcuni calciatori che in questa stagione hanno vinto trofei importanti, e che in alcuni casi si sono rivelati fondamentali per le loro squadre di club. Luka Modrić ha appena vinto la Champions League con il Real Madrid; Ivan Rakitić ha vinto l’Europa League con il Siviglia; e Mario Mandžukić ha vinto il campionato tedesco e la Coppa di Germania con il Bayern Monaco.

Luka Modrić
Luka Modric

Ha 28 anni ed è un centrocampista del Real Madrid (per quelli che se lo ricordavano diverso: ha da poco tagliato i capelli, di brutto). Può fare da regista o da centrocampista di copertura, come gli capita più spesso in nazionale, e fa molto bene entrambe le cose. Ha un’ottima visione di gioco, è tecnicamente molto dotato ed è preciso nei passaggi. Nel 2012 il Real lo acquistò per circa 40 milioni di euro dal Tottenham, che a sua volta ne aveva spesi circa la metà per acquistarlo dalla Dinamo Zagabria, quattro anni prima. Nella sua prima stagione al Real, quando l’allenatore era José Mourinho, è stato impiegato prevalentemente come riserva di lusso: è quel genere di calciatore molto versatile e quasi sempre bravo a non fare avvertire l’assenza del titolare che sta rimpiazzando. Con Carlo Ancelotti allenatore è stato impiegato con più frequenza e in diverse partite del Real è stato il migliore in campo.

Ivan Rakitić
Kevin De Bruyne, Ivan Rakitic

Ha 26 anni ed è il capitano e più forte centrocampista del Siviglia. Se il Siviglia ha ripreso alla grande la stagione 2013-2014 – cominciata piuttosto male, in campionato – arrivando addirittura a vincere la finale di Europa League contro il Benfica, uno dei meriti principali è di Ivan Rakitić. È un giocatore non soltanto utilissimo ma anche di quelli belli da veder giocare: è uno che si inventa gol meravigliosi, come quello che – in una partita pessima del Siviglia, persa 7-3 – lui riuscì comunque a segnare allo stadio Bernabeu contro il Real Madrid, lo scorso ottobre. E fu applaudito da tutti.

È cresciuto in Svizzera, dove i genitori si trasferirono in seguito alla guerra d’indipendenza croata: in quel periodo ha giocato nelle giovanili del Basilea, e poi giocò cinque stagioni in Germania, nello Schalke 04, prima di essere acquistato nel 2011 dal Siviglia, con cui ha segnato 29 gol in due stagioni. Rakitić è un centrocampista centrale che fa bene, forse anche meglio, il trequartista o l’esterno, e forse sarà questo il suo ruolo in nazionale, dato che in posizione più accentrata o più arretrata potrebbe sovrapporsi a Modrić e quindi risultare meno utile (e già hanno in comune alcune caratteristiche tecniche, in effetti).

Mario Mandžukić
Mandzukic

Ha 28 anni ed è stato uno dei migliori marcatori dell’Europeo del 2012, nonostante la Croazia sia stata eliminata al primo turno (lui segnò tre gol in due partite). Gioca in Germania da quattro anni, prima nel Wolfsburg e ora nel Bayern Monaco, da due stagioni: è una punta centrale “classica”, forte nei colpi di testa, tecnicamente valido, e anche piuttosto veloce, considerando che è alto 1 metro e 87. È un giocatore molto importante non soltanto per i gol che fa e per come gioca quando ha il pallone, ma anche per quello che fa quando la sua squadra non ha il pallone: un pressing altissimo e costante sui difensori avversari, che li costringe spesso a passare la palla all’indietro o in orizzontale.

Nella stagione 2012-2013 è stato molto importante per la vittoria dei numerosi titoli ottenuti dal Bayern Monaco. Da quando Pep Guardiola è diventato il nuovo allenatore, nell’estate scorsa, è stato impiegato con meno regolarità, e secondo alcuni limitato dal nuovo modulo di gioco di Guardiola, che raramente ha utilizzato punte centrali tradizionali nelle sue squadre precedenti: eppure alla fine Mandžukić ha comunque segnato 25 gol tra campionato e coppe, più che nella stagione scorsa. Contro il Brasile non giocherà perché durante la partita di ritorno dello spareggio contro l’Islanda è stato espulso per un fallaccio sull’attaccante Gudmundsson, ed è stato squalificato per un turno. Sarà sostituito da Nikica Jelavić, un buon attaccante dell’Hull City, meno forte di Mandžukić ma con caratteristiche tecniche relativamente simili.

E Kovačić?
La Croazia è anche la nazionalità di uno dei giovani talenti del campionato italiano di Serie A, il trequartista dell’Inter Mateo Kovačić, che ha un certo seguito di estimatori ma anche numerosi critici, a causa della sua discontinuità – del tutto comprensibile, se si considera che ha soltanto 20 anni e che comunque ha talento. Nell’ultima parte della stagione è stato impiegato con più frequenza dall’allenatore dell’Inter Walter Mazzarri, e ha avuto più occasioni di mostrare i suoi punti di forza: il dribbling, la velocità e l’ottima visione di gioco, oltre che la capacità di servire assist molto precisi. In nazionale ha la sfortuna di occupare una zona del campo in cui più o meno giocano tutti i più forti della Croazia, principalmente Rakitić e Modrić, quindi è probabile che finisca per fare anche lì la riserva quando c’è da sparigliare e dare più velocità alle azioni di attacco.

Kovacic

Detto questo, è improbabile ma comunque teoricamente possibile che Kovač decida di schierarli tutti e tre, come pure è successo nello spareggio contro l’Islanda: Modrić e Rakitić in posizione un po’ più arretrata, rispettivamente a sinistra e a destra, e Kovačić trequartista puro alle spalle di Jelavić punta centrale (poi Mandžukić, dalla prossima), con Ivica Olić e Ivan Perišić del Wolfsburg esterni molto larghi. Sarebbe una Croazia sbilanciatissima, forse, ma veramente notevole.

Speranze
La Croazia è capitata in un girone non impossibile: il primo posto è come se non ci fosse, perché in pratica è già del Brasile, ma contro Messico e Camerun se la giocherà. Sarà fondamentale vincere mercoledì 18 contro il Camerun, che è una squadra tecnicamente inferiore, e poi giocarsi tutto lunedì 23 all’ultima giornata contro il Messico, che potrebbe essere una specie di spareggio ipotizzando che anche il Messico avrà battuto il Camerun. Se dovesse riuscire a qualificarsi come seconda nel girone, agli ottavi la Croazia incontrerebbe quasi certamente una tra Spagna, Olanda e Cile, e in quel caso difficilmente potrebbe ottenere una qualificazione ai quarti.

Foto: copertina (Alex Grimm/Getty Images), Modrić (AP Photo/Darko Bandic), Rakitić (AP Photo/Darko Bandic), Mandžukić (Alex Grimm/Getty Images), Kovačić (Alex Grimm/Getty Images)

Il Post pubblica un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che parteciperanno ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.