• Italia
  • venerdì 6 Giugno 2014

Un altro guaio dei giudici con Stamina

Il tribunale di Pesaro ha nominato Marino Andolina – vicepresidente di Stamina indagato a Torino – commissario agli Spedali Civili di Brescia, per proseguire il controverso trattamento

Marino Andolina, il vicepresidente di Stamina Foundation, è stato indicato da un’ordinanza del tribunale di Pesaro come commissario agli Spedali Civili di Brescia, allo scopo di trovare più facilmente medici disposti a proseguire le infusioni del controverso trattamento Stamina a un bambino di 3 anni e mezzo. Gli Spedali Civili di Brescia sono un’azienda sanitaria pubblica. La decisione dei giudici sta facendo molto discutere perché di fatto attribuisce poteri e capacità di controllo a uno dei più convinti sostenitori di Stamina, dopo l’ideatore del trattamento Davide Vannoni. Andolina si è già messo al lavoro nell’ospedale di Brescia, dove negli anni scorsi erano state organizzate le strutture per la produzione dei preparati per le infusioni da parte di Stamina Foundation.

Ordinanza
Inizialmente il tribunale di Pesaro aveva emesso un’ordinanza per fare in modo che un bambino con una grave malattia degenerativa del sistema nervoso, la malattia di Krabbe, potesse riprendere le infusioni con il preparato a Brescia. La decisione era simile a quella di diversi altri magistrati, che negli ultimi mesi si erano pronunciati a favore del proseguimento del trattamento per altri pazienti, nonostante le durissime critiche da parte della comunità scientifica e alcune prove sulla possibile dannosità dei preparati per i pazienti. Nonostante le ordinanze, nessun medico aveva comunque praticato nuove infusioni, in seguito alla decisione degli Spedali Civili di non collaborare più con Stamina.

Constatata l’impossibilità di effettuare le infusioni, il giudice di Pesaro aveva emesso un’ordinanza con la quale indicava il presidente dell’Ordine dei medici di Brescia, Ottavio di Stefano, come suo ausiliario. Di Stefano aveva rinunciato “per giustificati motivi d’incompatibilità con il ruolo di presidente dell’Ordine” e di conseguenza il magistrato ha reso suo ausiliario Marino Andolina, per il singolo caso del bambino con la malattia di Krabbe. In pratica Andolina può comportarsi come commissario ad acta a Brescia, con poteri pari a quelli del direttore generale dell’ospedale per quanto riguarda il caso del bambino.

Obiezione
Il vicepresidente di Stamina Foundation ha già fatto una prima visita agli Spedali Civili giovedì 5 giugno, presentandosi con il bambino, i suoi genitori, un avvocato e un ufficiale giudiziario. Andolina si è consultato con i nove medici che collaborarono a Internal Audit Stamina, il gruppo che era stato organizzato a Brescia per lavorare con Stamina e prepare le infusioni, ma nessuno di loro si è reso disponibile per effettuare il trattamento sul bambino. A due anni dalle prime infusioni cui avevano partecipato, hanno fatto tutti obiezione di coscienza. Altri tre medici degli Spedali Civili si sono rifiutati di procedere con nuove infusioni per il bambino. Andolina in seguito ha ricevuto la disponibilità da parte di un anestesista non pediatrico dell’ospedale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, ma non è ancora chiaro se abbia conoscenze e capacità adatte per intervenire su un bambino di tre anni.

Nel caso in cui non si trovasse un medico disposto a procedere con una nuova infusione, Andolina potrebbe iniziare a scrivere ordini di servizio agli Spedali Civili di Brescia per obbligare i medici a collaborare, ma sarebbe una strada complicata e lunga perché i medici interessati potrebbero ricorrere contro la sua decisione. Paradossalmente, grazie ai poteri ricevuti con l’ordinanza di Pesaro, Andolina potrebbe anche darsi da solo l’incarico di effettuare materialmente le infusioni del trattamento Stamina al bambino.

Il direttore generale dell’ospedale di Brescia, Ezio Belleri, ha chiesto che prima di rendere esecutiva qualsiasi decisione di Andolina sia avvisato il giudice che ha emesso l’ordinanza e che ha reso il pediatra suo ausiliario. A Michele Bocci di Repubblica ha spiegato che “siamo di fronte a una situazione molto complessa, anomala e difficile da gestire. Non abbiamo trovato precedenti in materia. Cerchiamo di rispettare le leggi e le decisioni della magistratura”.

CSM
La decisione del giudice di Pesaro non ha comunque fatto solo discutere la comunità scientifica, concorde nel ritenere il trattamento Stamina inefficace e potenzialmente pericoloso per la salute dei pazienti. Il comitato di presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura ha disposto che la documentazione di Pesaro sia trasmessa alla Prima commissione e alla Procura generale della Corte di Cassazione, che hanno il compito di vigilare sulle attività dei magistrati. Dovranno valutare la decisione del giudice, mentre la Corte d’Appello di Milano ha invitato l’Avvocatura dello Stato – cioè l’organo che tutela gli interessi della pubblica amministrazione nelle controversie legali – a impugnare la decisione del tribunale di Pesaro.

Indagati
Marino Andolina è insieme a Davide Vannoni il più convinto sostenitore del trattamento Stamina, nonché uno dei membri più importanti della fondazione che ha portato avanti il controverso sistema che secondo i suoi promotori è a base di cellule staminali, e che serve per curare malattie molto gravi e a oggi incurabili come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Andolina è indagato dalla procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta sul trattamento Stamina, insieme con Vannoni e decine di altre persone, tra cui alcuni medici che eseguirono le infusioni agli Spedali Civili di Brescia.

Vannoni si era candidato alle recenti elezioni europee nella lista “Io Cambio” e in campagna elettorale aveva detto di avere trovato decine di medici, in tutta Italia, disposti a proseguire le infusioni del suo trattamento. Vannoni ha ottenuto appena 374 preferenze e non è stato eletto.

Critiche
La decisione del tribunale di Pesaro è stata duramente criticata dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, tra i massimi esperti di cellule staminali in Italia: “Mi domando se magistrati che ordinano di trasfondere preparati di cui essi non conoscono il contenuto, i cui consulenti tecnici spesso sono i medesimi che hanno ritrattato le diagnosi sui pazienti quando interrogati dalla procura di Torino, non possano essere oggetto di un intervento di approfondimento del Consiglio Superiore della Magistratura o del Ministro della Giustizia». Cattaneo ha parlato di un “impazzimento giudiziario” e ha detto di volere fare il possibile affinché “Parlamento e governo siano interessati il prima possibile delle ragioni di una contraddittorietà difficilmente comprensibile ai cittadini”.