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  • venerdì 30 maggio 2014

Il Giappone ai Mondiali

Sedicesima puntata della guida del Post: una squadra di buona qualità soprattutto a centrocampo, e ben organizzata grazie a un famoso allenatore italiano

Il Giappone parteciperà ai Mondiali di calcio per la quinta volta consecutiva: il miglior risultato lo ottenne nel 2002 e nel 2010, quando raggiunse gli ottavi di finale e fu eliminato. Stavolta è capitato nel gruppo C, uno di quelli complicati, in cui è difficile fare previsioni: ci sono la Colombia, probabilmente la più forte (anche senza Radamel Falcao), la Costa d’Avorio, una delle migliori squadre africane, e la Grecia, che in teoria è la più debole. Il Giappone ha forse come principale punto di forza l’esperienza del suo allenatore, dal 2010 l’italiano Alberto Zaccheroni, e diversi giocatori di buona tecnica individuale, tra cui due che giocano in Italia e altri dieci in altri club europei.

Il Giappone è stata la prima squadra dei prossimi Mondiali a ottenere matematicamente la qualificazione, a giugno 2013: si è classificata al primo posto nel girone B della confederazione asiatica, davanti all’Australia, subendo soltanto 5 gol in 8 partite. Nell’ultimo ventennio il Giappone ha quasi sempre avuto in squadra almeno un giocatore nettamente superiore alla media della squadra; quello che invece è cambiato da quando c’è Zaccheroni è la migliore preparazione tattica delle partite e una maggiore organizzazione. È una buona squadra.

Il ricordo più recente – e anche quello più utile, per capire il tipo di squadra di cui stiamo parlando – è quello della scorsa edizione della Confederations Cup, nell’estate 2013: il Giappone arrivò ultimo nel girone con Brasile, Italia e Messico, ma fece una gran bella figura proprio nella partita contro l’Italia, che perse immeritatamente 4-3. Dominò la partita per lunghi tratti, prese pali e traverse, e alla fine perse a causa di alcune disattenzioni in difesa – che rappresentano ancora un limite di questa squadra – e anche, a dirla tutta, a causa di un rigore che non ci stava per niente.

L’allenatore
Alberto Zaccheroni è un allenatore molto famoso in Italia. In diverse parti del paese lo era già da prima che cominciasse ad allenare squadre di prima fascia – l’Udinese, nel 1995 – dato che nel decennio precedente aveva allenato nelle serie minori costruendosi una certa fama di esperto in promozioni e “salvezze” difficili (come quella del Cosenza in Serie B nella stagione 1994-1995, iniziata con una penalizzazione di 9 punti in classifica). Dopo l’Udinese allenò il Milan, con cui vinse uno scudetto nella stagione 1998-1999, e poi allenò Lazio, Inter, Torino e Juventus, il più delle volte sostituendo altri allenatori in corsa o comunque prendendo in carico squadre in grosse difficoltà. Insomma, per gran parte della sua carriera in Italia, Zaccheroni è stato chiamato a occuparsi di situazioni complicate, e in questo ha dimostrato sempre professionalità e una certa competenza.

Accettare di allenare il Giappone – una nazionale storicamente povera di talenti memorabili e priva di successi internazionali rilevanti – in un certo senso è perfettamente in linea con l’immagine che Zaccheroni si era già costruito in Italia. E da quando c’è lui come allenatore, cioè dal settembre del 2010, il Giappone ha ottenuto risultati notevoli: ha vinto la Coppa d’Asia nel 2011, si è qualificato ai Mondiali in Brasile con largo anticipo e ha vinto la Coppa dell’Asia orientale nel 2013. Dopo la qualificazione al Mondiale, i risultati sono stati un po’ alterni: ha battuto il Belgio, pareggiato con l’Olanda, perso contro la Bielorussia, ma la gran parte degli osservatori riconosce a Zaccheroni il merito di aver dato grande fiducia ai giocatori e aver reso la squadra tatticamente più disciplinata.

Il Giappone gioca con un 4-2-3-1 con due terzini molto presenti in fase di attacco – a sinistra Yuto Nagatomo, che gioca nell’Inter, e a destra Atsuto Uchida, dello Schalke 04 – più un centrocampista centrale in posizione arretrata – Makoto Hasebe del Norimberga – che si occupa della fase iniziale delle azioni. Gran parte del gioco di attacco del Giappone passa comunque per i piedi di Keisuke Honda, che gioca nel Milan, e Shinji Kagawa, che gioca nel Manchester United: sono i due giocatori migliori del Giappone ma quest’anno hanno anche in comune il fatto di non aver disputato delle buone stagioni con i loro club di appartenenza.

I giocatori più forti

Keisuke Honda
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Keisuke Honda (a proposito: come si pronuncia?) ha 27 anni e gioca da trequartista nel Milan, che lo ha acquistato dal CSKA Mosca durante lo scorso mercato invernale (ma dopo averne parlato fin dall’estate del 2013, accrescendo – forse esageratamente – le aspettative sul suo conto). È certamente il giocatore con più fantasia e tecnicamente più dotato del Giappone, bravo anche a calciare le punizioni, e anche piuttosto versatile tatticamente: da lui partono le principali azioni da gol del Giappone, anche perché è quello con più visione di gioco. Peraltro è messo bene anche fisicamente, considerando la media della squadra: non è di quelli fragili, che cascano per terra facilmente. Con la nazionale giapponese ha segnato 21 gol in 53 partite. Ma nel Milan – anche a causa di un lieve infortunio alla caviglia, e di una certa concorrenza nel suo ruolo – è stato impiegato meno del previsto e non è mai stato decisivo.

Shinji Kagawa
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Ha 25 anni ed è un centrocampista-trequartista del Manchester United, da due stagioni (la prima fu un successo, la seconda un mezzo disastro). Le cose migliori Kagawa le ha fatte più che altro prima di arrivare in Premier League: giocò due grandi stagioni in Bundesliga, con il Borussia Dortmund, che vinse due campionati consecutivamente, con lui titolare. E forse le sue caratteristiche tecniche si adattavano meglio al gioco – spettacolare – del Borussia Dortmund di quelle due stagioni: è un giocatore velocissimo, molto forte nel contropiede e negli inserimenti, presente in quasi tutte le azioni di attacco della squadra. Gioca da esterno ma si accentra molto spesso. Quest’anno ha giocato poco e male, ma – come per altri giocatori del Manchester United – il suo rendimento è stato influenzato negativamente dalla brutta stagione di tutta la squadra.

Speranze
Considerando la Colombia superiore, e la Grecia meno forte – ma non è detto che lo sia – il Giappone se la vedrà con la Costa d’Avorio, che peraltro affronterà nella prima partita, il 14 giugno. Il fatto che i suoi giocatori migliori vengano da una brutta stagione con le rispettive squadre di club, non è detto che sia per forza un male (arriveranno se non altro meno stanchi di altri, dato che hanno giocato poco). Il Giappone è messo bene per quanto riguarda il possesso palla, il contropiede, i movimenti e la rapidità dei centrocampisti e dei due terzini; ma è messo male coi due centrali di difesa, Yoshida e Konno, piuttosto scarsi, e con il portiere, Eiji Kawashima, niente di eccezionale.

Foto: apertura (TOSHIFUMI KITAMURA/AFP/Getty Images), Honda (KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images), Kagawa (AP Photo/Shuji Kajiyama)

Il Post pubblica un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che parteciperanno ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.

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