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  • giovedì 15 maggio 2014

Le proteste contro la Cina in Vietnam

Non sono le solite scaramucce: centinaia di fabbriche cinesi sono state attaccate, si parla di 20 morti, c'entra l'attivazione di una piattaforma per estrarre petrolio

Nei giorni scorsi, in Vietnam, migliaia di persone hanno attaccato alcuni complessi industriali cinesi per protestare contro l’attivazione, da parte della Cina, di una piattaforma per estrarre petrolio in un tratto di mare reclamato sia dalla Cina sia dal Vietnam, nel Mar Cinese Meridionale. Martedì e mercoledì sono state incendiate e saccheggiate tantissime fabbriche appartenenti a gruppi cinesi nel sud del paese, fra le quali anche alcune taiwanesi: nella sola provincia di Binh Duong (che si trova a nord della capitale del paese Ho Chi Minh), 460 aziende hanno detto di essere state attaccate dai manifestanti, mentre la polizia ha detto di avere arrestato almeno 600 persone a seguito di alcuni incidenti.

Gli scontri più gravi si sono tenuti mercoledì notte nei pressi di Ha Tinh, nel centro del paese: è stata attaccata una grossa acciaieria in costruzione di proprietà di un gruppo taiwanese (con tutta probabilità scambiata per cinese, dice Reuters), la Formosa Plastics. La stessa azienda ha detto che negli scontri ci sono stati 90 feriti e che le proteste sono state fermate dalla polizia vietnamita, ma circolano anche stime molto più gravi: Reuters, citando come fonte un medico del vicino ospedale di Ha Tinh, ha scritto che sarebbero morte negli scontri almeno 20 persone, fra cui cinque operai vietnamiti e «16 persone descritte come cinesi». Secondo quanto riferito ad AFP da un agente della polizia locale, invece, negli scontri sarebbe stato ucciso un operaio cinese.

Il portavoce nazionale della polizia della Cambogia, che confina col sud del Vietnam per un lungo tratto, ha detto che mercoledì più di 600 cinesi sono scappati in Cambogia dal Vietnam, la maggior parte dei quali è stata ospitata in alcune strutture turistiche della zona. L’ambasciata cinese, giovedì mattina, ha diffuso un comunicato nel quale consiglia a tutti i cinesi presenti in Vietnam di «prendere precauzioni per la propria sicurezza e di evitare di uscire di casa per motivi non necessari».

La piattaforma che ha generato le proteste è stata attivata all’inizio di maggio e si trova a est delle isole Paracels, un altro territorio rivendicato da anni da entrambi i paesi: con l’insediamento del nuovo governo guidato da Xi Jinping, lo scorso anno, la politica riguardo lo sfruttamento di territori la cui proprietà è oggetto di dispute internazionali sembra essersi fatta più aggressiva.

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Secondo il Wall Street Journal, quella installata a est delle Parcels è la prima piattaforma cinese a possedere una trivella che può operare fino a 3000 metri sott’acqua, ed è stata presentata per la prima volta due anni fa dal governo cinese.

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Nonostante conservino da anni alcune dispute riguardo alcune isole nel Mar Cinese meridionale, Vietnam e Cina hanno in atto diversi trattati commerciali bilaterali. La Cina è il secondo investitore straniero in Vietnam dopo la Corea del Sud: nel 2013 ha investito nel paese circa 2,28 miliardi di dollari (circa 1,66 miliardi di euro), una cifra molto superiore a quella spesa nel 2012 (302,2 milioni di dollari) e nel 2011 (599,8 milioni). Il Vietnam, lo scorso anno, ha invece esportato in Cina beni per un totale di 13,26 miliardi di dollari (circa 9,77 miliardi di euro), soprattutto materie prime – in particolare carbone. Il Wall Street Journal teme che la recente tensione fra i due paesi possa compromettere i reciproci accordi commerciali. 

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