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  • mercoledì 14 Maggio 2014

Perché la direttrice del New York Times è stata licenziata?

Alla base della decisione della proprietà – del tutto inaspettata – ci sarebbero disaccordi su questioni di soldi e nomine redazionali

Aggiornamento, ore 20:40 – In una nota diffusa giovedì 15, l’editore del New York Times Arthur Sulzberger Jr ha negato che le dimissioni di Jill Abramson siano state causate da questioni economiche. Nella nota, distribuita alla redazione, Sulzberger ha scritto: “Lo stipendio non ha avuto alcun ruolo nella mia decisione che Jill non potesse rimanere come direttore. Come non lo ha avuto alcuna discussione riguardo allo stipendio. La ragione – la sola ragione – di questa decisione sono le preoccupazioni che avevo riguardo ad alcuni aspetti della gestione della redazione da parte di Jill, che avevo già precedentemente esposto a lei, sia faccia a faccia che nelle mie valutazioni annuali”.

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Sulzberger ha anche detto che la paga di Abramson era in linea con quella dei suoi predecessori, e che anzi nel 2013 la retribuzione complessiva di Abramson è stata superiore – più del 10 per cento – rispetto a quella di Bill Keller nel suo ultimo anno da direttore, il 2010, e anche negli anni precedenti.

Abramson non ha ancora commentato l’ultima nota diffusa dal New York Times. Margaret Sullivan, public editor del giornale, ha diffuso integralmente la nota ricevuta da Sulzberger, in cui l’editore ribadisce che Abramson non ha avuto alcun trattamento diverso rispetto agli altri dipendenti: “Questa azienda è pienamente impegnata nell’equo trattamento di tutti i suoi impiegati, indipendentemente dal loro genere sessuale, dalla razza, dall’etnia, dall’età, dall’orientamento sessuale o da qualsiasi altra loro caratteristica”, conclude Sulzberger nella nota.

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Jill Abramson è stata licenziata dall’incarico di direttore del New York Times, che sarà assunto dal caporedattore Dean Baquet, di fatto il suo numero due. Abramson era direttore del New York Times dal 2011, il primo direttore donna in 160 anni di storia del giornale. Dean Baquet è un giornalista afroamericano vincitore del Premio Pulitzer: è stato a lungo redattore del New York Times e poi caporedattore, e in precedenza era stato direttore del Los Angeles Times. Il licenziamento di Abramson è stato comunicato mercoledì alla redazione del giornale da Arthur Sulzberger Jr, editore del New York Times e presidente di New York Times Company, che ha detto: «Ho scelto di nominare un nuovo capo della nostra redazione perché credo che una nuova leadership possa migliorarne diversi aspetti».

Per ora non è ancora chiarissimo cosa sia successo, anche se tra gli addetti ai lavori sono cominciate a circolare alcune ipotesi. Di certo il licenziamento di Abramson era completamente inatteso, come dimostrano i tweet di alcuni giornalisti del New York Times dopo la comunicazione ufficiale.

 

Parecchie settimane fa, scrive il New Yorker, Abramson ha scoperto che il suo stipendio e la sua pensione come direttore del giornale – e prima come caporedattore – erano molto inferiori rispetto a quelli di Bill Keller, il giornalista che ha preceduto Abramson in entrambi gli incarichi. Secondo una portavoce del giornale il compenso totale di Abramson come direttrice “era direttamente comparabile a quello di Keller”, anche se non uguale, perché Abramson ha lavorato per meno anni al New York Times. Al di là dei disaccordi economici, sembra che la frustrazione di Sulzberger con Abramson stesse crescendo già da tempo. Abramson si era già scontrata con il CEO dell’azienda, Mark Thompson, sulla questione del “native advertising” e sulla percezione di una sempre maggiore intrusione degli interessi economici all’interno del lavoro di redazione. Questi conflitti sono stati smentiti pubblicamente dai diretti interessati.

Ci sarebbe stato poi un terzo motivo alla base del licenziamento dell’ex direttrice del New York Times. Abramson stava facendo pressione affinché venisse assunta Janine Gibson, una giornalista del Guardian, per affiancare Baquet nel ruolo di caporedattore destinandola soprattutto alla parte digitale del giornale. Gibson ha confermato sul Guardian di avere ricevuto l’offerta del New York Times per quell’incarico ma ha detto di averla rifiutata. Secondo lo stesso New York Times, comunque, Baquet si sarebbe scontrato con Abramson per non essere stato consultato: da quel momento i rapporti tra i due sarebbero diventati molto tesi e la questione sarebbe finita anche all’attenzione di Sulzberger.

Come ha scritto Vox.com, la decisione di licenziare Abramson non è certamente legata a scarsi risultati economici: nella grave crisi generalizzata dell’industria editoriale statunitense, il New York Times sta andando piuttosto bene. Nel primo trimestre dell’anno, il Times ha fatto segnare un utile di 22 milioni di dollari ed entrate pari a 390 milioni di dollari: si tratta di un aumento del fatturato del 2,6 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (incluso un aumento del 3,4 per cento di entrate pubblicitarie).

In una nota diffusa mercoledì, Jill Abramson ha scritto: «Ho amato dirigere il New York Times. Ho avuto modo di lavorare con i migliori giornalisti del mondo», e ha aggiunto che uno dei suoi successi maggiori è stato quello di nominare dei caporedattori donna all’interno del giornale. In genere i direttori del New York Times mantengono l’incarico fino a 65 anni: quando era stata nominata direttrice, Abramson aveva definito il suo nuovo incarico “l’onore della mia vita” e recentemente si era tatuata la “T” gotica del logo del New York Times sulla schiena.