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  • martedì 13 Maggio 2014

Gli exit poll indiani dicono che ha vinto Modi

L'alleanza nazionalista e conservatrice favorita già dai sondaggi dovrebbe ottenere i seggi per poter governare: i risultati ufficiali arriveranno nei prossimi giorni

Lunedì 12 maggio è terminata l’ultima fase delle elezioni politiche in India ed è iniziato il conto dei circa 551 milioni di voti, che serviranno per stabilire la composizione del nuovo Parlamento e per eleggere il nuovo primo ministro. I risultati definitivi non saranno comunicati prima del 16 maggio, ma i principali media indiani hanno cominciato a diffondere quelli dei primi exit poll, secondo i quali la vittoria elettorale dovrebbe andare a Narendra Modi, del BJP, il Partito Popolare Indiano di orientamento nazionalista indù e conservatore, parte dell’Alleanza Nazionale Democratica di centrodestra.

Secondo gli exit poll, l’Alleanza potrebbe ottenere tra i 270 e i 282 seggi in Parlamento, dove è necessaria la maggioranza di 272 per potere governare stabilmente. La vittoria di Modi sarebbe una notevole sconfitta per la coalizione guidata dal partito del Congresso Nazionale Indiano, il partito laico e di centrosinistra che è rimasto al governo negli ultimi 10 anni e che dalla fine dell’era coloniale nel 1947 ha governato l’India per quasi 50 anni. È il partito della famiglia Gandhi, per intenderci. Per le società di sondaggi, la coalizione si dovrebbe fermare intorno ai 92 – 102 seggi, insufficienti per potere governare.

La coalizione di Modi è riuscita a crescere grazie a una campagna elettorale in cui si è parlato molto di corruzione, un problema molto sentito in India e che ha raggiunto livelli senza precedenti anche a causa della rapida crescita economica del paese. L’attuale coalizione di governo è stata più volte accusata di non avere adottato sistemi efficaci per contrastare i casi di corruzione sia a livello federale sia a livello statale. Modi è attualmente chief minister dell’importante stato nordoccidentale del Gujarat. Ha 63 anni ed è molto popolare tra i giovani: è un oratore molto carismatico ed è considerato un abile comunicatore.

Modi è figlio di un negoziante di tè e ha iniziato la sua carriera politica nel Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), un’organizzazione indù di estrema destra vicina al BJP: fu un ex membro di RSS ad assassinare il Mahatma Gandhi, nel 1948. L’iniziale successo politico di Modi fu dovuto a una serie di campagne elettorali costruite su misura dell’elettorato indù e sulla demonizzazione della minoranza musulmana (in India gli indù costituiscono circa l’80 per cento della popolazione, contro il 13 per cento dei musulmani). È accusato di aver istigato le violenze tra indù e musulmani in Gujarat avvenute durante la sua campagna elettorale e subito dopo la sua nomina nel 2002.

Nel tempo Modi ha saputo abilmente far dimenticare il suo passato controverso, concentrando la propria attenzione sui temi dello sviluppo e della crescita economica, e diventando in breve il riferimento politico principale della classe media, degli industriali e degli uomini d’affari indiani. Molti investitori, sia indiani che stranieri, hanno trasferito nel Gujarat le proprie attività: sebbene nello stato viva solo il 5 per cento della popolazione indiana, qui si concentra il 16 per cento della produzione industriale nazionale e il 22 per cento delle esportazioni. Questo modello di efficienza economica è oggettivamente in forte contrasto con la situazione presente nel resto dell’India. C’è un’ultima ragione che spiega il successo di Modi: ha origini popolari e non ha legami familiari “importanti”. Molti indiani lo considerano infatti lontano dai meccanismi di corruzione e di salvaguardia di determinati interessi che sono invece all’ordine del giorno nella politica indiana.

Nonostante gli exit poll diano ormai per scontata la vittoria di Modi, diversi osservatori politici hanno invitato a essere cauti e ad attendere i risultati effettivi del voto. Nel 2004 e nel 2009 gli exit poll diedero come molto probabile la vittoria del Partito Popolare Indiano, cosa che poi non avvenne con il Congresso Nazionale Indiano che trovò i numeri per formare una coalizione di governo.

foto: AP Photo/ Rajesh Kumar Singh, File