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  • lunedì 7 Aprile 2014

Iniziano le elezioni in India

Sono le più grandi della storia della democrazia nel mondo – 815 milioni di elettori – e potrebbero mettere fine al potere del Partito del Congresso: tutte le cose da sapere

Indian National Congress e Rahul Gandhi
Rahul Gandhi è il figlio di Sonia Gandhi, presidente dell’INC, e dell’ex primo ministro Rajiv. Ha 43 anni e dal gennaio del 2013 è ufficialmente vicepresidente del Congresso Nazionale Indiano. La sua nomina come candidato dell’INC rappresenta anche l’investitura ufficiale della quinta generazione di leader indiani che provengono dalla famiglia Nehru-Gandhi, “dinastia” che va avanti da quasi 100 anni e ha sempre espresso i massimi ruoli politici del paese (e che non ha legami di parentela col Gandhi più noto, il cosiddetto “Mahatma”).

La sconfitta dll’INC alle ultime elezioni locali è dipesa dal malcontento crescente verso l’aumento dei prezzi dei beni alimentari e la corruzione, entrambi risultati che in molti legano proprio alle politiche fallimentari del Partito del Congresso. La campagna elettorale di Rahul Gandhi è stata basata su promesse di ricrescita, ricambio generazionale, sviluppo e soprattutto sul potenziamento del programma alimentare negli stati più poveri. Ma molti hanno dubitato del suo carisma e della sua capacità di essere davvero pronto per raccogliere l’eredità di sua madre e della sua famiglia.

Bharatiya Janata Party e Narendra Modi
Modi, leader del Bharatiya Janata Party (BJP) e principale oppositore di Rahul Gandhi, è attualmente chief minister – cioè il capo del governo nazionale – dell’importante stato nordoccidentale del Gujarat. Ha 63 anni ed è molto popolare tra i giovani: è un oratore molto carismatico ed è considerato un abile comunicatore. Modi è figlio di un negoziante di tè e ha cominciato la propria carriera politica nel Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), un’organizzazione indù di estrema destra vicina al BJP: fu un ex membro di RSS ad assassinare Mahatma Gandhi, nel 1948.

Modi deve il suo iniziale successo politico a una serie di campagne elettorali costruite su misura dell’elettorato indù e sulla demonizzazione della minoranza musulmana (in India gli indù costituiscono circa l’80 per cento della popolazione, contro il 13 per cento dei musulmani). Modi è anche ritenuto il principale responsabile delle crescenti violenze tra indù e musulmani in Gujarat, avvenute durante la sua campagna elettorale e subito dopo la sua nomina nel 2002. L’episodio più grave risale al 27 febbraio di quell’anno e causò la morte di quasi mille persone: le violenze iniziarono con l’assalto di un gruppo di musulmani armati al treno Sabarmati Express, che trasportava pellegrini indù di ritorno dalla città santa di Ayodhya. Nell’attacco furono uccise 58 persone, incluse 25 donne e 15 bambini. La rappresaglia indù fu immediata e coinvolse tutti i centri più importanti del Gujarat, con massacri e violenze che la stampa indiana definì “genocidio”. Negli scontri furono uccisi 790 musulmani, 254 indù, centinaia di persone furono ferite e centinaia di moschee e templi vennero distrutti. Modi non si scusò mai per quanto avvenuto e non fornì alcuna posizione ufficiale di condanna.

Nel tempo Modi ha saputo abilmente far dimenticare il suo passato controverso, concentrando la propria attenzione ai temi dello sviluppo e della crescita economica, e diventando in breve l’esponente principale della classe media, degli industriali e degli uomini d’affari indiani. Molti investitori, sia indiani che stranieri, hanno trasferito nel Gujarat le proprie attività: sebbene nello stato viva solo il 5 per cento della popolazione indiana, esso fornisce il 16 per cento della produzione industriale nazionale e il 22 per cento delle esportazioni. Questo modello di efficienza economica è oggettivamente in forte contrasto con la situazione presente nel resto dell’India. C’è un’ultima ragione della popolarità di Modi: il fatto di avere origini popolari e di non avere legami familiari “importanti”. Molti indiani lo considerano infatti lontano dai meccanismi di corruzione e di salvaguardia di determinati interessi che sono invece all’ordine del giorno nella politica indiana.

Gli altri
Arvind Kejriwal è il candidato dell’Aam Aadmi Party (APP), partito nato ufficialmente il 26 novembre 2012 da una scissione interna al movimento India Against Corruption, che nel corso del 2011 guidò una serie di proteste contro la corruzione del governo del primo ministro Manmohan Singh. Uno degli esponenti più importanti del movimento, Arvind Kejriwal, pensava che l’unico modo per dare concretezza alle proposte del movimento fosse fondare un partito e iniziare a competere proprio per il parlamento a Delhi. Si staccò così dal movimento, dove rimase la componente vicina a Anna Hazare, e fondò l’AAP.

L’APP si presenta come una forza politica molto diversa da quelle tradizionali indiane. Per prima cosa non è nato in una specifica regione dell’India e non si è sviluppato su rivendicazioni legate a questioni etniche. È il primo partito a essere emerso interamente nelle aree urbane e guidato da leader provenienti per la maggior parte dalla classe media. È stato anche il primo a fare politica in maniera innovativa: ha puntato molto sulla trasparenza nelle spese pubbliche come modello di responsabilità verso i cittadini e sul lavoro volontario di molte persone disposte anche a prendersi del tempo libero dal lavoro per fare attività nel partito. Il partito è fortemente radicato a Delhi, ma quasi inesistente nel resto del paese.

Il Third Front è un’unione di diversi partiti regionali che ha come principali esponenti alcune donne (fattore che in India non è però considerato positivo) e il cui consenso potrebbe essere fondamentale quando arriverà il momento di formare un governo di coalizione. Tra i principali leader politici regionali  ci sono Akhilesh Yadav, Jayalalithaa Jayaram e Nitish Kumar. Akhilesh Yadav è un socialdemocratico a Capo del Governo dell’Uttar Pradesh, lo Stato da cui proviene la maggior parte dei membri della Camera Alta; Jayaram è un’ex attrice e attuale governatrice dello Stato del Tamil Nadu, uno dei più prosperosi del paese: è anche leader del partito dell’India Anna Dravinian Federation (AIADMK) e promotrice di un programma di welfare per i poveri; Nitish Kumar, è membro del Janata Party, la quinta forza politica dell’attuale camera bassa.

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