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  • martedì 6 maggio 2014

Lo psicodramma del Liverpool

A due giornate dalla fine del campionato inglese, la prima in classifica ha rovinato tutto con una partita assurda (in cui a un certo punto era persino avanti di tre gol)

Lunedì 5 maggio si è giocata Crystal Palace-Liverpool, partita della penultima giornata di Premier League, il campionato inglese di calcio. È stata, in modo molto rocambolesco e sorprendente, la partita che probabilmente è costata definitivamente al Liverpool la possibilità di vincere il torneo.

Al momento il Liverpool ha messo insieme 80 punti in 37 partite: è primo in classifica e deve giocare ancora una sola partita, contro il Newcastle in casa. Il Manchester City è secondo a 79 punti ma deve giocare ancora due partite, entrambe in casa, contro Aston Villa e West Ham. Il Liverpool, dopo aver dominato il campionato per lunghi tratti dell’anno, difficilmente vincerà: per sperare di farcela avrebbe dovuto vincere entrambe le partite (dando per scontato che il City faccia lo stesso) e soprattutto segnare molti gol, per cercare di rimontare il suo svantaggio nella differenza reti.

A un certo punto di Crystal Palace-Liverpool, le cose per il Liverpool si erano messe piuttosto bene: al 18esimo del primo tempo, su un calcio d’angolo battuto dal capitano Steven Gerrard, il centrocampista 24enne Joe Allen – lasciato completamente solo dai difensori avversari – aveva segnato con un colpo di testa molto angolato (dopo che il Liverpool, poco prima, aveva anche preso una traversa). Dopo il gol del Liverpool, il Crystal Palace – una buona squadra di metà classifica, ormai senza obiettivi particolari – aveva provato a reagire e aveva attaccato un po’ confusamente, senza riuscire a segnare. All’inizio del secondo tempo, il Liverpool ne aveva fatto un altro. Il 24enne attaccante Daniel Sturridge aveva ricevuto un lungo lancio alla difesa, appena fuori dall’area del Palace, con le spalle verso la porta: aveva portato la palla verso il centro del campo e tirato improvvisamente di sinistro, segnando. Due minuti dopo, un triangolo fra il 19enne Raheem Sterling e il fortissimo attaccante Luis Suárez aveva lasciato quest’ultimo solo davanti al portiere, libero di segnare. Al 55esimo, a 35 minuti dalla fine della partita, il Liverpool è avanti di tre gol: vittoria messa al sicuro e anche un buon risultato in termini di gol segnati.

La situazione è rimasta invariata fino a 11 minuti dalla fine, quando un tiro da fuori area del 32enne difensore del Palace Damien Delaney era stato deviato, diventando imprendibile per il portiere del Liverpool. 1-3. Due minuti dopo, l’ala del Palace Yannick Bolasie aveva corso per mezzo campo da solo, partendo quasi dalla propria area, ed era riuscito a mettere il pallone al centro dell’area per l’attaccante 24enne Dwight Gayle – una riserva – entrato da poco. Di nuovo gol, 2-3. A tre minuti dalla fine della partita, l’attaccante Glenn Murray prolungava di petto un lancio lungo dalla difesa, mettendo Gayle davanti al portiere, da solo. 3-3. La partita è finita con questa risultato.

Insomma, il Liverpool ha buttato una partita che doveva essere vinta per forza, segnando molti gol: e l’ha buttata in dieci minuti, quando vinceva 3-0, contro una squadra inferiore e senza obiettivi. Va detto che le speranze del Liverpool erano già state ridimensionate dalla sconfitta di due settimane fa contro il Chelsea, ma alla fine della partita contro il Crystal Palace i volti dei giocatori del Liverpool raccontavano comunque molto bene la delusione per il risultato ottenuto, tra facce sconsolate e lacrime. Nelle ore successive la partita ha inoltre ironicamente ricevuto il soprannome di Crystanbul, in ricordo della finale dell’edizione 2004-2005 della Champions League – giocata a Istanbul – nella quale fu il Liverpool stesso a rimontare tre gol nel secondo tempo, contro il Milan (riuscendo poi a vincere il torneo ai rigori).

Per sperare di restare in corsa, il Liverpool deve sperare che il Manchester City perda punti o con l’Aston Villa (la partita è in programma mercoledì 7 maggio) oppure con il West Ham, all’ultima giornata. Una cosa molto improbabile, sulla carta. Sulla carta.

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