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  • sabato 12 Aprile 2014

L’assalto a due edifici governativi a Sloviansk

Nella città dell'Ucraina orientale uomini armati filo-russi hanno occupato la sede della polizia e dei servizi di sicurezza: intanto gli Stati Uniti hanno adottato nuove sanzioni

Sabato mattina diversi uomini armati col volto coperto e uniformi mimetiche hanno preso d’assalto e occupato la stazione di polizia e la sede dei servizi di sicurezza a Sloviansk, città dell’Ucraina orientale, e hanno sequestrato le armi al suo interno (circa 400 pistole Makarov e altre 20 armi automatiche, secondo il governo di Kiev). Secondo la polizia locale, gli occupanti – che sono filo-russi – avrebbero anche sparato dei colpi di arma da fuoco e usato granate assordanti. Il ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, ha definito gli occupanti “terroristi” e ha detto che le forze speciali ucraine reagiranno per riprendere il controllo degli edifici. La portavoce di Avakov ha poi confermato che attivisti filo-russi hanno anche preso il controllo di una stazione di polizia a Krasni Liman, altra città dell’Ucraina orientale.

Ieri il primo ministro ad interim ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha tentato senza troppo successo di mettere fine alla difficile situazione di stallo che si è creata in alcune città orientali dell’Ucraina, dove dall’inizio di questa settimana centinaia di attivisti filo-russi hanno occupato diversi edifici governativi. Dopo avere lasciato passare l’ultimatum che era stato dato agli occupanti – scaduto venerdì, 48 ore dopo il suo annuncio – Yatsenyuk ha incontrato gli amministratori delle città di Donetsk, Kharkiv e Luhansk, promettendo di estendere i poteri dei governi delle regioni ucraine e di preservare lo status del russo come seconda lingua ufficiale. L’offerta non è però stata considerata sufficiente dagli occupanti, che fino ad ora hanno rifiutato di muoversi.

La situazione più tesa e surreale continua a essere a Donetsk, dove gli occupanti hanno proclamato la Repubblica Democratica di Donetsk e chiedono l’indipendenza dal governo centrale di Kiev. Qui gli attivisti filo-russi hanno formato un vero e proprio governo – prendono le decisioni per alzata di mano – e hanno indetto un referendum per il prossimo 11 maggio.

In una dichiarazione trasmessa venerdì dalla televisione ucraina, Ekaterina Gubareva, il nuovo “ministro degli Esteri” della repubblica di Donetsk (che non è stata ancora riconosciuta da nessuno stato), ha parlato del governo guidato da Yatsenyuk come di un “governo illegittimo” e ha ribadito la richiesta di tenere un referendum per permettere agli abitanti di Donetsk di decidere sulla secessione dall’Ucraina e l’annessione alla Russia.

Venerdì il Parlamento crimeano ha approvato una nuova Costituzione che stabilisce che la Crimea è «una parte integrante» della Federazione Russa. Intanto l’amministrazione statunitense di Barack Obama ha deciso di estendere le sanzioni a sette cittadini e una società della Crimea, ritenuti responsabili dell’annessione alla Russia. Si tratta di sei leader separatisti, un ex funzionario ucraino e una società che gestisce il gas (tra questi ci sono Pyotr Zima, che era a capo della sicurezza in Crimea, e Sergey Tsekov, l’ex vice speaker del Parlamento ucraino). Il segretario al Tesoro statunitense Jacob Lew ha anche invitato gli altri paesi occidentali a contribuire maggiormente ai piani di salvataggio economico dell’Ucraina: Lew ha specificato che gli Stati Uniti stanno «rafforzando il piano già in atto del Fondo Monetario Internazionale attraverso un pacchetto di aiuti complementari, che include una garanzia di un miliardo di dollari di prestito e assistenza tecnica».

Per giovedì prossimo sono previsti dei colloqui diretti tra Russia, Unione Europea, Stati Uniti e Ucraina, i primi dall’inizio della crisi in Crimea il mese scorso. Le posizioni della Russia rimangono però ancora molto distanti da quelle dei paesi occidentali e negli ultimi giorni la situazione si è fatta ancora più tesa. Giovedì la NATO ha diffuso diverse foto satellitari di una preoccupante concentrazione di mezzi militari russi al confine con l’Ucraina, già denunciata nelle ultime settimane dal governo di Kiev. La Russia ha comunque negato di avere intenzione di intervenire militarmente in Ucraina, e secondo diversi analisti il suo principale obiettivo non sarebbe prendere il controllo diretto di altri territori ma mantenere debole e sotto pressione il governo di Kiev, assicurandosi che non concluda alcuna partnership definitiva sulla sicurezza con l’Occidente. Venerdì il ministro degli Esteri russo ha chiesto garanzie per la neutralità dell’Ucraina, opzione che escluderebbe anche la cooperazione del governo di Kiev con la NATO.