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  • sabato 29 marzo 2014

Le spese militari europee

Numeri e grafici che mostrano come sono cambiate, anche in Italia: gli americani se ne lamentano, gli europei pensano alle finanze più che alla Russia

di Griff Witte - Washington Post

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha cercato mercoledì di costringere i suoi alleati europei a svegliarsi rispetto alla rinnovata minaccia russa, e a reinvestire nelle spese militari da tempo dormienti. Ma per il momento non sembrano esserci tra i leader europei grandi desideri di intervenire nei loro bilanci gravati dalla recessione o di urtare i loro cittadini per rilanciare le loro assottigliate forze armate. Le spese militari in Europa sono crollate con la fine della Guerra Fredda, e poi ricresciute con le guerre in Iraq e Afghanistan. Ma nei cinque anni della crisi finanziaria globale, sono state molto ridotte di nuovo, anche se quelle della Russia sono aumentate di più del 30%. E altri tagli sono in corso, anche se i leader nazionali diffondono dosi quotidiane di severa retorica contro la Russia.

Tutto questo delude l’amministrazione americana, che da tempo lavora perché l’Europa faccia la sua parte per la sicurezza di un continente che fino al mese scorso sembrava piuttosto tranquillo ma ora sta affrontando la sua più grossa crisi dalla fine della Guerra Fredda. A Bruxelles, Obama ha rimproverato i paesi colleghi della NATO di non contribuire a sufficienza alla difesa collettiva.

Le spese militari 1988-2012

Le spese militari 1988-2012

Solo una manciata di paesi oltre gli Stati Uniti hanno rispettato l’obiettivo della NATO di spesa di almeno il 2% del prodotto interno lordo per la difesa. Anche i più fedeli membri dell’alleanza hanno drasticamente ridotto le spese militari in questi cinque anni, la Germania del 4%, il Regno Unito del 9%, e l’Italia che ha tagliato quasi un quarto del suo bilancio militare, stando ai dati raccolti dall’International Institute for Strategic Studies. Questo ha generato un profondo disagio tra i paesi più piccoli e deboli del continente che si troverebbero in prima linea se la Russia decidesse di non accontentarsi della Crimea. L’impotenza militare dell’Ucraina è stata evidente nelle scorse settimane in Crimea, con le proprie truppe che si sono arrese senza combattere e il nuovo governo che ha dovuto ammettere che la difesa dovrà essere del tutto ricostruita.
La NATO ha annunciato questa settimana che la Russia sta spostando contingenti eccezionali sul confine orientale ucraino e potrebbe prepararsi a superarne i confini, o entrare nella regione moldoviana della Transnistria: entrambe le aree sono abitate da ingenti comunità russe, che Putin ha detto vittime di una grande ingiustizia, il loro essere rimaste fuori dai confini russi con la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Nessuno dei due paesi appartiene alla NATO e per non irritare Putin la NATO è tradizionalmente stata alla larga da iniziative nell’Europa dell’Est che suonassero provocatorie: ma questa reticenza fa temere a paesi della NATO come la Polonia, la Romania, la Lituania, l’Estonia e la Lettonia che l’alleanza non prenderebbe seriamente delle minacce ai loro interessi. Si sono detti preoccupati sull’aumento delle spese militari russe sia il presidente polacco Bronislaw Komorowski che il segretario generale della NATO Anders Rasmussen. Ma malgrado i responsabili europei riconoscano il pericolo, sono riluttanti a rispondere ripensando i tagli alle spese militari decisi in tempi più stabili.
C’è poi anche la questione dell’effettivo valore deterrente di una più forte solidità militare dell’Europa nei confronti di Putin. Il ministro della Difesa britannico Philip Hammond ha detto mercoledì a Washington che il suo governo rivedrà accuratamente le sue spese militari l’anno prossimo: «ma non credo che se in tutta Europa si fosse speso il 10 o 20% in più per la difesa questo avrebbe fatto una qualche differenza nella crisi attuale con la Russia».

© Washington Post 2014

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