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  • venerdì 28 Marzo 2014

In Ucraina non è finita

La Russia sta concentrando le truppe ai confini del paese, a Kiev crescono le tensioni nel governo e Yanukovych vuole un referendum sullo status di ogni regione ucraina

Negli ultimi giorni l’intelligence statunitense ha osservato una concentrazione inusuale di truppe russe al confine con l’Ucraina e l’istituzione di linee di rifornimento – cioè delle specie di “corridoi” usati per portare rifornimenti fino al fronte più avanzato dei propri soldati – che suggeriscono un dispiegamento di militari che non si esaurirà nel breve periodo.

Il Wall Street Journal ha scritto che i funzionari dell’intelligence americana sono preoccupati che la Russia si stia preparando per un’azione militare in Ucraina, molto più massiccia delle operazioni che hanno portato all’annessione della Crimea. Per il momento, comunque, non si conoscono i piani del presidente russo Vladimir Putin, che ha giustificato il movimento di truppe come “esercitazioni militari”.

Gli Stati Uniti credono che la Russia abbia circa 50mila soldati in posizione per delle possibili operazioni militari in Ucraina, divisi tra quelli che stanno partecipando alle esercitazioni lungo il confine (circa 20mila) e quelli dispiegati in Crimea (circa 25mila). Secondo un funzionario del governo ucraino citato dal Wall Street Journal il numero sarebbe invece molto più alto, vicino ai 100mila soldati (per gli Stati Uniti questo numero è invece eccessivo). Il giornale ucraino Kyiv Post ha pubblicato oggi un lungo articolo che specifica la concentrazione di soldati russi ai confini con l’Ucraina: i punti di alta concentrazione sarebbero a Klimovo e Belgorod (rispettivamente al confine nord e nordest tra Russia e Ucraina), in Crimea (al confine sud), e in Transnistria, regione della Moldavia de facto autonoma (al confine ovest). In più negli ultimi giorni si sarebbero intensificate le esercitazioni militari in Bielorussia, al confine nord con l’Ucraina (il governo bielorusso è solido alleato di Putin).

Mappa Ucraina

Intanto negli ultimi giorni sembra che le tensioni interne al governo di Kiev siano aumentate. Giovedì sera e venerdì mattina diversi militanti del partito di estrema destra e di orientamento ultra-nazionalista Praviy Sektor (letteralmente “Settore Destro”) si sono radunati di fronte al Parlamento chiedendo le dimissioni del ministro dell’Interno, considerato responsabile dell’uccisione di uno dei leader del movimento, Aleksandr Muzychko. Muzychko è stato ucciso il 25 marzo dalla polizia a Rivne, nell’Ucraina occidentale, in circostanze molto poco chiare (le autorità ucraine hanno dato diverse versioni dell’evento, creando non poca confusione). La situazione è tesa perché il leader di Praviy Sektor è Dmitry Yarosh, che nel governo ricopre l’incarico di vice alla sicurezza nazionale.

Come ha scritto su Twitter il giornalista del New York Times Andrew Roth, si possono trarre due considerazioni dalla protesta di Praviy Sektor: la prima è che i media russi, che hanno attaccato molto il governo a Kiev sostenendo che fosse controllato da neonazisti e violenti, potranno usare questo episodio a loro vantaggio, mettendo in dubbio la credibilità e la solidità del governo; la seconda è che la tensione tra estrema destra e destra moderata, oggi riunite nell’esecutivo, possa diventare una nuova fase del conflitto politico ucraino. Venerdì mattina l’ex presidente Viktor Yanukovych ha diffuso una dichiarazione in cui chiede che tutte le regioni dell’Ucraina tengano un referendum per decidere sul loro status – e sui rapporti da tenere con il governo centrale di Kiev – proprio come è successo in Crimea. Yanukovych ha anche detto che si dimette dal suo partito, il Partito delle Regioni, e dall’incarico da presidente onorario che lì ricopriva.

Giovedì l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che definisce “illegale” il referendum che ha portato all’annessione della Crimea alla Russia: hanno votato a favore 100 paesi, mentre gli astenuti sono stati 58 e i contrari 11 (tra questi la Corea del Nord, l’Armenia, la Bielorussia, il Sudan, la Siria, il Venezuela, e ovviamente la Russia). Le risoluzioni dell’Assemblea Generale comunque, a differenza di quelle adottate dal Consiglio di Sicurezza, non sono vincolanti: non ci sarà quindi alcuna conseguenza pratica alla votazione.

 

Giovedì l’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko, leader del partito Patria e uno dei personaggi politici più controversi d’Ucraina, ha ufficializzato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali fissate per il 25 maggio. Diverse ore prima il Fondo Monetario Internazionale aveva approvato un piano di salvataggio per l’Ucraina piuttosto significativo, tra i 14 e i 18 miliardi di dollari in due anni, vincolato a una serie di riforme ancora da specificare.