IRPEF, IRAP, etc: guida a un po’ di acronimi

E il DEF? E le PMI? E la PAC? Cosa vogliono dire alcune sigle che ritornano spesso nel dibattito politico ed economico, a cui ha fatto riferimento ieri Renzi

Mercoledì 12 marzo il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha presentato alcune misure di carattere economico che il governo si impegna a portare avanti nelle prossime settimane. La presentazione di Renzi, anche se decisamente informale, ha citato diverse sigle più o meno note che riguardano la finanza pubblica e il fisco italiano.

IRPEF
L’IRPEF è l’Imposta sul Reddito delle PErsone Fisiche, cioè la principale imposta che colpisce direttamente il reddito complessivo netto degli italiani e dei residenti in Italia (secondo alcune limitazioni). L’imposta, in generale, è un tributo che lo Stato esige senza dare in cambio un servizio particolare (altrimenti si chiama tassa) e i cui proventi sono utilizzati per fornire i servizi che riguardano l’intera comunità. L’IRPEF è stata introdotta nel 1974, l’anno dopo l’IVA, e ha due caratteristiche principali: è personale e progressiva. È personale perché la devono pagare, per ogni anno solare, le persone fisiche che risiedono nel territorio italiano, riguardo ai redditi prodotti in ogni parte del mondo, e le persone fisiche che non risiedono in Italia per quanto riguarda i redditi prodotti sul territorio italiano. I lavoratori dipendenti se la vedono sottratta automaticamente dalle loro buste paga, mentre molti altri – le partita IVA, per esempio – la pagano con la dichiarazione dei redditi.

l’IRPEF è progressiva perché ha aliquote crescenti: cioè chi ha un reddito maggiore paga di più, in proporzione, rispetto a chi ha un reddito inferiore. Questa progressività era ottenuta nei primi anni con un numero altissimo di “scaglioni”, cioè di fasce di reddito, che erano 32 e andavano dal 10 al 72 per cento; oggi gli scaglioni sono stati ridotti a cinque – vanno dal 23 al 43 per cento – e la progressività è ottenuta anche attraverso le detrazioni e le deduzioni. È la principale fonte di entrata dello Stato italiano, che nel 2014 dovrebbe contare per circa 180 miliardi di euro su un totale di circa 500 miliardi di entrate. Negli ultimi anni si è parlato spesso di modificare e semplificare il sistema fiscale delle imposte, come si è tentato di fare con l’introduzione dell’IRE, ma una riforma complessiva non è stata mai attuata (e ogni tanto torna nel dibattito pubblico con l’allusione alla “delega fiscale”).

IRAP
L’Imposta Regionale sulle Attività Produttive è stata introdotta nel 1997 per dare un gettito stabile e rilevante alle regioni italiane, e da allora è una delle imposte più criticate in Italia, di cui si sente spesso parlare per le richieste di abolizione. È pagata dalle imprese, dalle società, dagli enti e dalle amministrazioni pubbliche, o più precisamente da ogni “attività autonomamente organizzata” per produrre o scambiare beni e servizi. Il suo problema principale è che non viene pagata sull’utile di esercizio delle imprese, ma sul fatturato: più precisamente sulla differenza tra i proventi e i costi di gestione, escluso però il costo del lavoro. Questo fa sì che industrie con molta manodopera paghino un’IRAP più alta e che, in alcuni casi, l’imposta debba essere pagata anche da parte di imprese che chiudono un anno in perdita.

CNEL
In un passaggio della conferenza stampa di ieri, Matteo Renzi ha detto che il CNEL verrà abolito. Un grosso problema è che il Consiglio Nazionale dell’Economia e il Lavoro è un organo previsto dalla Costituzione (all’articolo 99), che insieme alla Corte dei conti e al Consiglio di stato fa parte dei cosiddetti “organi ausiliari”. Ma mentre degli ultimi si sente qualche volta parlare, del CNEL no: già al momento della sua istituzione, nel 1957, ci si cominciò a chiedere se servisse davvero. Dovrebbe essere un organo di consulenza del Parlamento e del governo in materia di economia e di lavoro e ha la possibilità di presentare leggi. L’attuale presidente è Antonio Marzano, già ministro delle Attività produttive nel governo Berlusconi dal 2001 al 2005.

È formato da 64 consiglieri che restano in carica cinque anni: il governo Monti ha quasi dimezzato il numero dei suoi componenti in uno dei suoi primi provvedimenti, a dicembre 2011, facendoli passare da 119 a 64. I consiglieri (qui l’elenco completo) sono in parte nominati dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio (dieci persone, definite come “qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica”), in parte dai rappresentanti delle categorie produttive (48 membri, tra cui ventidue rappresentanti dei lavoratori dipendenti – in sostanza i sindacati – tre in rappresentanza dei dirigenti pubblici e privati, nove rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni e diciassette rappresentanti delle imprese) e in parte dai rappresentanti di associazioni e volontariato (6 membri).

DEF
Il DEF – Documento di Economia e Finanza – è il principale strumento con cui si programma l’economia e la finanza pubblica (e non solo) in Italia. Il governo lo presenta annualmente al Parlamento per l’approvazione. Ha cambiato tempistica e nome diverse volte, dalla sua introduzione nel 1988: inizialmente si chiamava Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (DPEF), poi è diventato Decisione di Finanza Pubblica dal 2009 al 2011. Nel 2011 è diventato DEF ed è stato anticipato alla prima metà dell’anno – la scadenza è attualmente al 10 aprile, per presentarlo in Europa entro il 30 dello stesso mese – per coordinarsi meglio con le procedure di bilancio degli altri stati membri dell’Unione Europea. Si occupa della programmazione almeno triennale: definisce gli obbiettivi della finanza pubblica, aggiorna le previsioni ed espone gli interventi necessari per raggiungere gli obbiettivi.

PMI
Le Piccole e Medie Imprese – equivalente dell’inglese SME, Small Medium Enterprise – sono le imprese che rispettano due caratteristiche, definite dal 2003 a livello europeo: hanno meno di 250 dipendenti e hanno un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro o un bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro (negli Stati Uniti la definizione è molto diversa e può arrivare in alcuni casi anche a 1500 dipendenti). Una delle peculiarità dell’economia italiana è che le PMI sono particolarmente numerose: secondo i dati della Commissione Europea del 2012, l’Italia ha più PMI rispetto a tutti gli altri paesi europei. Oltre a questo, le imprese italiane sono solitamente di dimensioni piccolissime: ci sono infatti 3,6 milioni di microimprese, quelle con meno di dieci dipendenti e fino a due milioni di fatturato. Per fare un paragone, le PMI totali in Germania sono poco più di 2 milioni. Ai 3,6 milioni di microimprese italiane se ne aggiungono altre 200 mila piccole e medie: in pratica le PMI sono il 99,9 per cento delle imprese italiane, forniscono lavoro all’80 per cento degli occupati italiani (la media europea è del 67 per cento) e creano il 68 per cento del valore aggiunto prodotto in Italia (la media europea è del 58 per cento).

PAC
Matteo Renzi ha fatto riferimento – con relativa slide – anche allo sblocco di 3 miliardi dai fondi europei, dai fondi di coesione e dalla PAC. La PAC è la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea, l’insieme delle regole e delle iniziative per sostenere il settore agricolo negli stati dell’UE. Se ne parla poco e l’agricoltura occupa una percentuale molto bassa della popolazione attiva dell’UE: la media, secondo i dati Eurostat riferiti al 2012, è del 5 per cento nell’Unione Europea e del 3,5 per cento nella zona euro. Nonostante questo, le politiche agricole sono fondamentali nel bilancio dell’UE, perché a esse è destinato circa un terzo del bilancio totale.

INAIL
L’INAIL è l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, un ente pubblico che gestisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e contro le malattie professionali. È stato istituito nel 1933 e a fine del 2012 ha registrato entrate per circa 11 miliardi di euro.

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