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  • lunedì 10 marzo 2014

Gli ultimi anni di Alessandro Del Piero

Un leggendario calciatore italiano gioca a Sydney da un anno e mezzo: com'è andata fin qui, tra gol fantastici e sconfitte memorabili, e cosa lo aspetta

di Luca Misculin – @LMisculin

16 novembre 2012, Brisbane. Si gioca la settima giornata del più importante campionato australiano di calcio, la A-League, Brisbane Roar contro Sydney FC. Il Brisbane aveva cominciato il campionato piuttosto male e aveva solo quattro punti; il Sydney era invece la squadra di Alessandro Del Piero, uno degli attaccanti italiani più forti di sempre, già leggendario capitano della Juventus. Del Piero era stato da poco acquistato dal Sydney ed era diventato il primo calciatore di livello mondiale a giocare in una squadra australiana.

Al 41esimo del primo tempo, un centrocampista del Sydney avanza con la palla nella metà campo del Brisbane, sulla destra. Del Piero è in mezzo, libero, distante qualche metro dalla linea dei difensori avversari: si aspetta un passaggio diagonale in direzione della porta, così da poter tirare subito, in corsa, senza stoppare la palla; invece riceve un pallone con un passaggio quasi orizzontale, ed è costretto a fermare la propria corsa per poterlo controllare. Ferma il pallone con il sinistro e nello spazio di una frazione di secondo si accorge di non avere avversari davanti a sé: quindi si sposta il pallone in avanti col destro, prende una breve rincorsa e tira con il collo del piede sinistro, dando al pallone un effetto “a uscire”, cioè verso la sua sinistra. Il portiere non ci arriva e Del Piero segna un gran gol.

Nel corso della stessa partita, poco dopo l’inizio del secondo tempo, Del Piero riceve palla poco più avanti del cerchio di centrocampo, con le spalle verso la porta avversaria; si gira improvvisamente, portandosi avanti il pallone e saltando un avversario, corre verso i difensori centrali del Brisbane, la passa a un suo compagno e si infila in mezzo ai due difensori avversari. Il suo compagno gli ripassa il pallone, Del Piero si trova da solo davanti al portiere e finta il tiro: il portiere si butta e Del Piero entra in porta con il pallone. Secondo gol. Sono passati 7 secondi da quando Del Piero ha ricevuto palla a centrocampo. Un video che mostra una sintesi della partita, su Youtube, è eloquentemente intitolato “ALEX DEL PIERO DUE GOL INCREDIBILI”.

Il Sydney perse quella partita per 4-2. Alla fine del campionato arrivò settimo su dieci e non si qualificò per i play-off, ai quali accedono le prime sei.

Quando inizia questa storia
Alessandro Del Piero è stato acquistato ufficialmente dal Sydney il 5 settembre 2012, quando la A-League esisteva da circa 8 anni. Dal 1977 al 2004 il campionato australiano si era chiamato National Soccer League e in 28 anni aveva spesso cambiato formula (campionato unico, doppio girone su base territoriale, torneo unicamente estivo o unicamente invernale). Nel 1998 la federazione australiana vendette i diritti di trasmissione delle partite della NSL alla rete televisiva privata Seven Network, che le acquistò per dieci anni e attivò un canale a pagamento che le trasmetteva in esclusiva assieme a quelle del campionato di football australiano, uno degli sport più popolari in Australia. Quattro anni dopo, nel 2002, Seven Network perse però i diritti per trasmettere il campionato di football: decise allora di chiudere C7 Sport, rescindendo il contratto con la NSL.

La fine anticipata di un contratto “pesante” come quello per i diritti televisivi mise molto in difficoltà la federazione e lo stesso torneo, la cui situazione nel 2004 fu definita da una commissione del governo australiano «finanziariamente insostenibile». L’allora presidente della federazione Frank Lowy annunciò lo scioglimento della NSL e si decise di creare da zero una nuova competizione: l’ultima partita della NSL, la finale della stagione 2003/2004 fra Perth Glory e Parramatta Power, fu giocata il 4 aprile 2004 e fu vinta da Perth Glory per 1-0.

I problemi che portarono al fallimento della NSL furono molti: fra questi, il fatto che quasi tutti i club del torneo erano composti da giocatori semi-professionisti – cosa che marcava una certa distanza con i campionati europei – e il fatto che che negli anni nessuna squadra era riuscita a crearsi una solida base di tifosi. Nella formazione del nuovo torneo, dunque, si stabilì l’esistenza di un unico campionato professionistico “bloccato” – cioè senza retrocessioni, all’americana – alla quale avrebbe potuto accedere una sola squadra per ciascuna delle sei città più grandi del paese (Sydney, Melbourne, Brisbane, Adelaide, Perth e Newcastle) più una della Nuova Zelanda e una squadra in più da decidere in seguito. Delle 20 squadre che fecero richiesta di partecipare alla nuova lega, furono scelti gli otto progetti migliori e il torneo iniziò ufficialmente il 25 agosto 2005, a un anno e mezzo di distanza dalla fine della NSL. Delle 42 squadre che negli anni parteciparono alla NSL, in cinque finirono per partecipare alla nuova A-League, che fu inoltre sponsorizzata dall’azienda automobilistica coreana Hyundai: per quanto riguarda le altre, molte di esse sono finite a giocare in una delle numerosissime sotto-leghe per semiprofessionisti della A-League oppure sono fallite.

Oggi la A-League comprende 10 squadre che si affrontano l’una contro l’altra in tre gironi da nove partite ciascuno, per un totale di 27 giornate. Le prime due accedono alle semifinali del torneo e alla Champions League della AFC, la confederazione calcistica asiatica (l’equivalente della UEFA in Europa, per capirci). Le 4 squadre dalla terza alla sesta si giocano invece due posti per le semifinali della A-League. La finale, che si gioca fra le vincenti delle due semifinali, assegna lo “scudetto” australiano.

Si può quindi dire che il movimento calcistico australiano ha diverse caratteristiche piuttosto insolite: girano meno soldi che in campionati simili per dimensioni (come quello del Qatar o quello degli Emirati Arabi Uniti), non esiste un esteso attaccamento “storico” da parte dei tifosi a una determinata squadra e in generale la situazione è ancora piuttosto fluida (dall’inizio della A-League, sono già fallite tre squadre: i New Zealand Knights, i Gold Coast United e i North Queensland Fury). Inoltre esistono regole che rendono piuttosto complicato, per una data squadra, diventare più forte per via di una improvvisa disponibilità di soldi: ogni squadra può avere solo 5 giocatori non australiani e il suo intero monte stipendi – eccetto un unico giocatore, chiamato marquee – non può superare i 2,5 milioni di dollari australiani, l’equivalente di 1,6 milioni di euro. Per avere qualche termine di paragone: Zdravko Kuzmanović, riserva dell’Inter, guadagna da solo 1,5 milioni di euro l’anno; Zlatan Ibrahimovic, fortissimo attaccante del Paris Saint-Germain, guadagna da solo 15 milioni di euro l’anno – e non è il calciatore più pagato al mondo.

Negli ultimi anni, comunque, in Australia gli spettatori del calcio sono aumentati costantemente, così come il pubblico televisivo: nel novembre del 2012 la tv di stato australiana SBS ha ottenuto i diritti televisivi della A-League per quattro anni, versando alla federazione 160 milioni di dollari australiani. L’ex calciatore inglese Spencer Prior, ora commentatore per Fox Sports Australia, ha detto: «portare nomi grossi nel campionato australiano è ancora importante: ma stiamo anche cercando di costruire dei club solidi».

Alessandro Del Piero, prima
Alessandro Del Piero è nato a Conegliano, in provincia di Treviso, nel 1974. È sempre stato descritto dai giornalisti sportivi come una persona incredibilmente riservata e tranquilla (è sposato dal 2005 con la stessa ragazza di quando aveva 24 anni). Fece le giovanili nel Padova, fu acquistato dalla Juventus nel 1993. Nella sua carriera con la Juve ha vinto tutto il vincibile, tra cui sei scudetti, una Champions League e una Coppa Intercontinentale. Esplose nella Juventus di Lippi, con cui segnò 32 gol nella stagione 1997-1998: era quella tra gli altri di Zinedine Zidane, Didier Deschamps, Antonio Conte e Ciro Ferrara, che vinse tre scudetti in quattro anni.

Subì un gravissimo infortunio a un ginocchio nel 1998 e restò fuori per nove mesi. In molti lo diedero per finito e lui ci mise un po’ a tornare a buoni livelli. In cinque stagioni, dal 2001 al 2006, Zidane fu ceduto al Real Madrid, mentre Ferrara, Deschamps e Conte si ritirarono: Del Piero invece divenne capitano della Juventus, ruolo per il quale aveva tutte le qualità: la fama di una persona intelligente, carismatica e tranquilla, e il desiderio di diventare un simbolo, una bandiera. In quegli anni segnò complessivamente 95 gol. Dopo due esperienze deludenti in Nazionale ai Mondiali del 1998 e agli Europei del 2000, ai Mondiali del 2006 Del Piero segnò il quarto rigore nella finale contro la Francia (quello prima di Grosso) ma soprattutto il gol del 2-0 contro la Germania, in semifinale, al 121esimo minuto.


Contropiede con la Germania sbilanciata in attacco: passaggio bellissimo di Totti verso Gilardino, solo contro il difensore Metzelder; Del Piero arriva da dietro a tutta velocità, e probabilmente chiama palla a Gilardino, che gliela lascia senza vederlo. Del Piero tira un pallone a giro sul secondo palo, anticipando il portiere in uscita.

Nel corso della sua carriera Del Piero ha giocato in quasi tutti i ruoli dell’attacco, soprattutto da seconda punta e attaccante esterno. Ha grandissima tecnica, vede bene il gioco e – almeno nella prima parte della sua carriera – una grande capacità di accelerare il ritmo della partita, di dare velocità alle azioni. Almeno fino al 2004 è stato una delle punte più forti in circolazione: calciava da qualsiasi posizione, saltava l’uomo con facilità. Da sempre ha anche un modo tutto suo di battere le punizioni, nelle quali si è specializzato: le calcia quasi sempre con un tiro potente di interno, a effetto, verso la parte alta della porta. Spesso prova questi tiri anche durante le azioni di gioco: col tempo sono diventati “i gol alla Del Piero”.

Nella stagione successiva al Mondiale del 2006, Del Piero restò alla Juventus nonostante la squadra fosse stata retrocessa in Serie B per le conseguenze del cosiddetto scandalo “Calciopoli”. Segnò 20 gol in 35 partite. L’anno successivo diventò capocannoniere della Serie A a 34 anni, segnando 21 gol.

Del Piero non segnò mai più così tanto durante un campionato di Serie A: tra il 2009 e il 2011 iniziò ad avere qualche acciacco fisico e a giocare e segnare meno. All’inizio della stagione 2011/2012 la Juventus assunse come allenatore Antonio Conte, ex allenatore di Siena e Atalanta, ex giocatore della Juventus negli anni di Lippi e del miglior Del Piero, ex capitano della Juventus prima di Del Piero. Il presidente della squadra, Andrea Agnelli, annunciò che sarebbe stato l’ultimo anno di Del Piero alla Juventus. Del Piero non la prese bene e spiegò che cose del genere di solito si fanno «in maniera diversa». Un anno prima Del Piero e la Juventus avevano firmato un nuovo contratto annuale al termine di una trattativa complicata: a un certo punto Del Piero aveva diffuso un video in cui diceva di essere pronto a firmare un nuovo contratto «in bianco». Qualcuno disse che la Juventus lo interpretò come un tentativo di forzare la mano alla società, e per questo il contratto non gli fu rinnovato l’anno successivo.

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