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  • domenica 2 marzo 2014

Continua la crisi in Crimea

Obama ha chiesto a Putin di ritirare i soldati, mentre il governo ucraino ha richiamato in servizio i riservisti dell'esercito

Nella mattinata di domenica 2 marzo la base militare ucraina a Perevalne, in Crimea (20 chilometri a sud est da Simferopoli) è stata circondata da centinaia di uomini armati non identificati. La notizia fa seguito a quella giunta nel tardo pomeriggio di sabato 1 marzo, sulla richiesta di Putin alla Camera alta del parlamento russo riguardo all’uso di truppe in Ucraina.

Secondo AP, gli aggressori sono arrivati in Crimea con un convoglio militare che include almeno 13 mezzi per il trasporto truppe, ognuno contenente almeno 30 soldati, e quattro blindati con montate delle mitragliatrici. I veicoli, che hanno targhe russe, hanno circondato la base e impediscono ai soldati ucraini che si trovano dentro di uscire. Una quindicina di militari ucraini si è schierata all’entrata della base e ha posizionato appena dietro al cancello d’accesso un blindato. La situazione è molto tesa, riportano i giornalisti a Perevalne. Precedentemente, sempre in mattinata, il governo ucraino aveva annunciato di aver richiamato i riservisti dell’esercito.

 

La sera di sabato 1 marzo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha telefonato al presidente russo Vladimir Putin per parlare della crisi in corso in Crimea. Nel pomeriggio, la Camera alta del parlamento russo aveva autorizzato Putin all’uso dell’esercito in Ucraina per “normalizzare” la situazione. Il testo della richiesta del presidente russo, approvato all’unanimità, ha un tono particolarmente duro che lo rende simile ad una dichiarazione di guerra:

Considerata la situazione straordinaria dell’Ucraina, che minaccia le vite dei cittadini della Federazione Russa, nostri compatrioti, del personale del contingente militare delle Forze Armate della Federazione Russa stabilite sul territorio dell’Ucraina (Repubblica Autonoma di Crimea) sulla base dell’accordo internazionale, al paragrafo “d” Parte 1 dell’Articolo 102 della Costituzione della Federazione Russa, faccio richiesta al Consiglio Federale [Camera alta, ndr] dell’Assemblea Federale [parlamento, ndr] per l’uso delle Forze Armate della Federazione Russa nel territorio dell’Ucraina fino alla normalizzazione della situazione politica in questo paese.

Di fatto, però, già dalla notte tra giovedì e venerdì uomini armati non identificati – forse contractor russi – hanno occupato diverse aree della Repubblica autonoma di Crimea, nella parte meridionale dell’Ucraina, che ora non è più sotto il controllo del governo di Kiev (la Russia ha negato di essere coinvolta in queste manovre). Obama, nel corso della telefonata – durata 90 minuti – è stato piuttosto duro e ha attribuito l’occupazione della Crimea alle forze russe. L’ha definita un’azione illegale, che viola diversi regolamenti e accordi internazionali (qui potete leggere il comunicato stampa della Casa Bianca). Obama ha annunciato che non parteciperà al G8 che si terrà a Sochi i prossimi 4 e 5 giugno e ha chiesto alla Russia di ritirare le truppe dalla Crimea aggiungendo che proseguire su questa strada porterà la Russia a un crescente isolamento “politico ed economico”.

Putin ha risposto dichiarando che è pronto ad intervenire in Ucraina se ci saranno altre violenze contro gli abitanti ucraini di lingua russa. La crisi in realtà non ha portato ancora ad alcuno scontro tra forze militari o paramilitari. Il governo ucraino però ha alzato al massimo livello l’allerta del suo esercito e ha fatto sapere che se truppe russe entreranno nel territorio ucraino – intendendo probabilmente la terraferma oltre la Crimea – sarà considerata una dichiarazione di guerra. Oggi pomeriggio dovrebbe riunirsi a Bruxelles il consiglio della NATO, mentre per lunedì è prevista una riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea.

Sabato pomeriggio (alle 22 circa in Italia) il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito a New York e ha trasmesso in diretta la riunione. Gli ambasciatori di Ucraina, Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno criticato l’occupazione della Crimea e l’ambasciatrice americana Samantha Power ha chiesto l’invio in Ucraina di osservatori internazionali. Nella riunione, però, non sono state prese decisioni ufficiali.

La Crimea e l’est del paese
Al centro di questa crisi c’è la Crimea, una penisola nel Mar Nero con circa 2 milioni di abitanti. È considerata una delle regioni più filo-russe del paese e nel 2009 la sua popolazione ha votato in maniera massiccia per Viktor Yanukovich, il presidente deposto dalla rivolta degli ultimi mesi (qui sotto potete vedere un’infografica molto chiara del Wall Street Journal).
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Una grossa fetta della popolazione della Crimea è di lingua russa, addirittura la maggioranza secondo l’ultimo censimento fatto nel 2001 (anche se è probabile che da allora questa percentuale sia scesa). Gli altri abitanti della regione sono di lingua ucraina oppure sono musulmani tatari (circa il 15 per cento). Soprattutto questi ultimi, deportati in massa da Stalin e tornati nella zona solo negli ultimi vent’anni, sono considerati particolarmente ostili all’idea di un’annessione della Crimea alla Russia. La Crimea è una repubblica autonoma all’interno dell’Ucraina e il suo governo gode di una certa autonomia nei confronti del governo centrale di Kiev.

A Sebastopoli, una delle città più grandi della regione, è anche presente una importante base navale della marina russa. Gli accordi con cui l’Ucraina ha concesso questa base alla Russia consentono alla marina di stazionare fino a 30 mila uomini – anche se si ritiene che siano molti meno e che il personale combattente non sia superiore ai 2 mila soldati (gli altri sarebbero marinai, meccanici, addetti alla logistica). In Crimea sono presenti pochissimi militari dell’esercito ucraino e le principali basi militari del governo di Kiev si trovano sulla terraferma, a diverse centinaia di chilometri di distanza.

Da sabato, però, la crisi si è estesa anche al di là della Crimea. Il documento approvato dalla Camera alta russa, hanno notato molti giornalisti, lascia Putin libero di inviare l’esercito in qualsiasi parte dell’Ucraina. Putin ha dichiarato che il suo obbiettivo è proteggere gli abitanti dell’Ucraina di lingua russa e questi ultimi sono numerosi in molta parte dell’Ucraina orientale. Sabato, nelle città di Kharkov e Donetsk, ci sono state numerose manifestazione filo-russe, più o meno spontanee secondo i giornalisti sul posto. Secondo alcuni, se queste manifestazioni sfociassero in violenza, allora Putin potrebbe decidere di intervenire anche sulla terraferma e non solo in Crimea.

Cosa è successo fino adesso
Il centro della crisi al momento rimane comunque la Crimea. Gli eventi sono cominciati a peggiorare in questa regione a partire da giovedì 27 febbraio, quando un gruppo di uomini armati ha occupato la sede del parlamento locale e del governo a Simferopoli e ha innalzato la bandiera russa sopra l’edificio. Poche ore dopo il governo è stato sfiduciato e sostituito. Il nuovo primo ministro Sergiy Aksyonov, quello che la mattina di sabato ha chiesto a Putin di intervenire, è considerato un filo-russo ostile al nuovo governo di Kiev.

Il passo successivo della crisi è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, quando gruppi di uomini armati hanno occupato gli aeroporti di Simferopoli e Sebastopoli. A quanto pare, questi miliziani o soldati presidiano ancora gli aeroporti e dalla mattina di sabato sorvegliano gli edifici governativi e, secondo alcune notizie non confermate, anche le sedi delle televisioni locali.

Ci sono ancora molte incertezze su chi siano esattamente questi uomini. Indossano tutti uniformi di tipo militare e hanno armi pesanti, comprese mitragliatrici e missili anticarro. Anche se sembrano uomini con addestramento militare, piuttosto che miliziani improvvisati, non hanno alcun tipo di insegne e le loro uniformi sono piuttosto diverse le une dalle altre. Il giornalista Josh Rogin ha scritto sul Daily Beast che probabilmente si tratta di contractor russi, cioè mercenari.

Nel corso della giornata di venerdì sono arrivate diverse notizie della presenza di soldati russi veri e propri nella regione, ma ci sono state poche conferme. Diversi giornalisti hanno fotografato una colonna di blindati e camion russi (identificati grazie alle bandiere dipinte sugli scafi) sulla strada tra Sebastopoli – dove ha sede la base della marina russa – e Simferopoli. Non è chiaro dove si trovi questa colonna, che è stata fotografata ferma sul ciglio della strada apparentemente a causa del guasto di alcuni mezzi. Nelle ultime foto disponibili, scattate durante la notte tra venerdì e sabato, i blindati sono arrivati a pochi chilometri da Simferopoli (che si trova a un’ora circa di strada da Sebastopoli).

Nella mattina di venerdì alcuni videoamatori hanno ripreso uno stormo di undici elicotteri da combattimento diretti verso l’aeroporto di Sebastopoli. Non è chiaro a chi appartenessero, anche se poche ore dopo la pubblicazione del video la guardia di frontiera ucraina ha dichiarato che lo spazio aereo ucraino era stato violato da una decina di velivoli. Sempre la guardia di frontiera ha detto che la dogana di Balaklava, una città costiera vicino a Sebastapoli, era stata circondata da una trentina di militari della marina russa. Tra le altre numerose notizie non confermate c’è anche quella dell’arrivo all’aeroporto di Sebastopoli di numerosi aerei da trasporto militari russi.

Sabato sono aumentate notevolmente le notizie di soldati russi nella penisola. Di prove però ce ne sono ancora poche e anche per questo la Russia continua a sostenere che non ci sono militari russi in Crimea fuori dalle loro basi. È un fatto però che ormai in tutta la regione sono presenti moltissimi uomini in uniforme militare e senza insegne.

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