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  • mercoledì 19 Febbraio 2014

Serge Dassault è nei guai?

Uno degli uomini più ricchi e potenti di Francia è stato fermato e interrogato dalla polizia per uno scandalo di voti comprati e tentati omicidi

Il senatore dell’UMP e imprenditore francese Serge Dassault, 88 anni, è stato sottoposto a un fermo giudiziario di 48 ore a Nanterre, a ovest di Parigi, a partire dalle nove di mercoledì 19 febbraio. È lo sviluppo più recente di un’inchiesta che lo riguarda e in cui le ipotesi di reato sono “abuso dei beni pubblici”, “corruzione” e “acquisto di voti”.

Serge Dassault è il quarto uomo più ricco della Francia: è l’amministratore delegato del Groupe Dassault, che possiede uno dei maggiori produttori di aerei militari al mondo (Dassault Aviation, fondata dal padre Marcel), il più importante quotidiano francese di orientamento conservatore, Le Figaro, e molte altre aziende nei settori dell’automobilismo e dei media. La sua famiglia ha una ricchezza stimata da Forbes in 13 miliardi di dollari (9,4 miliardi di euro). Il suo feudo elettorale era la città di Corbeil-Essonnes, circa 40.000 abitanti nell’area metropolitana di Parigi, che era sempre stata governata dal Partito Comunista Francese fino a quando Dassault non la guadagnò alla destra nel 1995.

Dassault è in custodia degli agenti dell’Ufficio centrale per la lotta contro la corruzione e le infrazioni finanziarie e fiscali, per un’inchiesta che riguarda proprio i quattordici anni in cui Dassault è stato sindaco, terminati a giugno del 2009. Dopo due rifiuti del Senato di togliere a Dassault l’immunità parlamentare, lui stesso ha chiesto di potervi rinunciare ai primi di febbraio, in modo da poter dimostrare che non ha «nulla da rimproverarsi». Durante il fermo, che potrà durare al massimo 48 ore in ragione dell’età avanzata del senatore, i magistrati lo potranno interrogare e mettere a confronto con altri indagati, per poi decidere se portare l’inchiesta a processo.

Al centro dell’inchiesta che riguarda Dassault c’è un presunto sistema di acquisto dei voti negli ultimi anni del suo periodo da sindaco di Corbeil-Essonnes, tra il 2008 e il 2010. Le elezioni del 2008, scrive Le Monde, furono annullate dal Consiglio di Stato francese perché furono riscontrate delle donazioni di denaro ad alcuni elettori, anche se non venne chiarita la loro entità. Coinvolti nell’inchiesta, continua il quotidiano francese, sono anche alcuni trasferimenti di denaro per diversi milioni di euro tra la Francia e il Libano.

Anche l’attuale sindaco di Corbeil-Essonnes, considerato uno dei collaboratori più stretti di Dassault, Jean-Pierre Bechter, è indagato, insieme ad altre due persone. L’inchiesta è cominciata lentamente e, come ha ricostruito qualche tempo fa il Guardian, ha diversi aspetti degni di un film d’azione. Gli sviluppi recenti del caso sono cominciati a febbraio del 2013, quando nella cittadina di Corbeil-Essonnes qualcuno sparò in pieno giorno a un pugile amatoriale 32enne, che rimase gravemente ferito.

Un altro uomo, qualche settimana prima, aveva detto che qualcuno gli aveva sparato e aveva descritto al quotidiano Le Parisien che nella cittadina esisteva “un sistema mafioso”. I protagonisti dei due episodi dissero entrambi di essere stati bersagliati perché si erano opposti a un sistema di compravendita dei voti. Nel frattempo, un’altra inchiesta si stava occupando di presunti pagamenti da parte di Dassault per assicurarsi il voto di alcuni locali.

Un altro colpo di scena avvenne a metà settembre 2013, quando il sito di inchiesta francese Mediapart pubblicò parte di alcune registrazioni, risalenti alla fine del 2010, in cui Dassault in persona sembrava ammettere di aver pagato gli elettori per assicurare la sua rielezione, due anni prima. Mediapart disse che gli autori delle registrazioni nell’ufficio di Dassault erano stati poi aggrediti da uomini armati. Dassault ha sempre respinto tutte le accuse e oggi il figlio Olivier, deputato dell’UMP, ha scritto una lettera aperta sul quotidiano Le Monde indirizzata «a mio padre, un uomo onesto».

Foto: Serge Dassault il 17 febbraio 2014 a un convegno a Parigi.
PHILIPPE WOJAZER/AFP/Getty Images