La lettera di Laura Boldrini sulla “ghigliottina”

La presidente della Camera torna a spigare le sue motivazioni e a dire che "si è trattato di una misura del tutto eccezionale"

Su Repubblica di oggi c’è una lettera di Laura Boldrini sulla cosiddetta “ghigliottina”, adottata mercoledì scorso per interrompere l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle alla Camera e convertire in legge il decreto sull’IMU e sulla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia poche ore prima della scadenza obbligatoria. Nella sua lettera il presidente della Camera fa riferimento a un precedente articolo dell’editorialista Barbara Spinelli in cui si commentava, tra le altre cose, la “rivolta dei 5 Stelle” e si definiva la scelta della “ghigliottina” come un gesto che ha “decapitato il dibattito” e come un “ennesimo segno del sisma: i parlamenti sono d’ingombro, e negati”. Boldrini torna a spiegare le motivazioni che l’hanno portata a quella decisione, a ribadire che il lavoro del Parlamento non può consistere “quasi totalmente” nell’esame dei decreti legge e, infine, che si è trattato di una misura “del tutto eccezionale”.

Caro direttore, ho letto con attenzione l’articolo di ieri di Barbara Spinelli. Il ruolo istituzionale non mi consente di esprimere la mia opinione sulle considerazioni di carattere politico e di motivare così i punti di consenso e di dissenso.

Debbo però precisare qualcosa in merito alla scelta di far uso della “ghigliottina” sul decreto legge Imu-Bankitalia. Barbara Spinelli sostiene che avrei “decapitato il dibattito”. Non è così: ho deciso di ricorrere a questo strumento estremo — che peraltro al Senato viene usato senza scandalo — solo dopo aver garantito che tutte le fasi di esame fossero completate. Il testo era stato già votato dal Senato e su di esso il Governo aveva ricevuto la fiducia della Camera (a Montecitorio, infatti, a differenza di quanto avviene al Senato, i decreti-legge sui quali il governo mette la fiducia vengono di fatto votati due volte). Prima della messa in votazione, si erano già svolti la discussione generale, il dibattito sulla fiducia, l’illustrazione e poi il voto su 123 ordini del giorno.

Successivamente sono intervenuti per dichiarazione di voto finale deputati di tutti i gruppi. Senza contare la discussione in Commissione, l’Aula ha dedicato a questo decreto circa 27 ore. Non mi sembra proprio che si possa parlare di un “dibattito decapitato”! A 4 ore dalla scadenza, restavano iscritti a parlare 164 deputati con l’obiettivo esplicito di impedire che l’aula votasse entro i 60 giorni previsti dalla Costituzione. Mi sono assunta responsabilità anche per conto di altri, che hanno preferito attestarsi su posizioni rigide e non si sono resi disponibili a quella mediazione che avrebbe evitato alla Presidenza della Camera di ricorrere ad una misura indubbiamente forte. L’ho fatto non certo per rendere “omaggio alle trojke”, ma perché erano in gioco gli interessi di milioni di famiglie, che proprio grazie a quel decreto erano state esentate dal pagamento dell’Imu.

(Continua a leggere l’articolo di Repubblica)