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  • mercoledì 22 Gennaio 2014

La storia di Essay Anne Vanderbilt

Un articolo su una nuova mazza da golf è diventato una storia umana pazzesca e un caso giornalistico e "morale" di cui negli Stati Uniti si discute da giorni

di Luca Misculin – @LMisculin

Da qualche giorno negli Stati Uniti si parla molto di un caso nato da un lungo articolo del magazine online Grantland, intitolato Dr. V’s Magical Putter e pubblicato mercoledì 15 gennaio. L’articolo comincia spiegando la storia di una mazza da golf ma diventa poi un racconto umano pazzesco, che ha costretto il giornalista e la rivista a prendere decisioni delicate e complicate. L’articolo ha ricevuto prima molti complimenti e poi critiche durissime sia da parte dei lettori che da molti altri giornalisti. Alla sua pubblicazione sono seguite due lettere di scuse: una da parte del capo di espn.com, la testata che ospita Grantland, e una dal direttore stesso di Grantland, Bill Simmons.

La prima parte dell’articolo, scritto dal collaboratore e golfista amatoriale Caleb Hannan, parla del grande successo di un particolare putter, la mazza da golf che si utilizza nei tiri finali per imbucare la pallina, e della persona che lo ha inventato, Essay Anne Vanderbilt (chiamata dagli appassionati “dottoressa V.”). Il putter, che Hannan ha definito nell’articolo «diverso da tutti quelli sul mercato e costruito su un principio opposto a quello normale», si chiama “Oracle GX1” ed è tuttora commercializzato dalla Yar Golf, una società fondata da Vanderbilt: ottenne grande popolarità nel maggio del 2012 quando fu definito «uno dei migliori putter del mondo» da Gary McCord, ex golfista e opinionista sportivo molto rispettato nell’ambiente.

Di Vanderbilt «era quasi impossibile trovare una foto, su Internet, eccetto una mossa», e si sapeva pochissimo: praticamente solo che era una fisica aeronautica laureata al MIT e che non aveva mai avuto nulla a che fare con il mondo del golf professionistico.

Una mazza diversa da tutte le altre
Hannan racconta di avere scoperto dell’esistenza di Oracle GX1 e di Vanderbilt a causa di un video trovato su internet, durante una notte insonne, nella primavera del 2013. Fu incuriosito dalla particolarità del putter, che di solito hanno una forma del genere, tozza e allungata. «Oracle invece aveva una parte anteriore molto ridotta, e un taglio circolare nella parte posteriore: sembrava una sorta di porta-tazza di metallo».

oracle

Anche il principio stesso che stava dietro alla sua forma era opposto a quello che seguivano gli altri fabbricanti di putter. Hannan racconta di aver ricevuto una spiegazione in merito da Gary McCord:

La sigla MOI sta per “momento di inerzia” (in inglese moment of inertia), un concetto scientifico piuttosto semplice da capire. McCord spiegò che il MOI è la capacità di resistenza di un corpo rispetto alla velocità di rotazione. «Più alto è il MOI, più un corpo è resistente», raccontò. I fabbricanti di mazze da golf negli anni si sono impegnati a produrre mazze da golf con livelli sempre più alti di MOI, pubblicizzando la cosa come una qualità: serviva a rendere la mazza più “comprensiva”, cosicché anche se un giocatore non avesse colpito la palla nel punto giusto, il tiro non ne avrebbe risentito più di tanto. Ma McCord aggiunse che secondo la dottoressa V. l’intero concetto era folle: «mi disse che quello che avevamo fatto coi putter non era per nulla scientifico, che stavamo sbagliando strada. Mazze con MOI prossimo allo zero: ecco quale sarebbe stata la via giusta». E questo è esattamente ciò che la dottoressa V. disse di avere ottenuto producendo Oracle.

McCord rimase molto impressionato dalla dottoressa V., come confermò ad Hannan. Per prima cosa era una donna, in un ambiente prevalentemente maschile come quello del golf, e anche molto appariscente: era alta più di un metro e ottanta, portava dei capelli rossi cotonati. La dottoressa V., quando lo conobbe, gli raccontò di aver lavorato per gran parte della sua carriera come collaboratrice del Dipartimento della Difesa, su progetti secretati come quelli sui velivoli stealth (cioè potenzialmente invisibili ai radar). Aggiunse che per questo motivo il suo nome non sarebbe mai comparso su alcun documento ufficiale del governo americano. Anche il suo stesso cognome, Vanderbilt, era piuttosto familiare e riconoscibile: Cornelius Vanderbilt fu un ricco imprenditore ferroviario e filantropo americano vissuto nel 19esimo secolo.

McCord ebbe un modo tutto suo di verificare queste informazioni. Mi disse che conosceva alcuni generali dell’esercito in pensione, e che loro definirono Vanderbilt «una di noi». McCord conosceva anche Dan Quayle [vicepresidente degli Stati Uniti con George H. W. Bush fra il 1989 e il 1993]. Una volta, durante una telefonata, gli passò la dottoressa V.: li vide chiacchierare riguardo vecchi progetti del Pentagono.

McCord apprezzò a tal punto il putter Oracle che lo pubblicizzò in diretta televisiva il 4 maggio 2012, durante il Wells Fargo Championship, un tappa del PGA Tour, il più importante torneo mondiale di golf. Quel giorno il putter era utilizzato da Aaron Baddeley, considerato uno specialista degli ultimi colpi. McCord citò la dottoressa V., raccontò che era una fisica che si occupava di aeronautica, e insomma la storia che aveva ascoltato da lei stessa. Hannan racconta che alcuni suoi colleghi si lamentarono poiché avevano l’impressione che stesse facendo uno spot pubblicitario. Baddeley andò male e finì il torneo al 65 posto, ma secondo la dottoressa V. nell’ora successiva alla telecronaca il sito dell’azienda andò offline a causa delle troppe visite. La voce si sparse e Oracle cominciò a essere utilizzato da vari golfisti del circuito professionistico.

Casi simili non sono rari nel business delle mazze da golf, spiega Hannan: nel 1994 Nick Price vinse il torneo PGA utilizzando un putter di una piccola azienda, la Grace. Nei due mesi successivi alla vittoria di Price, la Grace ottenne ordini per la stessa mazza da golf per circa 6 milioni di dollari.

Aiutato da McCord, Hannan si mise in contatto con Vanderbilt: le spedì una mail ad aprile del 2013 per concordare una intervista telefonica. Vanderbilt gli rispose per mail e acconsentì, a patto che che l’intervista riguardasse Oracle che e non si facessero riferimenti alla sua vita personale. Hannan rimase piuttosto stupito per l’utilizzo di alcune parole piuttosto ricercate e fuori contesto da parte di Vanderbilt – per esempio “communique” e “nuncupative”, traducibili rispettivamente come “comunicato stampa” e “espresse volontariamente” (McCord glielo aveva anticipato, spiegando che secondo lui questa era la parlata tipica degli scienziati).

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