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  • giovedì 16 Gennaio 2014

La legge per vietare i simboli nazisti in Israele

La Knesset l'ha approvata in via preliminare e la strada perché diventi legge è ancora piuttosto lunga: ma è già molto discussa e ostacolata

Mercoledì 15 gennaio la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato in via preliminare un disegno di legge che vieta l’uso della parola “nazista” o dei simboli associati con l’Olocausto o il regime nazista (come la svastica o la stella gialla). Solo 17 deputati hanno votato contro la proposta, in 12 si sono astenuti e in 44 hanno votato a favore. Il disegno di legge è stato presentato da Shimon Ohayon, deputato del partito laico di destra Ysrael Beitenu (alleato del Likud) e ha già ottenuto l’approvazione di una commissione parlamentare. L’approvazione preliminare non significa che la proposta diventerà necessariamente legge: dovrà infatti superare l’analisi di altre commissioni e essere nuovamente approvata dal Parlamento in seconda e terza lettura.

Il progetto di legge prevede alcune eccezioni al divieto: che la parola “nazista” o i simboli a essa associati vengano usati per scopi educativi, di documentazione, di ricerca storica o scientifica o per «riferirsi agli attuali nazisti». Verranno considerati trasgressori coloro che «insultano qualcuno augurandosi o esprimendo la speranza che gli obiettivi dei nazisti vengano completati» oppure coloro che si lamentano che «questi non siano stati raggiunti». L’obiettivo principale è stato spiegato da Ohayon stesso: «È impensabile che la Germania e altri paesi abbiano delle leggi che mettono al bando l’immaginario nazista e che invece proprio Israele non ce l’abbia. Se soprassediamo su questi eventi in Israele, come possiamo dire agli altri di fermarli all’estero?». La norma prevede condanne fino a sei mesi di prigione e una multa fino a 100 mila shekel (circa 20 mila euro) per i trasgressori.

Il disegno di legge è stato molto contestato. Prima della sua approvazione preliminare, il procuratore generale Yehuda Weinstein aveva presentato un parere giuridico in cui sollevava numerosi dubbi e riassumeva i principali argomenti degli oppositori alla proposta: «Non tutti i comportamenti che offendono la pubblica opinione meritano di diventare un crimine». E ancora: «In un paese democratico, è corretto eliminare un intero mondo di immagini dal discorso pubblico per proteggere i sentimenti delle persone?». Per Weinstein, i luoghi adatti per far fronte al cattivo uso dei simboli nazisti sono la scuola e l’informazione, non il Parlamento: «Data la centralità e l’importanza del diritto costituzionale alla libertà di espressione, qualsiasi sua restrizione dovrà essere esaminata meticolosamente e con straordinaria cautela». Inoltre, ha osservato che le definizioni di «insulti nazisti» e quelle di «simboli nazisti» previsti dalla proposta di legge sono molto ampi, vaghi e soggetti a differenti interpretazioni. E questa ambiguità potrebbe avere un effetto negativo.