Cosa ha deciso la Consulta sul Porcellum

Una sintesi delle motivazioni della Corte Costituzionale: non bisogna esagerare con i premi di maggioranza, senza riforma si voterà con le preferenze, il Parlamento è legittimo

La Corte Costituzionale ha depositato lunedì le motivazioni della sentenza con cui il 4 dicembre aveva bocciato il cosiddetto “Porcellum”, la legge elettorale italiana in vigore dal 2005. Oltre a spiegare meglio i due aspetti della legge più contestati dalla sentenza, e cioè il premio di maggioranza troppo elevato e la mancanza delle preferenze, la Corte aggiunge che l’attuale Parlamento è comunque legittimato a causa del principio giuridico della «continuità dello Stato». La Corte, inoltre, spiega che non essendoci «un modello di sistema elettorale imposto dalla Carta costituzionale», spetterà all’attuale Parlamento sceglierne uno in particolare: è sufficiente che rispetti le indicazioni contenute nella sentenza. La Corte ha anche chiarito che nel caso in cui il governo cadesse prima di avere approvato la legge elettorale si voterebbe con un sistema proporzionale (come il “Porcellum”), ma con la possibilità di esprimere la preferenza.

La Corte costituzionale ha depositato le motivazioni della sentenza con cui già lo scorso 4 dicembre aveva azzerato il Porcellum, la legge elettorale che prevedeva un premio di maggioranza smisurato, senza la necessità di raggiungere una soglia minima per ottenerlo, e liste bloccate molto lunghe. La Consulta, dopo 4 ore di camera di consiglio preceduta da lunghi contatti informali, ha dunque «motivato« la sua decisione ribadendo, comunque, che gli effetti della sentenza valgono solo per il futuro: «Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti…Del pari, non sono riguardati gli attiche le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali». Dunque, argomenta la Corte, prevale «il principio fondamentale della continuità dello Stato che non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento».

Ampia discrezionalità al legislatore
La Corte, con la sua decisone ora motivata, restituisce la palla alla politica: «Non c’è un modello di sistema elettorale imposto dalla Carta costituzionale, in quanto quest’ultima lascia alla discrezionalità del legislatore la scelta del sistema che ritenga più idoneo ed efficace in considerazione del contesto storico». Tuttavia il plenum dei giudici delle leggi presieduto da Gaetano Silvestri, rammenta quali sono i limiti delle leggi: «Il sistema elettorale, tuttavia, pur costituendo espressione dell’ampia discrezionalità legislativa, non è esente da controllo, essendo sempre censurabile, in sede di giudizio di costituzionalità quando risulti manifestamente irragionevole».

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foto: LaPresse