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  • lunedì 6 gennaio 2014

L’aggressione a Nancy Kerrigan, 20 anni fa

Fu una storia incredibile di sport e gelosie, che rese famose in tutto il mondo due pattinatrici americane

Il 6 gennaio del 1994, Nancy Kerrigan, che all’epoca aveva 24 anni ed era la campionessa americana di pattinaggio artistico, venne aggredita durante una sessione di allenamento: un uomo, che la aspettava all’uscita dell’anello, la colpì a un ginocchio con un manganello della polizia (qui l’articolo di quel giorno sul New York Times).

La notizia e il filmato dell’aggressione fecero il giro del mondo: Kerrigan era la migliore pattinatrice della migliore squadra che gli Stati Uniti avessero mai avuto ed entro pochi giorni avrebbe dovuto partecipare ai campionati americani e alle olimpiadi invernali di Lillehammer in Norvegia. Le ferite le impedirono di partecipare ai campionati e in pratica di avere la possibilità di qualificarsi alle olimpiadi. Tre mesi dopo, la sua compagna di squadra Tonya Harding si dichiarò colpevole di aver organizzato l’aggressione (qui lo speciale del Washington Post sulla rivalità tra le due atlete).

La più grande squadra di pattinaggio americano
Kerrigan era diventata famosa in tutto il mondo nel 1991, quando la squadra di pattinaggio americana (composta, oltre che da Kerrigan, da Kristi Yamaguchi e Tonya Harding) conquistò per la prima volta nella storia l’intero podio del campionato mondiale di pattinaggio artistico. Kerrigan vinse la medaglia di bronzo, Yamaguchi l’oro e Harding l’argento. L’anno successivo, Kerrigan ottenne la medaglia di bronzo alle olimpiadi invernali e l’argento ai campionati mondiali. Nella stagione 1992-93, quando Yamaguchi si ritirò dalle competizioni, Kerrigan divenne la campionessa americana di pattinaggio sul ghiaccio.

Mentre Kerrigan diventava una delle pattinatrici più famose del mondo, la carriera della sua compagna di squadra Tonya Harding – un anno più giovane di lei – era in declino. Nel 1991 aveva vinto la medaglia d’oro ai campionati americani di pattinaggio, ma da quell’anno le sue prestazioni cominciarono a peggiorare. Nel 1992 arrivò terza ai campionati nazionali, quarta alle olimpiadi invernali e sesta ai campionati mondiali. Nel 1993 non riuscì a qualificarsi per i campionati mondiali.

Nello stesso periodo cominciò ad avere una serie di problemi e incidenti che sostenne essere la causa delle sue cattive prestazioni. Ad esempio, diceva di essere penalizzata dall’asma, anche se era stata vista più volte fumare. Spesso interrompeva le gare sostendendo di aver problemi ai pattini, come lacci allentati o lame montate male. Una volta denunciò di aver ricevuto una minaccia di morte per lettera e un’altra ancora sostenne che una ciste ovarica aveva rischiato di ucciderla durante una competizione. I commentatori dell’epoca dicevano che una gara di pattinaggio non era completa senza una crisi di Harding.

L’aggressione
Il 6 gennaio 1994, il giorno prima dell’inizio dei campionati nazionali, Kerrigan venne aggredita alla fine di una sessione di allenamento. Un uomo la stava aspettando ad un’uscita dell’anello e non appena la vide passare vicino a lui la colpì al ginocchio con un manganello sfollagente. L’obiettivo dell’aggressore, si scoprì dopo, era spezzarle la giuntura, in modo da impedirle di partecipare al campionato e alle olimpiadi (e obbligandola forse a smettere di pattinare per sempre). L’uomo non riuscì a romperle il ginocchio, ma le causò comunque una dolorosa contusione. Le telecamere dei giornalisti presenti riuscirono a registrare una parte dell’aggressione e le immagini di Kerrigan a terra per il dolore che grida “perchè?” fecero il giro del mondo.

La notizia ebbe immediatamente una grande risonanza negli Stati Uniti e all’estero. Centinaia di giornalisti parteciparono alla prima conferenza stampa che Kerrigan tenne dopo l’aggressione e continuarono a seguirla nella sua riabilitazione e nei suoi allenamenti. Kerrigan dovette rinunciare a partecipare ai campionati nazionali, che furono vinti da Harding, ma nonostante fosse necessario per qualificarsi alle olimpiadi, la federazione decise di fare uno strappo alla regola e Kerrigan potè andare a Lillehammer.

Quasi subito i sospetti si indirizzarono verso Harding. L’aggressore, Shane Stant, venne arrestato poche settimane dopo l’incidente. Stant accusò l’ex marito di Harding, Jeff Gillooly, e la sua guardia del corpo (un uomo eccentrico che sosteneva di aver lavorato nello spionaggio industriale e di essersi addestrato alle tecniche anti-terrorismo in Israele) di averlo pagato per aggredire Kerrigan. A sua volta Gillooly testimoniò contro Harding, sostenendo che era a conoscenza dell’aggressione e che l’aveva autorizzata.

I giornali e le televisioni americane si occuparono del caso a lungo e con un gran dispiegamento di mezzi. Era una storia che sembrava uscita da una sceneggiatura: mentre emergevano i dettagli sull’aggressione, Kerrigan si stava allenando duramente per riablitarsi e riuscire a partecipare alle olimpiadi nonostante la ferita. Fuori dalla sua casa e fuori da quella di Harding erano sempre presenti decine di giornalisti. L’interesse per il caso divenne ancora più frenetico quando la federazione di pattinaggio decise che Harding avrebbe partecipato alle olimpiadi insieme a Kerrigan, nonostante le indagini ancora aperte sul suo coinvolgimento nell’aggressione.

Le olimpiadi di Lillehammer
A Lillehammer gli eventi di pattinaggio, compresi gli allenamenti della squadra americana, furono seguiti da centinaia di giornalisti che non vedevano l’ora di raccontare l’episodio successivo della saga della rivalità tra Kerrigan ed Harding. Kerrigan eseguì quelle che vennero considerate le sue due migliori performance della carriera e vinse la medaglia d’argento (vinse l’ucraina Oksana Baiul, dopo un giudizio molto contestato dagli americani). Harding invece andò malissimo ed arrivò soltanto ottava. A un certo punto, come faceva spesso, interruppe una delle sue esibizioni perché sosteneva che le si fosse slacciato uno scarponcino e in lacrime andò dai giudici poggiando il pattino sul banco per mostrar loro il problema.
Nel frattempo, alcuni commenti sprezzanti di Kerrigan verso la vincitrice e sulle sue eccessive esibizioni (registrati casualmente) le fecero perdere parte del consenso dei media nei suoi confronti.

Il 16 marzo 1994, due settimane dopo la fine delle olimpiadi invernali, Harding si dichiarò colpevole di aver partecipato all’organizzazione dell’aggressione. Riuscì a evitare il carcere (mentre il suo ex marito e gli altri complici passarono alcuni mesi in prigione) e venne condannata a una multa da 160 mila dollari e a 500 ore di servizi sociali. Il 30 giugno, dopo un’indagine lunghissima, anche la federazione americana di pattinaggio condannò Harding per comportamento anti-sportivo e le ritirò il titolo di campionessa nazionale che aveva vinto nel 1991. Harding da allora ha smesso di pattinare, è apparsa in alcuni show televisivi e ha iniziato una carriera nella boxe femminile. Nel 2008 ha pubblicato un libro autobiografico, intitolato The Tonya Tapes, in cui sostiene che all’epoca voleva denunciare il piano dell’aggressione, ma il marito la costrinse a tacere dopo averla violentata insieme a due uomini che non conosceva.

Dopo aver ottenuto l’argento alle olimpiadi di Lillehammer anche Kerrigan si è ritirata dalle competizioni di pattinaggio, ma ha continuato a partecipare ad eventi di beneficenza e altre esibizioni. Nel 2004 è stata inserita nella United States Figure Skating Hall of Fame.

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