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  • sabato 21 Dicembre 2013

Qualcosa sta bloccando Bertha

È la più grande trivella del mondo e sta scavando una galleria sotto Seattle: è ferma da due settimane per un ostacolo e nessuno ha capito cosa sia

Bertha è una gigantesca trivella per scavare tunnel sotterranei, la più grande al mondo: è lunga circa 100 metri, alta 17 metri e mezzo, e pesa più o meno 7 mila tonnellate. È stata costruita da una ditta giapponese alla fine del 2012, e dall’estate del 2013 è impiegata nella costruzione del tunnel SR 99 (State Route 99), una lunghissima galleria sotterranea a Seattle, nello stato di Washington.

Secondo il progetto, che dovrebbe finire nel 2015, la galleria sarà lunga 2,3 chilometri e sarà costata 3,1 miliardi di dollari: serve a sostituire la vecchia Alaskan Way, un lungo viadotto costruito negli anni Cinquanta che collega il lungomare di Elliott Bay al centro di Seattle, e che ancora oggi è tra le più trafficate strade del paese (vi transitano circa 110 mila veicoli al giorno).

Da un paio di settimane i lavori di costruzione della galleria si sono fermati: lì sotto c’è qualcosa che blocca Bertha, scrive il New York Times, e nessuno ha ancora capito bene di che cosa si tratti. Tra di loro tecnici e ingegneri si riferiscono all’oggetto misterioso chiamandolo “l’oggetto”, ma la notizia ha stimolato una certa fantasia dei cittadini di Seattle: per alcuni di loro il campo delle ipotesi spazia da un vecchio relitto – risalente all’epoca in cui quella parte di Seattle era ricoperta d’acqua – alla navicella aliena. Sul sito del Dipartimento dei trasporti di Washington, i responsabili del progetto hanno scritto:

La gente adora i misteri. Questo spiegherebbe perché tutti i media nazionali hanno parlato di noi in questa settimana, e perché continuiamo a essere inondati da domande (e suggerimenti) su cosa stia bloccando Bertha, la trivella impiegata nella galleria SR 99. Sfortunatamente, la sola risposta che possiamo offrire non è molto soddisfacente: semplicemente, non lo sappiamo ancora.

Quando si ha a che fare con un macchinario all’avanguardia – e in larga parte automatizzato – come Bertha, spiega il New York Times, se a un certo punto si incontra un ostacolo “non puoi tirare la testa fuori dalla finestra e dare un’occhiata”, perché Bertha è proprio come una talpa, brava a scavare ma fondamentalmente cieca (non ci sono né finestre né videocamere, lì davanti). Chris Dixon, il responsabile del progetto, ha detto che in questo momento l’unica cosa da fare è creare spazio sufficiente tra l’ostacolo e la testa della macchina perforatrice per permettere ai tecnici di entrare a verificare la situazione.

Occorrerà prima di tutto drenare quella parte del tunnel in modo da ridurre la pressione atmosferica, e in ogni caso i tecnici potranno introdursi solo per periodi di tempo limitati – un po’ come dei sommozzatori – e dovranno anche trascorrere del tempo in cabina di decompressione. Una volta lì dentro, bisognerà andare di martelli pneumatici – all’antica, scrive il NYT – e se non sarà possibile rimuovere l’ostacolo dall’interno, bisognerà fare un bel buco sulla strada soprastante e arrivarci da sopra, per cercare di capire di che si tratti e poi provare a rimuoverlo o frantumarlo. Ad ogni modo, Dixon ha detto di essere abbastanza sicuro che l’ostacolo sia un masso gigantesco, forse rimasto lì dall’ultima era glaciale, 17 mila anni fa.

Secondo il New York Times, alcuni residenti sono invece convinti che, di qualunque cosa si tratti, l’ostacolo sia “qualcosa” appartenente alla vecchia Seattle, una specie di città sotterranea sepolta dalla nuova città sorta nell’Ottocento e costruita sopra una vasta zona paludosa. Questa teoria sarebbe avvalorata dal fatto che Bertha si trova nella zona più superficiale del suo percorso, circa 14 metri sotto il livello della strada.

Seattle è geologicamente molto diversa da città come New York o Boston, dove i tunnel sotterranei abbondano e il sostrato di tipo roccioso è molto vicino alla superficie: il sottosuolo di Seattle, scrive il New York Times, somiglia di più a un grosso ammasso “budinoso” di sabbia, ghiaia e argilla, schiacciato durante l’ultima glaciazione dalla pressione di un’enorme lastra di ghiaccio spessa un migliaio di metri. Peraltro Seattle, fin dai tempi dell’arrivo dei primi coloni europei-americani, non sembrava il genere di posto dove si potesse far sorgere facilmente una città (era tutta colline ripide e ghiacciate che arrivavano fino al mare), quindi il paesaggio fu pesantemente rimodellato fin dall’inizio, radendo al suolo le colline.

«È assurdo quanto abbiamo alterato il paesaggio di Seattle», ha detto al NYT il geologo David B. Williams, «e questa galleria è giusto la prosecuzione della stessa storia». Williams, che ha anche un blog dove tratta temi di geologia relativi al territorio di Seattle, è quello che pensa che l’ostacolo potrebbe essere un vecchio relitto, il Windward (“controvento”), per l’esattezza, una vecchia nave ritrovata nel 1875 e sepolta vicino al lungomare di Elliott Bay.

Sul suo profilo Twitter – la trivella ne ha uno ufficiale e parla in prima persona – Bertha ha annunciato che i lavori saranno sospesi fino all’inizio del 2014, e che circa 1200 m3 di acqua sono già stati drenati, in attesa di capire qualcosa di più sulla natura e sulla composizione dell’ostacolo.