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  • giovedì 19 Dicembre 2013

L’evasione di Bartolomeo Gagliano

La storia dell'uomo condannato per tre omicidi negli anni Ottanta che non è rientrato nel carcere di Genova dopo un permesso: lo si cerca in tutta Italia

Giovedì 19 dicembre molti giornali italiani riportano in prima pagina l’evasione di un detenuto, Bartolomeo Gagliano, dal carcere di Marassi, a Genova, durante un permesso. Nonostante una notte di ricerche e la grande pubblicità dell’evento sui media nazionali, l’uomo non è ancora stato trovato. Gagliano ha 55 anni ed era in carcere dal 2006 per estorsione. In passato era stato condannato per rapina e omicidio, ma aveva scontato le pene relative a quei reati.

L’evasione
Mercoledì 18 dicembre Gagliano doveva rientrare entro le 9 di mattina nel carcere di Genova a Marassi dopo un permesso, il secondo ottenuto in sei mesi (nel precedente, in agosto, tutto si era svolto regolarmente). Martedì, uscito dal carcere, si era presentato a una visita programmata presso il dipartimento di salute mentale di Genova, prima di andare a Savona a trovare la madre (il motivo per cui aveva ricevuto il permesso).

Verso le sei di mercoledì mattina, però, a Savona, si è avvicinato a un uomo che stava facendo consegne per il panificio in cui lavora e, minacciandolo con una pistola, lo ha costretto a risalire in auto. Inizialmente gli ha detto che aveva bisogno di un passaggio per essere a Genova entro le 9 (le due città distano una cinquantina di chilometri) ma arrivati in via De Marini, nella zona di Cornigliano Ligure (nella parte occidentale di Genova), ha fatto scendere il proprietario della macchina – una Fiat Panda Van di colore verde e targata CV848AW, hanno comunicato i magistrati alla stampa – e ha continuato la fuga.

Il pubblico ministero Alberto Landolfi, che lavora a Genova ma che è stato per molti anni a Savona, ha definito Gagliano «altamente pericoloso». Il Secolo XIX dice che era detenuto in una cella singola al secondo piano della sezione sesta del carcere genovese, «un’area in regime aperto in cui sono reclusi soggetti classificati come “particolari” controllati da agenti esperti. Si allenava fisicamente tutti i giorni con flessioni e addominali. Era il più anziano per età e per periodo di detenzione. Nonostante tratti caratteriali particolari, non ha mai aggredito nessun agente e anzi, risulta che in alcuni casi sia intervenuto a dividere i compagni in caso di lite». La fine della sua pena era prevista per l’aprile del 2015, ma grazie agli sconti per buona condotta sarebbe uscito per la liberazione anticipata «tra poco meno di un anno».

Il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo, che in un’intervista a una tv locale ha invece detto di non ritenere Gagliano una persona “pericolosa”, ha confermato che Gagliano si trovava in carcere dal 2006 per estorsione, e ha anche ammesso che le precedenti condanne – non riportate nel fascicolo su Gagliano lì al carcere di Marassi – non erano note al personale della struttura prima dell’evasione.

Roberto Martinelli, segretario del SAPPE (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), ha detto al Secolo XIX che «nel 2012 sono state complessivamente 13 le evasioni commesse da soggetti ammessi al lavoro all’esterno, 14 quelle poste in essere da istituti di pena, 55 dopo aver fruito di permessi premio e 27 dalla semilibertà, mentre nei primi sei mesi del 2013 si sono contate 6 evasioni da strutture di pena, 20 da permesso premio, una da lavoro all’esterno e 7 dalla semilibertà». La popolazione carceraria italiana, al 31 ottobre 2013, è di oltre 64 mila detenuti.

Chi è Bartolomeo Gagliano
Bartolomeo Gagliano è nato a Nicosia, in provincia di Enna, e da bambino si era trasferito con la famiglia a Savona. Era in carcere dall’agosto 2006 per estorsione. Nel dicembre 2005 era stato condannato per una rapina a un ufficio postale, ma ad agosto dell’anno successivo era stato scarcerato grazie all’indulto: era rimasto in libertà per pochi giorni, prima di essere nuovamente arrestato per un’estorsione nella zona di Savona. Nel 2008, mentre si trovava in carcere, ha ricevuto nuove accuse per una serie di rapine a quattro supermercati liguri tra aprile e maggio del 2005. In tutti i casi Gagliano avrebbe agito da solo.

Le condanne di cui si parla di più da ieri, a proposito di Gagliano, sono però quelle per omicidio, che risalgono agli anni Ottanta. Nel gennaio del 1981, quando aveva poco più di vent’anni, uccise con una pietra Paolina Fedi, una prostituta con cui aveva una relazione, in un’area di servizio dell’autostrada A10 Genova-Savona. Il delitto fu molto seguito dalla stampa locale. Fu condannato a dieci anni, che passò in parte nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Nell’ottobre del 1983 era già evaso una volta e aveva sequestrato diverse persone, prima di consegnarsi alla polizia.

Evase di nuovo dalla struttura di Montelupo Fiorentino, insieme a un complice, nel gennaio del 1989, e il 14 febbraio di quell’anno uccise a colpi di pistola un transessuale di nome Francesco Panizzi. Il giorno del delitto fece soprannominare Gagliano sulla stampa come “il mostro di San Valentino”. Circa una settimana prima aveva ucciso un altro transessuale di origine uruguayana, Nahir Fernandez Rodriguez, e il giorno dopo tentò di uccidere un’altra prostituta, che però riuscì a sopravvivere. Venne arrestato il 20 febbraio 1989 a un posto di blocco. Nel corso degli anni Novanta alternò evasioni, nuovi arresti e altri reati, ma uscì dal sistema degli ospedali psichiatrici giudiziari nei primi anni Duemila per un miglioramento delle sue condizioni di salute mentale.