• Cultura
  • domenica 15 Dicembre 2013

Le foto più belle di Peter O’Toole

È morto il 15 dicembre a Londra: aveva 81 anni, era stato un grande attore e soprattutto Lawrence d'Arabia

Peter O’Toole, grande attore anglo-irlandese  celeberrimo per il suo ruolo nel film “Lawrence d’Arabia”, è morto domenica 15 dicembre all’ospedale Wellington di Londra dopo una lunga malattia. O’Toole aveva 81 anni e aveva annunciato il suo ritiro dalla recitazione lo scorso anno, dicendo che il suo era “un addio senza lacrime e pieno di gratitudine”. Era nato in Irlanda ma era cresciuto in Inghilterra, a Leeds, dove debuttò a teatro prima di dedicarsi al cinema: tra le tante cose, Peter O’Toole detiene lo sfortunato record del maggior numero di nomination all’Oscar come miglior attore protagonista – otto –  senza averlo mai vinto (tra gli altri, per Lawrence d’Arabia, e per Il leone d’inverno): ma gli fu assegnato l’Oscar “onorario” nel 2003.
«L’Irlanda e il mondo hanno perso un gigante del cinema e del teatro», ha commentato il presidente irlandese Michael Higgins, che era suo amico dagli anni Sessanta.

La storia di Peter O’Toole dall’Enciclopedia del Cinema Treccani:

Proveniente da una famiglia irlandese di modeste origini trasferitasi a Leeds quando O’T. aveva solo un anno, crebbe in simbiosi con il padre, un allibratore di corse automobilistiche. Abbandonata la scuola a quattordici anni, lavorò per quattro anni allo “Yorkshire Evening News” avvicinandosi alla professione di giornalista. Arruolatosi nel 1950 nella Marina britannica, decise di dedicarsi al teatro dopo avere assistito a un King Lear interpretato da Michael Redgrave. Trasferitosi a Londra, decise di frequentare tra il 1952 e il 1954 la prestigiosa Royal Academy of Dramatic Art (RADA) insieme ad Alan Bates, Albert Finney e Richard Harris, esordendo in quel periodo sul palcoscenico del Bristol Old Vic. Il suo talento andò affinandosi sulle scene del Royal Court Theatre come su quelle della Royal Shakespeare Company, che lo videro protagonista sul finire degli anni Cinquanta. In quel periodo fu notato da Nicholas Ray che gli affidò un piccolo ruolo in The savage innocents (1959; Ombre bianche). Sempre nel 1959 ottenne maggiore visibilità interpretando il capitano Fitch in The day they robbed the Bank of England (Furto alla Banca d’Inghilterra) di John Guillermin, e l’anno successivo fu Peter Finch a suggerire il suo nome per il film d’avventura prodotto dalla Disney Kidnapped (Il ragazzo rapito) di Robert Stevenson, dall’omonimo romanzo di R.L. Stevenson. Nel 1962 la sua straordinaria e sentita interpretazione di Lawrence of Arabia, per cui fu preferito a Finney e a Marlon Brando, lo fece diventare improvvisamente un divo. La conferma della sua capacità mimetica si ebbe con l’Enrico II di Becket, in cui diede vita a un interessante ‘duello’ con Richard Burton. Fu Clive Donner a coglierne la propensione per la commedia con il suo What’s new, Pussycat? (1965; Ciao Pussycat), genere che lo vide più tardi tra i protagonisti anche del farsesco Casino Royale (1967; James Bond 007 ‒ Casino Royale) di John Huston, Kenneth Hughes, Robert Parrish, Joseph McGrath e Val Guest. Tornò alle atmosfere che lo avevano reso celebre con Lord Jim (1965), da J. Conrad, diretto da Richard Brooks, prima di affiancare Audrey Hepburn nella sophisticated comedy diretta da William Wyler How to steal a million (1966; Come rubare un milione di dollari e vivere felici). (segue)